Mostre e riaperture. Brescia, primavera d’arte

Con due mostre sul Novecento (7 marzo, 30 giugno 2013) e la riapertura del Capitolium, Brescia prepara la sua primavera d’arte

Saltata la grande mostra sugli Inca, che in autunno avrebbe dovuto catapultare Brescia al centro della scena turistico-culturale; la città lombarda trova in questo 2013 nuove ragioni espositive, nuovi richiami per il popolo delle mostre e degli eventi d’arte. Salvate la data del 7 marzo, perché sarà giovedì prossimo che riaprirà il restaurato Capitolium con un nuovo, modernissimo, percorso di visita e, a pochi metri, nel museo di Santa Giulia, inaugureranno due belle mostre dedicate al ‘900. Nota di cronaca: l’area di San Salvatore-Santa Giulia e l’area archeologica del Capitolium fanno parte del Sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” che dal 25 giugno 2011 è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

 

CON LA BENEDIZIONE DI GIOVE, GIUNONE E MINERVA

Musei7423mCoi suoi duemila e passa anni di storia il Capitolium è una presenza straordinaria per l’Italia settentrionale, un magnifico complesso d’età imperiale che dal 1823, anno della sua scoperta, ha regalato innumerevoli sorprese. E, probabilmente altre ne regalerà, visto che gli scavi continuano ed è proprio per questo che l’apertura del complesso durerà solo alcuni mesi.   Ad accompagnare la riapertura, un nuovo percorso museale ideato da  Francesca Morandini, curatore per l’archeologia dei Civici Musei e Paola Faroni responsabile per l’edilizia monumentale del Comune di Brescia, in team con Filli Rossi della soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia. Ad accompagnare il visitatore all’interno dell’antico Tempio della “triade capitolina”, al cospetto di Giove, Giunone e Minerva, luci e suoni d’atmosfera. Varcati i nuovi portali in bronzo, il visitatore è accolto nella Cella Orientale del Tempio, da una installazione multimediale fatta di voci, suoni e immagini a cominciare l’esplorazione del sito così come doveva presentarsi in origine. Ma a stupire è la luce nuova degli ambienti restaurati e le scoperte emerse durante i restauri: pavimenti originali in marmi colorati del I secolo d. C., arredi dell’antico tempio, la dettagliata sequenza stratigrafica. Anche le statue e gli oggetti di culto rinvenuti nel corso di questi quasi duecento anni trovano, dopo un lungo esilio, una nuova collocazione “protetta” nel tempio originario.  Il Capitolium era il tempio principale di ogni città romana ed era il simbolo stesso della cultura di Roma; luogo di coesione sociale, nello spazio antistante si radunavano i fedeli per le principali cerimonie e venivano compiuti i sacrifici. I nuovi portali in bronzo, altamente tecnologici, promettono di far rivivere l‘atmosfera sacrale e solenne delle antiche aule di culto, e al tempo stesso dovrebbero garantire anche un’ottimale situazione microclimatica per la conservazione delle parti originarie del tempio.

 

Un intervento che si apre a quella fruizione moderna dell’archeologia e più in generale dei monumenti antichi, che non manca mai di far discutere. Chi parla di spettacolarizzazione storcendo il naso probabilmente non vuole fare i conti con le esigenze della contemporaneità, con la necessità di rendere “produttivo”, per la sua stessa salvezza, il patrimonio nazionale. Se gli allestimenti moderni, le tecnologie multimediali, le suggestioni aggiunte, servono a catturare l’attenzione di un pubblico altrimenti disinteressato, perché no. Il tutto, ovviamente, nel rispetto della storia e della bellezza, e soprattutto in una dimensione di tutela e salvaguardia dei luoghi.

Capitolium dopo restm

 

IL NOVECENTO MOLTIPLICA PER DUE       

 

E’ nell’ottica di un recupero della fruibilità del patrimonio cittadino che si legge la mostra NOVECENTO MAI VISTO Opere dalle collezioni bresciane. Da De Chirico a Cattelan e oltre.  In esposizione a Santa Giulia le opere che qui furono esposte dal 1964 al 1972, in quella che all’epoca era la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea poi immagazzinata per lasciare spazio alle celebri collezioni archeologiche e medievali del museo bresciano. La raccolta era una delle maggiori collezioni pubbliche del XX secolo in Italia e da 40 anni era inaccessibile al pubblico, su questa i curatori Elena Lucchesi Ragni, Enrico De Pascale e Paolo Bolpagni, innestano prestiti in arrivo da altre collezioni cittadine sia pubbliche sia private . E in un gioco di confronti con l’arte internazionale, ecco, negli stessi spazi di Santa Giulia, le opere novecentesche della Collezione Daimler Mercedes, per la prima volta esposte in Italia nella mostra NOVECENTO MAI VISTO. Capolavori dalla Daimler Art Collection. FROM ALBERS TO WARHOL TO (NOW). Due percorsi costellati da alcuni dei nomi più grandi dell’arte del Secolo andato.

Nelle collezioni bresciane punto di partenza sono le opere di Romolo Romani, e i numerosi dipinti di ambito futurista (Dottori, Evola, Depero, Lega, tutti datati entro il 1919); le opere di orientamento infromale (Chighine, Paolucci), i lavori di De Chirico, Morandi, Sironi. E, come omaggio a collezionisti bresciani che tanto peso hanno avuto per le raccolte civiche, come la famiglia Scalvini e Guglielmo Achille Cavellini la mostra si completa delineando un percorso nell’arte italiana dal primo Novecento agli anni Settanta: ancora l’informale  con Crippa, Birolli, Morlotti, Vedova, Turcato;  il movimento spazialista con Fontana, Manzoni, Castellani, Bonalumi, Melotti e, infine,  i protagonisti delle tendenze concettuali e dell’arte povera degli anni Settanta: Pistoletto, Mattiacci, Anselmo, Paolini, Mertz, Fabro, Parmiggiani, Penone, Zorio, Calzolari.

L’altra mostra, quella della collezione Daimler, costola artistica della Merceds Benz, nasce per iniziativa del Comune di Brescia e della casa automobilistica che per la prima volta porta in Italia parte della sua raccolta d’arte che conta oltre duemila opere di quasi settecento artisti internazionali. A Brescia vedremo circa 150 opere, in prevalenza si tratta di lavori relativi al mondo dell’automobile, che vanno da Warhol a Robert Longo, da Szarek a Silvye Fleury. Il percorso è curato da Renate Wiehager, direttrice della Daimler Art Collection.

Informazioni: www.bresciamusei.com

(a.d)

 

 

 

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