Vittorio De Sica. Un ritratto appassionato

La biografia e i capolavori del regista dagli inizi al “tempi nostri”

Una splendida mostra, a Roma, celebra Vittorio De Sica. L’uomo e il grande artista trovano nelle sale dell’Ara Pacis uno sguardo partecipe e profondo. Ecco un ritratto di un appassionato cinefilo che da sempre è grande estimatore del regista ed attore napoletano.

“Certe cose avvengono perchè non si sa la grammatica e il mondo cattivo approfitta dell’altrui ignoranza!” da Umberto D.

Vittorio De Sica sicuramente è tra i più grandi esponenti del neorealismo italiano insieme a Luchino Visconti e Roberto Rossellini. Probabilmente nessuno come lui ha saputo raccontare i cambiamenti della società italiana in un determinato periodo storico raccontando storie di vita quotidiana. Personaggio dalle mille contraddizioni, comunista e amante del gioco d’azzardo (con grande autoironia ha accettato di interpretare personaggi con il medesimo vizio, come nell’episodio Il giocatore del film L’oro di Napoli o ne Il Conte Max di Giorgio Bianchi) De Sica oltre che uno dei più grandi registi della storia del cinema italiano è stato anche un grandissimo attore; tra le tante sono indimenticabili le sue interpretazioni ne Il generale Della Rovere di Rossellini e in Pane amore e fantasia di Comencini.

Il suo cinema è come una linea di confine tra neorealismo e commedia all’italiana; egli ha saputo descrivere in un modo incredibilmente semplice personaggi di un’umanità indescrivibile che si ispirano alla realtà del suo tempo; non a caso infatti nei suoi film oltre ad attori del calibro di Totò ed Eduardo De Filippo (L’oro di Napoli) Sofia Loren (L’oro di Napoli, La Ciociara, Boccaccio ’70, Ieri oggi e domani, Matrimonio all’italiana, I girasoli, Il viaggio) Dominique Sanda (Il giardino dei Finzi Contini) Jean Paul Belmondo (La Ciociara), Silvana Mangano (L’oro di Napoli, Il giudizio universale, Le streghe) e Marcello Mastroianni (I bambini ci guardano, Matrimonio all’italiana, Ieri oggi e domani, Amanti, I girasoli) hanno recitato popolani, professori e avvocati; personaggi come il vecchio professor Ferrari in Umberto D., (interpretato dal linguista Carlo Battisti). La collaborazione più importante della carriera di de Sica è però quella con Cesare Zavattini, autore della sceneggiatura dei suoi film più conosciuti; i due hanno dato vita a un sodalizio artistico tra i più importanti nella storia del cinema.

Le storie raccontate nei film di De Sica portano in risalto il mondo degli umili e degli sconfitti; emblematico da questo punto di vista il surreale Miracolo a Milano con il volo finale dei senza tetto sulla città meneghina ed altri film sono invece più diretti nel raccontare le drammatiche condizioni di vita dell’epoca, come Ladri di biciclette che descrive le difficoltà nel trovare un lavoro per poter sopravvivere e mantenere la propria famiglia nella Roma dell’immediato dopoguerra, con la disperazione che porta a compiere qualsiasi atto o lo struggente Umberto D. in cui il colto e orgoglioso professor Ferrari trova il coraggio di andare avanti per amore di se stesso e dell’amatissimo cane Flike, nonostante la vita gli abbia tolto tutto ma non la dignità e la speranza di andare avanti.

