Scandalo sicurezza: società coinvolte rassicurano gli utenti

Facebook, Microsoft e Apple divulgano le cifre delle richieste di dati

Continuano gli strascichi portati dallo scandalo sicurezza americano, portato alla luce dal giornale britannico The Guardian grazie alle dichiarazioni di Edward Snowden, ex dipendente NSA, sul progetto di controllo PRISM. Negli ultimi giorni infatti le maggiori società coinvolte con le attività della Sicurezza Nazionale stanno cercando di tranquillizzare i propri utenti rivelando i dati delle richieste di dati da parte del governo; per ora hanno diffuso i propri dati Facebook, Microsoft ed Apple.

Facebook per prima, con un post sul proprio social network da parte del proprio team legale, ha rivelato come nel secondo semestre del 2012 le richieste di dati da parte del governo americano (sommando le istanze delle polizie locali, statali e federali per la sicurezza dai crimini e quella nazionale) sono state tra le 9000 e le 10000 unità, interessando circa 18000-19000 account attivi. Facebook ha tenuto precisare che questo secondo dato rappresenta meno dell’1% dell’utenza globale stimata in 1,1 miliardi di profili attivi. Le richieste spaziavano da richieste di polizia per indagini su aggressione, fino all’interessamento ufficiale della Sicurezza Nazionale per una minaccia terroristica.

Stessa operazione ha svolto anche Microsoft, divulgando le cifre relative allo stesso periodo; le richieste pervenute sarebbero state tra le 6000 e le 7000, riguardanti circa 31000 account di utenti Microsoft. Anche in questo caso, le richieste constano della somma tra autorità locali, statali e federali.

Ultima in ordine di tempo a svolgere opera di trasparenza verso i propri clienti è stata Apple, che ha svelato i numeri relativi ai primi cinque mesi del 2013, con termine al 31 maggio. In questo periodo, la società ha ricevuto tra le 4000 e le 5000 richieste di dati di utenti dai vari organi di legge americani; tali richieste, anche in questo caso riguardanti questioni di indagini criminali e sicurezza nazionale, coinvolgevano circa 10000 account o dispositivi. I casi più tipici erano la ricerca di bambini scomparsi o pazienti affetti da Alzheimer e la prevenzione dei suicidi. Apple ha evidenziato come tali richieste non fossero automaticamente accettate, ma valutate caso per caso, e comunque alcuni dati sensibili, quali il contenuto di conversazioni avvenute tramite iMessage, non venissero fornite.

Nei giorni scorsi, altre aziende avevano richiesto di poter fornire questo tipo di dati ai propri utenti per tranquillizzarli. Nei prossimi giorni anche Google potrebbe svelare i numeri che la riguardano in uno dei suoi già conosciuti “Transparency Report

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