Il 3D entra al museo del Cinema

Al Museo Nazionale del Cinema una nuova area espositiva dedicata al 3D, giovedì 14 marzo l’inaugurazione

L’hanno giustamente battezzata la terza rivoluzione del Cinema, dopo l’avvento del sonoro e del colore la tecnologia 3D trova uno spazio tutto suo all’interno di quel santuario della settima arte che è il museo nazionale del Cinema di Torino. Nel cuore del museo, in una delle chapelle dell’Aula del tempio, François Confino ha realizzato uno spazio capace di trasformarsi col mutare delle esigenze espositive. Vi si racconta intanto la storia del 3D ripercorrendone le tappe più significative grazie ad un filmato di montaggio realizzato da Stefan Drössler, direttore del museo del Cinema di Monaco e tra i massimi collezionisti ed esperti di 3D del mondo.

il mostro del lago

La proiezione avviene su un grande schermo con un proiettore digitale, ma il visitatore può assistere allo spettacolo semplicemente avvicinandosi ad una delle tre colonne sulle quali è incastonato un paio di occhialini attivi per la visione tridimensionale. Il film di montaggio ci racconta come l’aspirazione a cercare la tridimensionalità abbia accompagnato da sempre il cinema. Da quell’arrivo del treno che i fratelli Lumiere realizzarono nel 1935 sommando le immagini riprese da due cinecamere, passando per una lunga serie di sperimentazioni, come quel Totò 3 D – Il più comico spettacolo del mondo che Mario Mattoli diresse nel 1953, il primo vero film in 3D del cinema italiano. E se comunemente si associa il 3D alle immagini fantastiche delle storie per ragazzi o per bambini, la visione degli spezzoni di Pina, di Wim Wenders (2011), il film dedicato a quella straordinaria coreografa che fu Pina Bausch ci rende partecipi di come la tridimensionalità possa essere un formidabile strumento anche per il cinema d’arte, esaltando la sua funzione estetica e non solo tecnica.

Pina, Wim Wenders

Dice il direttore del museo Alberto Barbera: “Non c’è dubbio che, tra le molteplici innovazioni rese possibili dall’avvento del digitale, la Terza Dimensione rappresenti la nuova frontiera dello spettacolo cinematografico. […] il 3D si sta imponendo come il nuovo standard produttivo con cui fare i conti. Per alcuni – i più ottimisti e appassionati tra i sostenitori della tecnologia stereoscopica – non dovrà passare molto tempo perché tutti i film destinati alle sale cinematografiche siano realizzati in 3D. Altri, più prudenti o semplicemente consapevoli che tecnologie ancora più sofisticate (l’olografia, per esempio) potranno in futuro rappresentare una valida alternativa, preferiscono lavorare al suo perfezionamento, impegnandosi in originali ed esteticamente ricercate esplorazioni espressive delle sue potenzialità”.

 

I primi esperimenti per applicare alle immagini in movimento le tecniche di ripresa che la fotografia stereoscopica aveva messo a punto già da tempo, risalgono ai primi decenni della storia del cinema. Si dice che già Georges Méliès e i fratelli Skladanoswski avessero fatto tentativi del genere agli albori del XX secolo, ma le testimonianze visive di quelle prime esperienze (se mai sono esistite) non sono giunte sino a noi. Restano dell’epoca pioneristica alcuni rari filmati in 3D realizzati dai Fratelli Lumière nel 1935, come quel già citato Arrivo di un treno in stazione.nAgli anni Quaranta risalgono i primi esempi di sfruttamento commerciale del 3D. In Russia, hanno molto successo alcuni film realizzati con il sistema denominato Russian Stereokino: tra questi, un Robinson Crusoe.

Totò in 3D

Ma è con gli Anni Cinquanta che il 3D sembra prendere piede, per l’impulso di una Hollywood preoccupata della concorrenza della televisione. Le difficoltà di gestione della tecnologie, tuttavia, in breve esauriranno la spinta innovatrice. La proiezione stereoscopica impone l’utilizzo di due proiettori 35mm perfettamente sincronizzati per proiettare lo stesso film precedentemente ripreso con due macchine affiancate ad una certa distanza. Inoltre, il ricorso agli occhialini con lenti rosso/verdi risulta faticoso e poco gradito al pubblico. La novità non ha seguito. I tentativi s’inseguono comunque, negli anni ’60 arrivano nuovi brevetti, come quello dell’ungherese Hungarian Plasztikus Films o degli americani StereoVision e Space Vision. Tuttavia occorrerà attendere la tecnologia digitale per mettere a punto, in anni recenti, un sistema semplice ed efficace di gestione della visione stereoscopica. Il digitale può ricorrere a due tecniche diverse: l’Alternate Image o Shutter Glasses (le due immagini vengono proiettate in rapida sequenza e discriminate da occhiali dotati di otturatori sincronizzati), o la Polarizzazione (le due immagini proiettate in rapida sequenza su di un apposito schermo riflettente vengono discriminate da occhiali dotati di lenti polarizzate orientate ortogonalmente l’una rispetto all’altra).

Dopo i primi, riusciti esperimenti tra i quali U2 In Concert, film considerato il capofila del nuovo 3D il nuovo standard diventa la nuova frontiera spettacolare del cinema contemporaneo. In attesa della quarta rivoluzione. L’olografia?

u2_inConcert

All’allestimento della nuova sezione museale realizzata grazie al contributo della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino trova tra le collaborazioni quelle di Universal Pictures che apporta due fiori all’occhiello della sua library 3D.

Il Mostro della Laguna Nera (1954), ovvero il primo film Universal girato in formato stereoscopico ( disponibile in Blu-ray) fresco di un sapiente restauro effettuato sulla pellicola originale. Diretto da Jack Arnold, è considerato un cult del genere horror fantascientifico. L’altro film è invece Coraline e la Porta Magica (2009), il primo film d’animazione in stop-motion girato in stereoscopia con una doppia fotocamera digitale. Prodotto da Laika e diretto da Henry Selick, regista di Nightmare Before Christmas, il film è stato acclamato dalla critica rappresentando uno straordinario esempio delle moderne potenzialità del 3D. (g.m)

Coraline e la Porta Magica di Henry Selick (2009)

 

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