Governo: così ti sburocratizzo la Cultura

Facilitare la raccolta fondi e i prestiti internazionali (remunerati), così il Governo tenta di raggranellare nuovi fondi per la Cutura

Anche i Beni culturali nel decreto del “Fare” varato dal governo Letta. Il Consiglio dei Ministri di ieri ha inserito nel disegno di legge sulle semplificazioni – decreto che va a completare il quadro degli interventi di sburocratizzazione avviati con il decreto-legge “Fare” –  tre norme relative ai Beni culturali che consentiranno di “affittare” opere italiane a musei stranieri, facilitare il “found raising” e la concessione dei contributi per le produzioni cinematografiche.

 

 

Tranquilli la Venere di Botticelli rimarrà al suo posto. Il decreto, infatti, consente l’uscita temporanea dall’Italia di beni culturali non esposti, ma richiesti da accordi culturali con istituzioni museali straniere. Si potrà ottenere “un corrispettivo per lo sfruttamento economico di tali beni per un periodo che non può essere superiore a dieci anni”. Se consideriamo che i depositi dei nostri musei straboccano letteralmente d’opere d’arte di valore assoluto ma non esposte al pubblico (vedi filmato), e fatte salve tutte le misure per la salvaguardia del patrimonio, la politica del prestito può portare qualche vantaggio economico.

 

 

Vantaggi economici al patrimonio possono sicuramente giungere dal facilitare il cosiddetto “found raising” sul territorio, anche di modico valore, da destinare a interventi di tutela dei beni culturali o paesaggistici, così come avviene in altri Paesi europei. In tal modo i fondi raccolti per un singolo progetto (un restauro, una miglioria, un servizio per i Beni culturali) saranno gestiti direttamente sul posto.  I funzionari delegati del ministero per i Beni e le attività culturali potranno infatti acquisire e utilizzare immediatamente le somme raccolte, mediante l’accensione di appositi conti correnti presso istituti bancari o altri soggetti autorizzati. Si elimina così il versamento delle somme in conto entrata dello Stato e la loro successiva riassegnazione allo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali. Operazione lunga e farraginosa che spesso disperdeva i fondi in mille rivoli.

Ed infine una norma per il cinema, ampliando la possibilità di depositare la copia del film presso la Cineteca nazionale per l’ottenimento dei contributi anche in versione digitale e non più soltanto mediante negativo della pellicola originale. Un evidente sgravio dei costi. Attendiamo i dettagli. (a.d)

 

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