Il cinema di De Sica si pone in un’ottica di riflessione più che di protesta, come se si trattasse di un racconto verista di Verga che non ha come obiettivo la rivoluzione o il cambiamento ma la pura e semplice descrizione degli aspetti più drammatici della realtà che ci circonda. L’arte cinematografica di De Sica permette infatti allo spettatore di immedesimarsi nei suoi personaggi utilizzando abilmente la capacità di suscitare commozione ed empatia per arrivare alla consapevolezza di appartenere al medesimo genere umano e di essere in tantissime cose uguali tra noi nelle nostre diversità; il cinema di De Sica è indubbiamente “di classe” ma riesce alo stesso tempo a non essere politico andando al di là di ideologie o visioni del mondo; (il già citato Miracolo a Milano venne criticato da alcuni esponenti della sinistra dell’epoca perché troppo poco neorealista) non a caso nelle sue rappresentazioni il regista napoletano pone in risalto il mondo dei bambini, i più innocenti, che si trovano immersi in un mondo alla quale devono adattarsi per poter sopravvivere e in cui spesso gli eventi si rivelano più grandi di loro, come nel triste finale del film Sciuscià o ne I bambini ci guardano, film girato In Italia durante la seconda guerra mondiale in cui i piccoli protagonisti sono al centro di un tremendo dramma familiare.

I personaggi dei suoi film ci appaiono spesso in tutte le loro contraddizioni ma la grandissima abilità di De Sica nelle descrizioni fa emergere in queste storie una tale umanità che porta lo spettatore a immedesimarsi completamente nelle vicende da loro vissute.

Nel finale della sua carriera cinematografica, dopo aver girato La Ciociara, probabilmente il suo film più conosciuto all’estero grazie anche alla straordinaria interpretazione di Sofia Loren, De Sica ha virato più sulla commedia all’italiana, e si può considerare Il tetto, film del 1955 come momento di passaggio, anche se il regista ha spesso fatto film di vari genere. Nelle commedie all’italiana affiancando alle tematiche sociali dei suoi film vicende private trattate in chiave più ironica e leggera, rappresentando con semplicità e in modo estremamente efficace la società italiana nel periodo del boom economico. Meritano una menzione particolare alcuni capisaldi del cinema italiano come i pluripremiati Ieri oggi e domani e Matrimonio all’italiano, veri e propri manifesti della commedia all’italiana che fanno leva sul talento della coppia Mastroianni-Loren e rappresentano perfettamente i vizi degli italiani soprattutto per quel che riguarda la sfera privata e sentimentale.

Non di rado De Sica ha utilizzato il surrealismo e l’ideale nei suoi film, oltre che in Miracolo a Milano, anche nel successivo Il giudizio universale L’ultimo grande capolavoro di De Sica è stato Il giardino dei Finzi-Contini, uscito tre anni prima della sua morte in cui ha portato sul grande schermo il romanzo di Giorgio Bassani ambientato in epoca fascista. De Sica ha portato al cinema opere letterarie anche in altre circostanze, oltre a La Ciociara ripreso dal romanzo di Alberto Moravia anche nei meno famosi Teresa venerdì che trae ispirazione da un romanzo di Rudolf Torok, Maddalena: zero in condotta che si rifà a una commedia di Laszlo Kadar, Caccia alla volpe del 1966 tratto da una commedia di Neil Simon e Il viaggio, suo ultimo film ispirato da una novella di Pirandello. Nel corso della sua carriera De Sica ha inoltre condiviso la regia con altri registi, come nel suo primo lungometraggio Rose scarlatte del 1940 realizzato con Vittorio Amato ed ha partecipato a film a episodi con altri registi, come Le streghe con Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi e Luchino Visconti, Boccaccio ’70 con ancora Luchino Visconti, Federico Fellini e Mario Monicelli e Le coppie con Mario Monicelli e Alberto Sordi.

Vittorio De Sica è scomparso nel 1974 dopo aver vinto ben quattro premi oscar (1947 Sciuscià, 1949 Ladri di biciclette, 1964 Ieri oggi e domani, 1971 Il giardino dei Finzi Contini), una Palma d’oro a Cannes (1951 Miracolo a Milano) e un Orso d’Oro al festival di Berlino (1971 Il giardino dei Finzi Contini). Ha lasciato in eredità un gran numero di produzioni che ci permettono di comprendere meglio un periodo storico oramai passato. (v.z.)

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