“La Frode”. Richard Gere, il volto seducente e ambiguo della crisi

La Frode al cinema da giovedì 14 marzo. Richard Gere torna sullo schermo per raccontarci la faccia doppia della crisi

Non ci sono solo mostri dietro la crisi finanziaria che ha investito il mondo, ma uomini d’affari normalmente spietati, ritratti umani dalle molte sfumature, come quello di Robert Miller il magnate newyorchese dei fondi d’investimento a cui un Richard Gere in grande forma presta se stesso. Diretto dallo scrittore, al suo esordio alla regia, Nicholas Jarecki, che il mondo degli affari lo conosce per essere stato egli stesso un imprenditore, il sessantenne Gere mette in scena l’icona del finanziere di successo e tutta l’ambiguità morale di certi ambienti.

Miller è un uomo affascinante e sofisticato che in virtù della propria ricchezza vive al di sopra della morale convenzionale e usa il denaro per creare le proprie regole. Ha una moglie elegante e amorevole (Susan Sarandon) e una giovane e bella amante (Laetitia Casta), è un buon padre per i suoi figli (Brit Marling interpreta la figlia – erede) ed è un noto filantropo, ma è anche un ipocrita; è un uomo che ha tutto ciò che desidera e anche più.

Dietro le mura di una vita dorata, Miller però si trova nei guai fino nel disperato tentativo di portare a termine la vendita del suo impero commerciale ad una importante banca, prima che venga scoperto l’abisso delle sue truffe. E quando sta per concludere, un imprevisto errore dalle conseguenze cruente lo costringe a destreggiarsi tra famiglia, affari e delitti, con l’aiuto di Jimmy Grant (Nate Parker), volto che affiora dal suo passato. Una mossa sbagliata accende però i sospetti dell’ispettore della polizia Michael Bryer (Tim Roth), che non si fermerà davanti a nulla nella propria indagine. Miller ha ormai i giorni contati ed è costretto finalmente a confrontarsi con i limiti della propria doppiezza. Ce la farà prima che la bolla esploda?

Nicholas Jarecki ha scritto il film nel 2009, nel pieno di quella crisi finanziaria dai risvolti allora imperscrutabili. Ha cominciato, racconta, leggendo tutto quello che era reperibile sulla Locandina_WEB_La_frodecrisi in atto come The Great Hangover [La grande sbornia], raccolta di saggi che analizzavano il crollo economico apparsi su Vanity Fair. “Il libro entrava nelle vite personali degli speculatori che vi erano coinvolti” – dice Jarecki e spiega che così cominciò a pensare a quelle ville di duemila metri quadri nella New York in cui era nato. “Pensavo a un uomo che vive in una residenza come quella – che genere di persona è? Che cosa fa? Beh, se è lì che abita, allora certamente deve essere ricco. E con i soldi arrivano i problemi. Mettiamo che una volta era una brava persona, ma che diventando sempre più ricco la sua vita sia diventata più complicata e corrotta, perché il denaro gli consente di vivere al di là dei confini della morale comune. Ora, a chi ne dovrà rispondere quando le cose si mettono male e il mondo gli crolla intorno (come è successo a tutti nel 2009)? E cosa farà per proteggere se stesso e la sua famiglia? È così che è nato il personaggio di Robert Miller”. Ne La Frode non c’è alcuna caricatura del bene e del male, anzi con il “diavolo” Miller alla fine si può persino essere solidali perché i suoi errori possano rovinargli la vita, anche quando continuerà a sbagliare per ragioni che lui riterrà giuste.

L’impressione sull’etica del nostro tempo che ne ho tratta è questa: quali sono i confini di un comportamento accettabile, e non soltanto negli affari o in politica, ma anche sul piano personale? Così sono stato subito coinvolto dalla storia. – spiega Richard GereRobert Miller è dotato di incredibile fascino, quasi come Bill Clinton, e questo è parte integrante del suo modo di manipolare; la capacità di controllare ogni situazione non è dovuta solo al potere che si possiede, ma è anche forza della personalità e forza dell’intelligenza, e va insieme all’abilità di saper leggere le persone nei più vari contesti. È un giocoliere che lancia in aria 400 piattelli e si è allenato a riprenderli al volo tutti”.

Gere, insomma, riesce a comprenderne le motivazioni del suo personaggio. “Da un certo punto di vista quello che fa è estremamente illegale e immorale, ma da un altro si tratta di utilizzare stratagemmi per rimettersi in sesto e salvare la propria impresa e la propria famiglia”. Miller, un normalissimo eroe del male. (g.m)

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