Il Grande Gatsby: un classico film di Baz Luhrmann

Fredda accoglienza a Cannes per quello che non è altro un perfetto film in stile Luhrmann. Leonardo DiCaprio è strepitoso!

Basta che un film venga accolto non benignamente dalla critica di Cannes che immediatamente tutto il pubblico diventa critico d’eccezione. Normale, ovvio, scontato. Certo è che quando si parla di un film di Baz Luhrmann, si dovrebbe avere l’accortezza di non dimenticare le caratteristiche del regista e sceneggiatore australiano.

Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann, altro non è che un film di Baz Luhrmann, non manca assolutamente niente. Il suo stile è in ogni singola scena, in ogni singolo dettaglio delle scene, nella caratterizzazione dei personaggi, nei colori del cielo, nei costumi e in quelle feste tanto barocche da risultare pacchiane agli occhi dello spettatore.

Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann, altro non è che qualcosa di scontato e nonostante questo bello e perfetto, perché se qualcuno ha immaginato di sedersi al cinema e di trovarsi di fronte a una classica trasposizione cinematografica del libro di Francis Scott Fitzgerald, c’è da dire che probabilmente è rimasto totalmente deluso. Baz Luhrmann è altro da questo. Baz Luhrmann non è trasposizione cinematografica, è cinema autocelebrativo e imponente.

 

 

Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann, altro non è che una bellissima storia d’amore, un continuo ritorno al passato e un sogno del protagonista da perseguire. Amore e niente di più. L’amore che permea tutto il film dall’inizio alla fine: l’amore del giovane e sprovveduto Nick Carraway, narratore interno che racconta le vicende servendosi della macchina da scrivere e della parole, della memoria: vi ricorda qualcuno? Ovviamente Christian di Moulin Rouge che iniziava così le sue memorie:

“Sono arrivato a Parigi un anno fa. Era il 1899, l’ estate dell’ amore. Io non sapevo niente del Moulin Rouge, ne di Harold Zidler o di Satine; il mondo era stato travolto dalla rivoluzione bohemien, e io ero arrivato da Londra per prendervi parte. Su una collina di Parigi c’ era il quartiere di Montmartre, non era come diceva mio padre ” il quartiere del peccato!”, ma il cuore del mondo bohemien, musicisti, pittori, scrittori, i cosiddetti figli della rivoluzione. Sì, ero venuto a fare una vita da spiantato, ero venuto a scrivere di verità, bellezza, libertà e la cosa a cui credevo di più in assoluto: L’ amore”.

L’amore. L’amore, quello Tom Buchanan per le donne, tutte le donne, o forse solo per se stesso e per il suo ego.

L’amore è quello che Daisy Bunchanan ha provato e forse non proverà mai più. Un amore che avrebbe voluto provare e forse non ha mai provato. Un amore che ha paura d’essere e dunque resta immobile e addirittura accantonato, dimenticato, forzatamente – e neanche troppo – lasciato morire.

E poi c’è l’amore di Jay Gatsby, quello puro, incondizionato. Gatsby ama la sua donna, o meglio ama la donna che ha deciso di voler sposare a tutti i costi. Ama talmente tanto il suo desiderio che promette a se stesso di realizzarlo a tutti i costi e poco importa come. Non importa come si raggiunge un obiettivo, l’importante è arrivarci. Fino alla fine delle pellicola Gatbsy ci crede e sorride impaurito e spavaldo. Il passato si può replicare, lo crede fermamente. Il passato non si può cancellare. Del resto:

“Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia … e una bella mattina… Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”.

 

 

L’amore permea tutto il film, dall’inizio alla fine: la morte è l’ennesimo coronamento scenografico e cinematografico che Luhrmann sceglie di mettere in scena in maniera teatrale, velocizzando e allo stesso tempo dilatando i tempi. Se si pensa che questa pellicola è un film d’amore scritto da Baz Luhrmann, non si potrà certamente dire di trovarsi di fronte a un brutto film, tutt’altro. Le feste sfarzose, i costumi di Prada e Miu Miu, la colonna sonora perfetta per ogni singolo minuto della pellicola, Leonardo DiCaprio serio e urlante, Leonardo DiCaprio che piange e ancora e piscine, la macchine, i gioielli, la ricostruzione di New York, i colori e ogni piccolo dettaglio, altro non sono che caratteristiche inconfondibili di Baz Luhrmann.

Conclusione: se siete fan del romanzo di Francis Scott Fitzgerald e fan del film del 1974 di Jack Clayton con Robert Radford e Mia Farrow, questo film non fa per voi. Se siete fan di Baz Luhrmann e di tutto quello che il suo cinema è capace di regalare, non potete perdere il suo Il Grande Gatsby.

 

(b.p.)

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