Biennale, ecco il Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni

E’ stata presentata a Roma la 55ma Esposzione internazionale d’arte contemporanea della Biennale di Venezia, in programma dal primo giugno al 24 novembre 2013

55ma Esposzione internazionale d’arte contemporanea della Biennale di Venezia. C’è il numero delle partecipazioni nazionali – 88 i padiglioni che saranno allestiti tra l’Arsenale, i Giardini e il centro di Venezia – e degli eventi collaterali ufficiali, che saranno 50. E c’è soprattutto la presentazione del Palazzo Enciclopedico, la mostra internazionale curata da Massimiliano Gioni della quale era stato anticipato per somme linee il concept ma non erano stati ancora comunicati i nomi degli artisti presenti.

Per il presidente della Biennale, Paolo Barattal’esposzione darà vita ad una grande mostra-ricerca. Con Il Palazzo Enciclopedico, Massimiliano Gioni, assai più che portarci un elencodi artisti contemporanei, vuol riflettere sulle loro spinte creative e sembra portare ancora più avanti il quesito: ma qual è il mondo degli artisti? L’interesse prospettico arriva al punto da ricercare relazioni con mondi diversi, per cui sono rappresentate opere di artisti contemporanei, ma anche opere del passato, riferimenti diversi, lavori che non hanno la pretesa di opere d’arte, ma che fanno parte degli stimoli a immaginare e sognare oltre la realtà, un’altra realtà. Insomma, quelle visioni che hanno nel tempo classico sollecitato le aspirazioni degli artisti, nel tempo moderno, le ossessioni degli stessi, e a dar forma sensibile alle une e alle altre, fino al tempo presente, ove si verifica un vero e proprio capovolgimento”.

 

IL PALAZZO ENCICLOPEDICO

Il Palazzo Enciclopedico formerà un unico percorso espositivo che si articolerà dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, con opere che spaziano dall’inizio del secolo scorso a oggi, e con molte nuove produzioni, includendo più di 150 artisti provenienti da 37 nazioni.

Lo spunto è quel “sogno” brevettato nel 1955 dall’artista auto-didatta italo-americano Marino Auriti: un Palazzo Enciclopedico, ovvero un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. Auriti lavorò per anni alla sua creazione, costruendo il modello di un edificio di centotrentasei piani, che avrebbe dovuto raggiungere i settecento metri di altezza e occupare più di sedici isolati della città di Washington. Naturalmente non fu mai realizzato, ma come spiega Gioni: “Il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accumuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza. Queste cosmologie personali, questi deliri di conoscenza mettono in scena la sfida costante di conciliare il sé con l’universo, il soggettivo con il collettivo, il particolare con il generale, l’individuo con la cultura del suo tempo. Oggi, alle prese con il diluvio dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancor più disperati”.

E come nel sogno di Auriti la 55. Esposizione Internazionale d’Arte è concepita come un museo, dove le immagini sono organizzate per dare forma alla conoscenza e all’esperienza del mondo. una mostra che non fa differenza tra grandi nomi dell’arte ed outsider  e che “combina opere d’arte contemporanea, reperti storici, oggetti trovati e artefatti. Con opere che spaziano dall’inizio del secolo scorso a oggi, e con molte nuove produzioni”. Ma quello di Auriti era un sogno e tale restò: un parto dell’immaginazione. E allora Gioni si propone d’indagare proprio il peso dell’immaginazione, della visione interiore, del sogno, in un mondo dominato dall’esteriorità. E si chiede che senso abbia cercare di costruire un’immagine del mondo quando il mondo stesso si è fatto immagine?

Paolo Baratta e Massimiliano Gioni

GLI ARTISTI

Nelle sale del Padiglione Centrale i quadri astratti di Hilma af Klimt, le interpretazioni simboliche dell’universo di Augustine Lesage, le divinazioni di Alistar Crowley e le premonizioni apocalittiche di Fredrich Schröder-Sonnenstern si intrecciano alle opere di artisti contemporanei. I disegni estatici delle comunità Shaker trascrivono messaggi divini, mentre quelli degli sciamani delle Isole Salomone sono popolati da demoni e divinità in lotta con pescecani e creature marine. La rappresentazione dell’invisibile è uno dei temi centrali della mostra e ritorna nelle cosmografie di Guo Fengyi e in quelle di Emma Kunz, nelle icone religiose e nelle danze macabre di Jean-Frédéric Schnyder e nel video di Artur Żmijewski che filma un gruppo di non vedenti che dipingono il mondo a occhi chiusi.

Un simile senso di stupore cosmico pervade molte altre opere in mostra, dai film di Melvin Moti alle riflessioni sulla natura di Laurent Montaron, fino alle sublimi vedute di Thierry De Cordier. Le piccole ceramiche di Ron Nagle, le intricate geometrie floreali di Anna Zemánková, le mappe immaginarie di Geta Brătescu e i palinsesti dipinti di Varda Caivano descrivono un mondo interiore dove forme naturali e presenze immaginarie si sovrappongono. Queste corrispondenze segrete tra micro e macrocosmo ritornano nelle figure ieratiche di Marisa Merz e in quelle assai più carnali di Maria Lassnig: entrambe trasformano autoritratti e corpi in cifre dell’universo.

L’esercizio dell’immaginazione attraverso la scrittura e il disegno è uno dei temi ricorrenti nell’esposizione. Christiana Soulou illustra gli esseri inventati da Jorge Luis Borges, mentre José Antonio Suárez Londoño traduce in immagini i diari di Franz Kafka. La collezione di pietre dello scrittore francese Roger Caillois combina geologia e misticismo, mentre le lavagne disegnate dal pedagogo Rudolf Steiner tracciano diagrammi impazziti che inseguono il desiderio impossibile di descrivere e comprendere l’intero universo”.

