Fotografia: “L’eredità dei precursori”, a Treviso

F4 / Un’idea di fotografia. Terza edizione – Treviso, Casa dei Carraresi dal 15 giugno all’11 agosto 2013

La personale di Francesco Jodice (della quale vi abbiamo già parlato) è solo una parte, pure significativa, di questa terza edizione di F4 / un’idea di Fotografia, il festival promosso da Fondazione Francesco Fabbri, che tra mostre, workshop e incontri propone uno sguardo sulle trasformazioni del mondo attraverso l’obiettivo di grandi fotografi. E’ su questo aspetto in particolare che s’accentra “L’eredità dei precursori” la mostra curata da Carlo Sala che offre alla visione oltre duecento lavori dalle origini del mezzo fino ai nostri giorni provenienti dalla collezione privata di Dionisio Gavagnin, finora rimasta inedita al pubblico. Un percorso costellato da “nomi assoluti” dell’arte fotografica, come Henri Cartier Bresson, Robert Capa, Candida Höfer, Robert Mapplethorpe, Félix Nadar, Man Ray, Thomas Ruff, Sebastião Salgado.

Uno sguardo sulla condizione sociale, nei ritratti dell’alta borghesia di Félix Nadar, nei volti della gente comune del tedesco August Sander, e nelle immagini patinate uscite dalle riviste di moda di Robert Mapplethorpe e Irving Penn. Una carrellata sui tempi eroici della consapevolezza piena della carica creativa dell’immagine fotografica in una serie di scatti dai primi Novecento: le distorsioni di André Kertész, i graffiti di Brassaï, le bambole di Hans Bellmer, i ritratti “solarizzati” di Man Ray, i collage di Raoul Hausmann,  le visioni razionali del Bauhaus.

E se dal suo stesso nascere la fotografia porta con sé il nodo della corrispondenza tra realtà vera e realtà fotografata; il problema neanche si pone quando vita entra nell’obiettivo di grandi reporter e allora la Storia diventa semplicemente racconto, narrazione straordinaria come negli scatti di “nera” della New York notturna di Weegee; nei fronti di guerra “coperti”da Robert Capa, nella Cipro descritta da Donald McCullin. L’arte nobile della documentazione, anche negli scatti realizzati dalla NASA l’11 luglio 1969 per celebrare lo sbarco sulla luna; o l’attentato al presidente Ronald Reagan colto da Sebastião Salgado e le scene di mafia della palermitana Letizia Battaglia.

Luoghi come scrigni d’identità prima ancora che geografie nelle fotografie dell’America di Walker Evans, dell’Italia di Mario Giacomelli, della Francia narrata da Robert Doisneau e Henri Cartier-Bresson. Uno spazio solo per la fotografia italiana, qui presentata come un mosaico di varie esperienze, partendo da una delle immagini simbolo del dopoguerra, “Il Tuffatore” di Nino Migliori. Un’Italia dai tanti volti che alterna immagini rurali alla Dolce Vita colta dal “paparazzo” Tazio Secchiaroli. Ma anche la stagione della mutata coscienza del paesaggio con Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Franco Fontana e Walter Niedermayr.

 

Con le sperimentazioni dagli anni ’60 alla contemporaneità, la mostra trova le sue immagini conclusive, ecco allora le immagini di archivio rielabaorate da Franco Vaccari e Mario Cresci, per “Ritratti reali”; ecco il corpo umano come forma di emancipazione e scardinamento degli assetti sociali con Vito Acconci, gli azionisti viennesi Hermann Nitsch, Günter Brus, e Arnulf Rainer, fino ai lavori di Cindy Sherman con uno dei celebri camuffamenti della serie “Murder Mystery”. Arrivando agli ultimi anni ecco infine gli autori della scuola di Düsseldorf con i lavori di Thomas Ruff e Candida Höfer; le tensioni grottesche di Joel Peter Witkin, la forza simbolica di Andres Serrano e ancora, le prospettive più attuali sull’arte italiana, specchio di un ibridazione culturale e sociale, testimoniata tra gli altri dai lavori di Vanessa Beecroft, Stefano Cagol, Silvia Camporesi e Alessadra Tesi. www.fondazionefrancescofabbri.it (g.m)

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