Città della Scienza, la morte di un simbolo

L’incendio che ha mandato in cenere Città della Scienza s’è sviluppato nella serata di ieri

Città della Scienza non c’è più. Era il primo science center d’Italia, luogo di cultura e di aggregazione, di divulgazione e proposte. Era il fiore all’occhiello di Napoli, titolano i giornali e i siti Web questa mattina. Era molto di più. Era un simbolo. Nato da un’idea di Vittorio Silvestrini che alla fine degli anni ’80 diede vita alla rassegna “Futuro remoto” dalla quale poi s’è sviluppata l’idea di Città della Scienza, lo science center è cresciuto negli anni occupando una piccola porzione della dismessa Italsider, a Coroglio, Bagnoli, altro simbolo cittadino, altro luogo dove vita e morte, sviluppo e cultura, bellezza e orrore  si sono scontrati per decenni. Ma mentre le bonifiche andavano a rilento, mentre la gente di Bagnoli piangeva le sue vittime dell’amianto lì, in quei capannoni devastati dalle fiamme, andava in scena la città migliore. L’incubatore d’imprese, il centro di formazione, il centro congressi e il museo scientifico vero e proprio, quello vistato da 350mila persone l’anno, il luogo dove la scienza diventava stupore per un pubblico d’ogni età. Tra incredulità, rabbia, rimpianti, sui social media s’inseguono i commenti della gente comune e degli intellettuali, il rogo devastante è diventato esso stesso un simbolo, il simbolo dello spaesamento di una città, e di una nazione chiamata, dalla realtà, a scegliere tra il mettere in atto una rinascita o morire. Città della Scienza non può perdere la sua forza di simbolo, deve essere ricostruita al più presto, con le forze congiunte di pubblico e privato. Perché è un presidio di civiltà, e oggi conta, ma solo in parte, sapere se dietro la devastazione ci sia la mano barbara della Camorra o sia tutto frutto di casualità. Se ci saranno dei colpevoli andranno puniti con severità, intanto si guardi avanti. (a.d)

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