POTERE ALL’IMMAGINAZIONE

“Il Palazzo Enciclopedico” è una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dell’immaginazione. I mondi alternativi sognati da artisti assai diversi quali Morton Bartlett, James Castle, Peter Fritz e Achilles Rizzoli sono esposti accanto agli accumuli di immagini di Shinro Ohtake e a un’autobiografia visiva di Carl Andre. La tensione tra interno ed esterno, tra inclusione ed esclusione è il soggetto di una serie di opere che indagano il ruolo dell’immaginazione nelle carceri (Rossella Biscotti) e negli ospedali psichiatrici (Eva Kotaktova). Altri spazi di reclusione – più o meno fantastici – sono quelli disegnati da Walter Pichler che per tutta la vita – tristemente interrotta nel 2012 – ha progettato abitazioni e case per le sue sculture, quasi fossero creature viventi provenienti da un altro pianeta”.

L’esposizione è organizzata secondo una progressione dalle forme naturali a quelle artificiali, seguendo lo schema tipico delle wunderkammer cinquecentesche e seicentesche. D’altronde, prosegue Gioni: “cataloghi, collezioni e tassonomie più o meno impazzite sono alla base di molte opere in mostra tra cui le fotografie di J.D. ‘Okhai Ojeikere, le installazioni di Uri Aran, i video di Kan Xuan, i bestiari di Shinichi Sawada e i labirinti di Matt Mullican. Pawel Althamer compone un ritratto corale con una serie di ottanta sculture.

Nei disegni di Stefan Bertalan, Lin Xue e Patrick Van Caeckenberg, assistiamo a tentativi ostinati di decrittare il codice della natura, mentre i film di Gusmão e Paiva, le fotografie di Christopher Williams e dei pionieri Eliot Porter e Eduard Spelterini scrutano ecosistemi e paesaggi con lo sguardo meravigliato di chi vuole catturare lo spettacolo del mondo. Yuksel Arslan disegna le tavole enciclopediche di una civiltà immaginaria che assomiglia a una versione non troppo distorta dell’umanità. L’ambizione di creare un opus magnum – un’opera che, come il Palazzo di Auriti, contenga e racconti tutto – attraversa i disegni di Arslan e le illustrazioni della Genesi di Robert Crumb, le cosmogonie di Frédéric Bruly Bouabre e le leggende descritte da Papa Ibra Tall. Nel suo nuovo video Camille Henrot studia i miti di creazione di diverse società, mentre le cento sculture di creta di Fischli e Weiss forniscono un antidoto ironico agli eccessi romantici delle visioni più totalizzanti.

I video di Neil Beloufa e Steve McQueen e i quadri di Eugene Von Breunchenhein immaginano diversi modi di visualizzare il futuro mentre il ricordo del passato e la memoria sono il punto di partenza per le opere di Aurelien Froment, Andra Ursuta e altri artisti in mostra”.

LA MOSTRA NELLA MOSTRA DI CINDY SHERMAN

Al centro dell’Arsenale l’artista Cindy Sherman presenta un progetto curatoriale – una mostra nella mostra, composta da più di duecento opere di oltre trenta artisti – in cui è messo in scena un suo personale museo immaginario. Bambole, pupazzi, manichini e idoli si mescolano a collezioni di fotografie, dipinti, sculture, decorazioni religiose e tele disegnate da carcerati che insieme compongono un teatro anatomico nel quale sperimentare e riflettere sul ruolo che le immagini hanno nella rappresentazione e percezione del sé.

Di corpi e desideri ci parlano anche il nuovo video di Hito Steyerl sulla cultura dell’iper-visibilità e il nuovo reportage di Sharon Hayes che presenta un remake girato in America di Comizi D’Amore, il film inchiesta sulla sessualità di Pier Paolo Pasolini.

I corpi post-umani e smaterializzati di Ryan Trecartin introducono alla sezione finale dell’Arsenale in cui opere di Yuri Ancarani, Alice Channer, Simon Denny, Wade Guyton, Channa Horwitz, Mark Leckey, Helen Marten, Albert Oehlen, Otto Piene, James Richards, Pamela Rosenkranz, Stan VanDerBeek e altri esaminano la combinazione di informazione, spettacolo e sapere tipica dell’era digitale.

A fare da contrasto al rumore bianco dell’informazione, un’installazione di Walter De Maria esalta la purezza silenziosa e algida della geometria. Come tutte le opere di questo artista leggendario – figura fondamentale dell’arte concettuale, minimalista e della land art – questa scultura astratta è il risultato di complessi calcoli numerologici, sintesi estrema delle infinite possibilità dell’immaginazione.

Una serie di progetti in esterni di John Bock, Ragnar Kjartansson, Marco Paolini, Erik van Lieshout e altri completa il percorso della mostra che si snoda fino alla fine dell’Arsenale, nel cosiddetto Giardino delle Vergini. Alcune di queste performance e installazioni si ispirano alla tradizione cinquecentesca dei “teatri del mondo”, rappresentazioni allegoriche del cosmo in cui attori e architetture effimere erano usate per costruire immagini simboliche dell’universo”.

Il Palazzo Enciclopedico si risolve come una costruzione complessa e fragile assieme, un’architettura del pensiero fantastica e delirante. “Dopo tutto – conclude Gioni –  il modello stesso delle esposizioni biennali nasce dal desiderio impossibile di concentrare in un unico luogo gli infiniti mondi dell’arte contemporanea: un compito che oggi appare assurdo e inebriante quanto il sogno di Auriti.

Seguiranno approfondimenti.

(a cura di a.d)

 

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