La protesta civile. Gli storici dell’arte a L’Aquila per la “ricostruzione culturale”

L’Aquila, 5 maggio: manifestazione degli storici dell’arte per la ricostruzione civile. Ce ne parla Tommaso Montanari, ideatore dell’iniziativa

Lo stato terribile dell’Aquila, divisa tra monumenti annullati e new towns di cemento, è una metafora perfetta di un Paese che affianca all’inarrestabile stupro edilizio del territorio la distruzione, l’alienazione, la banalizzazione del patrimonio storico monumentale, condannando così all’abbrutimento morale e civile le prossime generazioni”. Gli storici dell’arte usciranno così dalle università, dalle scuole, dalle soprintendenze, dal Mibac per una nuova denuncia e una parola d’ordine: ricostruzione. S’incontreranno a L’Aquila il 5 maggio prossimo, promettono un corteo silenzioso nel cuore della città, in quel centro storico che dalla notte del 5 aprile del 2009 è come morto. “Gli storici dell’arte vogliono dire con forza che è giunto il momento di ricostruire, e di farlo attraverso la conoscenza : ricostruire, restaurare e restituire alla vita quotidiana dei cittadini il centro dell’Aquila; ricostruire il tessuto civile della nazione; ricostruire il ruolo della storia dell’arte come strumento di formazione alla cittadinanza e non come leva dell’industria alienante dell’intrattenimento culturale”.

L’iniziativa, nata un’idea di Tommaso Montanari, docente di Storia dell’Arte moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Napoli Federico II e autore di un blog su Il fatto Quotidiano, vedrà tra gli altri la partecipazione di Salvatore Settis, il cui intervento chiuderà la giornata.

Andare all’Aquila serve a renderci conto che la proverbiale torre d’avorio non esiste più: ci è crollata addosso  la notte del 6 aprile 2009. – spiega Montanari –  Nella distruzione del monumentale centro della città vediamo l’annullamento della nostra stessa missione culturale e civile, e sentiamo il dovere di partecipare alla ricostruzione, che sta finalmente e faticosamente ripartendo”.

Una ricostruzione lenta, troppo, e densa di problematiche delle quali occorrerà fare i conti anche negli anni a venire: “Oggi il centro storico è ancora una città spettrale – prosegue l’ideatore della manifestazione –  e alcune delle meravigliose e immense chiese monumentali di questa gloriosa capitale (a cominciare dal Duomo) sono ancora a cielo aperto, o sono protette da ridicoli teli, e dunque in preda alla pioggia e alla neve. Per fortuna, da alcuni mesi (soprattutto grazie alla determinazione del direttore generale dei Beni culturali in Abruzzo, Fabrizio Magani) sono partiti circa trenta cantieri di restauro. Ma altre centinaia dovranno aprirsi nei prossimi mesi e anni: e tutto questo ponte una miriade di problemi teorici e pratici che devono essere al centro del dibattito nazionale della comunità scientifica che si occupa del patrimonio storico e artistico”.

E se è vero che i tempi costringono ogni settore della vita pubblica a fare i conti con  le continue restrizioni dei bilanci, Tommaso Montanari ha qualcosa da obiettare sull’industria dell’intrattenimento culturale ed il denaro speso in essa:”All’Aquila andranno gli storici dell’arte delle università e delle soprintendenze italiane: per renderci conto che continuare a gettare denaro ed energia nella spensierata industria delle mostre e dei Grandi Eventi è ora doppiamente criminale, proprio come organizzare una festa da ballo mentre il cadavere di un fratello giace nella stanza accanto. Ma è a tutti gli italiani che farebbe bene vedere l’Aquila. È terribilmente illuminante visitare nelle stesse ore un’intera città monumentale distrutta e abbandonata, e le new town imposte da Berlusconi e Bertolaso, cioè gli insediamenti, sorti intorno alla città, che accolgono quasi metà dei circa 30.000 aquilani che vivevano in centro”.

Ma la situazione de L’Aquila lancia messaggi inquietanti a tutte le città italiane, a tutti i centri storici che nel nome del “dio turismo” rischiano lo svuotamento definitivo, di ritrovarsi città morte, senza abitanti, senza quelle attività che ne hanno permesso la millenaria sopravvivenza.  “Lo stato terribile dell’Aquila è anche un campanello d’allarme per città come Venezia o Firenze: qualcuno ha già proposto di lasciare i cittadini nelle new towns e trasformare il centro dell’Aquila in un colossale set per turisti. – conclude Tommaso  MontanariUn processo che il terremoto ha condensato in una notte, ma che è ben visibile in molte delle cosiddette città d’arte italiane: sempre più luna park per turisti, sempre meno palestre di cittadinanza attiva”. (a.d) Altre informazioni su http://laquila5maggio.wordpress.com

 

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