I funerali laici di Franca Rame: ecco il discorso di Dario Fo

E’ ancora in corso la cerimonia per ricordare Franca Rame, attrice di teatro, figura politica importante e punto di riferimento per le donne. Le parole di Dario Fo, suo figlio Jacopo e del sindaco Pisapia.

Milano saluta per l’ultima volta Franca Rame, Milano dice addio a una delle sue cittadine più illustri e lo fa attraverso un’unità incredibile e un affetto sorprendente: un’ondata di colore rosso, proprio come Franca avrebbe voluto. Nessuno è vestito a lutto e tutti cercano di trattenere le lacrime e di trasformare in festa quello che è un momento triste per l’Italia tutta.

Sulle note di Bella Ciao, l’ultimo saluto, sciarpe, berretti, maglioni rossi, tutti per salutare la donna che ha fatto del suo impegno civile un’arte e viceversa, la donna che si è servita dell’arte per impegnarsi nella politica vicina alle persone, quella politica distante il più possibile dai partiti. Quando Franca Rame si è accorta di non essere davvero rappresentata e di non essere rappresentate delle persone ha lasciato il Senato con una lettera brillante.

Quando la sua vita è stata macchiata per sempre da un abuso, lei lo ha trasformato in energia da regalare a tutte le donne, lei ne ha fatto un monologo struggente, lei è andata oltre con il sorriso, come soltanto i veri grandi sanno fare. Milano saluta una donna che ha aiutato tutte le donne del nostro Paese, Milano saluta una grandissima autrice e attrice teatrale, Milano saluta una moglie, una mamma, un’amica. Milano saluta Franca Rame.

La camera ardente è stata allestita al Piccolo Teatro di via Rovello ed immediatamente invasa, sin da giovedì, da centinaia di migliaia di persone accorse per salutare Franca, soprattutto le donne che questa mattina erano ancora presenti e pronte a cantare a gran voce Bella Ciao. Così la sua città ha scelto di salutarla, con un funerale laico e guai a chiamarlo tale, una cerimonia bensì, un momento di condivisione. A prendere la parola per primo è stato il figlio, Jacopo Fo:

“Se si sono estinti i dinosauri, si estingueranno anche questi qua, queste persone che non hanno amore né rispetto per l’umanità. Vorrei che andaste a casa con un po’ di fiducia, perché, come diceva mia madre, Dio c’è ed è comunista. E io aggiungo che è anche femmina. Quella di ieri è stata un’esperienza pazzesca, quanti compagni, quante compagne abbiamo visto. Tutti mi hanno detto che mia madre ha fatto qualcosa per gli altri. A 16 anni mi disse che dovevo fare un fumetto sul manicomio criminale di Aversa, un luogo dove venivano fatte cose orribili. Lei da parlamentare riuscì a far chiudere quell’orrore. Ora quando sento i compagni delusi che dicono che non abbiamo combinato nulla in questi 40 anni io dico: ‘Non è vero’. Oggi abbiamo dei problemi enormi, ma 40 anni fa era peggio e noi abbiamo lottato per questo”.

A seguire il sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia, che ha ricordato con affetto Franca Rame:

“Franca sei stata e sei proprio brava: anche oggi hai riempito la piazza. E tutto attorno a te c’è la volontà perché le tue e nostre speranze diventino realtà, un mondo per cui continueremo a batterci e sappiamo che tu ci accompagnerai. Quanti cortei, quanta indignazione, quanta voglia di combattere contro le ingiustizie: questa è la Franca che piangiamo e che rimpiangeremo. Sei stata una donna coraggiosa, forte e libera: guarderanno la tua forza per essere anche noi più forti, al tuo coraggio per non avere più paura, alla tua libertà per difendere quella di tutti noi”.

E infine, uno straordinario Dario Fo che sorridendo e cercando di far sorridere, come da sempre ha fatto, ha salutato e ringraziato tutti i presenti, ricordando in maniera dolce e tenera sua moglie:

“Il nostro lavoro che ha avuto più successo con più di 600 edizioni nel mondo è stato Coppia aperta quasi spalancata, e l’autrice unica è stata Franca. L’ho sempre tenuto nascosto per gelosia… Franca ed io abbiamo scritto quasi sempre i testi del nostro teatro insieme. Io mi prendevo l’onere di mettere giù la trama, quindi gliela illustravo e lei proponeva le varianti, spesso li recitavamo a soggetto, all’improvvisa, come si dice. Questo era il metodo preferito ma non sempre funzionava. Si discuteva anche ferocemente, si buttava tutto all’aria e si ricominciava da capo. In verità mi trovavo a dover riscrivere di nuovo il testo da solo. Poi lo si discuteva con più calma e si giungeva ad una versione che funzionasse e che andasse bene a tutt’e due”.

E parla ancora Dario Fo di una sorta di recital scritto Franca, una versione apocrifa della Genesi, in cui Eva viene creata per prima, “modellata dal Creatore in un’argilla fine e delicata”, un testo di vita, amore e morte:

“L’ha scritta Franca ed è la prima volta che l’ho sentita in pubblico. C’è una regola non scritta nel teatro che rivela che quando è finita, è finita e pensa che quando è conclusa, l’affetto della gente è tutto quello che resta e ti sarà riconoscente. Ciao!”

Ciao Franca. (b.p.)

 

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