Munch, aspettando la mostra di Genova

Edvard Munch a cura di Marc Restellini 4 ottobre 2013 – 2 marzo 2014 Genova, Palazzo Ducale

E’ stata presentata ieri, a Milano, la grande mostra autunnale che l’Italia dedica a Edvard Munch nel 150esimo anniversario della nascita. Celebrato in vario modo in tutto il mondo (imperdibile la doppia mostra allestita a Oslo)  la retrospettiva che si terrà a Palazzo Ducale di Genova dal 4 ottobre è curata da Marc Restellini, direttore della Pinacotheque de Paris, che nel 2010 dedicò al maestro una straordinaria esposizione visitata da oltre 600.000 persone. L’evento è promosso dal Comune di Genova e da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, ed è prodotta da Arthemisia Group e 24ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.

 

Edvard Munch Madonna, 1896, litografia, Ars Longa, Collezione Vita Brevis © The Munch Museum / The Munch- Ellingsen Group by SIAE 2013

Edvard Munch Madonna, 1896, litografia, Ars Longa, Collezione Vita Brevis © The Munch Museum / The Munch- Ellingsen Group by SIAE 2013

Realizzare questa mostra proprio nellʼanno delle celebrazioni e con le enormi difficoltà legate ai prestiti di Munch è stato un miracolo.– spiegano gli organizzatori – La scommessa è stata altissima, ma vedremo opere straordinarie, concesse dai più importanti collezionisti di Munch”.

 

E mentre si contano già 40mila prenotazioni, s’annuncia un percorso espositivo denso di spunti: 120 opere in mostra per un racconto che attraversa tutta lʼevoluzione artistica di Munch. Che fu pittore prolifico e dalla carriera sessantennale.  Ad affiancare l’evento, un’altra mostra in anteprima europea: “Warhol after Munch” che presenta una serie di opere realizzate dal genio della pop art e ispirate, appunto, al lavoro del grande norvegese. “Il corto circuito è assicurato: lʼartista dei sentimenti più oscuri interpretato dallʼartista pop per eccellenza”. Eppure tra i due c’è un filo rosso grosso quanto un’autostrada: la riproducibilità dell’opera d’arte. La questione più urgente, fondamentale, dell’arte del Novecento che da Munch fu affrontata costantemente (e ben prima di Warhol che ne fece una bandiera) attraverso un’infinità copie e variazioni. Quattro le versioni che realizzò de L’Urlo, sei quelle del bambino malato, come delle Giovani Donne sul ponte, e una dozzina almeno quelle del vampiro, tanto per citare qualche esempio e non parlare delle grafiche. E a forza di essere ripetuto, il modello, spesso ridotto alla sua forma più semplice, diventa autonomo. Alla fine esiste per se stesso, come una sorta di marchio, come una firma. E’ così per l’Urlo, così per la Marilyn di Warhol, per la lattina di zuppa o le peonie…

Per il racconto della mostra ci affidiamo alle parole di Restellini: Munch dipinge ciò che vede ma oltre le proprie paure ha anche una nuova visione dellʼarte che è pura avanguardia e in questa mostra saranno esposte le sue opere più belle, sentite, amate e sofferte”.

 

LA CONTEMPORANEITA’ DI MUNCH

 

La mostra racconta – continua Restellini – un Munch artista che potremmo in qualche modo considerare il contrario di tutto ciò che esisteva fino ad allora. Munch si oppone deliberatamente a ciò che vede e conosce. In una logica quasi anarchica, si mette in contrasto con lʼimpressionismo, il simbolismo, il naturalismo per inventarsi una forma di espressione artistica in rivolta contro tutto ciò che sin dalla sua infanzia gli è stato presentato come regola sociale […]

È sorprendente scorgere così presto nella storia dellʼarte moderna un artista capace di staccarsi da tutte le convenzioni alle quali ci avevano abituati gli artisti e i movimenti precedenti; ed è prodigioso notare sin dagli anni Ottanta dellʼOttocento come Munch si accanisca sugli strati di colore, vederlo letteralmente solcare la superficie

pittorica o lasciare le sue tele esposte alla pioggia e alla neve, trasferire fotografie e fotogrammi di film muti allʼinterno dei suoi dipinti e dei suoi lavori grafici. Stupefacente è anche lʼaudacia con cui sopprime i confini tra i supporti e le tecniche, nelle sue incisioni, sculture e fotografie, come nei suoi quadri, collage e film. Munch sʼiscrive nella linea di William Turner e di Gustave Courbet, è lʼanello mancante della catena che unisce artisti come Pablo Picasso, Georges Braque, Jean Dubuffet e Jackson Pollock nella storia del modernismo. Autentico innovatore per quanto riguarda lʼapporto della cinetica allʼarte, egli fu anche un modello in termini di avanguardia e di rottura con i modelli precedenti.

 

Edvard_Munch_1933-2MUNCH OLTRE LA MITOLOGIA DI MUNCH

 

Il pittore dell’Urlo lanciato nel rosso di un tramonto frastornante, il pittore della disperazione, della solitudine dell’uomo e dell’inafferrabilità del dolore subconscio, il pittore della perdita e dell’assenza di Dio. Edvard Munch (1863-1944) fu questo, fu altro.

Il tempo, e l’immensa fortuna de l’Urlo, uno dei dipinti più riconoscibili e riprodotti d’ogni tempo, hanno costruito attorno all’artista una vera e propria mitologia. E’ lui il recluso del secolo moderno e l’artista più tormentato. Vera mamma dal cielo per gli studi degli psicologi. A giocare a favore delle letture psicoanalitiche, la sua malinconia scandinava, quella che si associa alla scarsità di luce dei paesi del Nord, e poi la malattia, i lutti ripetuti, i drammi sentimentali, i problemi di alcool, la depressione. Quale vita non ne resterebbe segnata, quale arte ne resterebbe immune? Ma il tormentato Munch non è un recluso è un uomo che vive il suo tempo: viaggia, moltiplica gli incontri e le esperienza, presente nel dibattito estetico del suo tempo, ama cinema e fotografia ne intuisce le potenzialità:

Ho imparato molto della fotografia. Ho una vecchia scatola con la quale ho preso innumerevoli foto di me stesso. Il risultato è spesso sorprendente. Un giorno quando sarò vecchio, e non avrò niente altro di meglio da fare che scrivere la mia autobiografia,  tutti i miei autoritratti appariranno allo scoperto “, dichia in un’intervista a Hans Tørsleff, nel 1930. Compra anche una piccola cinepresa e, nello stesso anno, quando un’emorragia all’occhio destro disturba la sua visione lui comincia a disegnare e dipingere semplicemente ciò che vede attraverso il suo occhio malato, e superando l’aspetto naturalistico o realistico, cerca di rappresentare il filtro del suo nuovo guardare, ne risultano una serie di “illusioni ottiche” dove il mondo perde ogni riconoscibilità. Così facendo Munch sonda la mediazione dello sguardo con l’occhio stesso, così come capita, in un dibattito senza fine, con la fotografia e il film. E dire che Munch è generalmente considerato un artista del XIX secolo, un simbolista o pre-espressionista, cronologicamente messo appena dopo Vincent Van Gogh e Paul Gauguin. La realtà è che seppe guardare molto lontano, malattia oculare a parte. (a.d)

 

 

 

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