Base Luna, Foster & Partners architetti spaziali

Una base lunare realizzata con una stampante e firmata da uno degli studi di architettura più importanti del mondo. La fantascienza è qui…

Arthur C. Clarke aveva ragione, una base sulla luna è possibile. Lo scrittore di fantascienza nel 1954 immaginò una “casa lunare” composta da moduli gonfiabili simili ad igloo isolati con sabbia. Sarebbe stato il primo passo verso una struttura a cupola permanente più grande, con un purificatore d’aria basato su alghe, un reattore nucleare e delle “catapulte elettromagnetiche” per lanciare merci e carburante alle navi poste nello spazio esterno.

La base della quale si parla nel 2013 è ben diversa, l’hanno disegnata i londinesi di Foster + Partners su commissione dell’Agenzia spaziale europea (ESA), lo studio d’archistar che s’è aggiudicato il concorso conta tra le sue realizzazioni il Wembley Stadium di Londra, il viadotto di Millau in Francia e gli aeroporti di Hong Kong e Pechino. E ad aggiungere stupore allo stupore è che la base sarà realizzata con una stampante 3D usando materiali locali, nello specifico una “sabbia lunare” nota come “regolite”.

C’è molta Italia nel progetto, a cominciare proprio dalla stampante la Shape 3D inventata da Enrico Dini, la macchina che trasforma sabbia in roccia, capace di costruire ad una velocità di due chilometri l’ora case “stampate” ma anche sculture e una miriade di oggetti d’edilizia e arredo. Nel consorzio anche la Scuola Superiore Sant’Anna, di Pisa, che ha testato la tecnologia di fabbricazione dei moduli abitativi tramite il “D-Shape”. Il gruppo di ricerca ha contribuito per tutti gli aspetti legati al controllo della stampante a sabbia e all’elaborazione di dati e immagini relative alla lavorazione dei moduli costruttivi.

Il progetto di Foster + Partners è per una base in grado di ospitare quattro persone, e offrire protezione da meteoriti, radiazioni gamma e variazioni di temperatura elevate. Il “primo mattone” sarebbe un modulo tubolare trasportato da razzo dal quale si estenderebbe una cupola gonfiabile a fornire una struttura di supporto per la costruzione. Gli strati di regolite sarebbero realizzati sopra la cupola da un robot – stampante 3D a creare un guscio protettivo. Per verificare la possibilità di produrre effettivamente il design, i progettisti hanno stampato un blocco da 1,5 tonnellate usando la roccia di un vulcano, che è molto simile al suolo lunare che sarebbe utilizzata per la colonia vera e propria.

Ha detto Xavier De Kestelier, di Foster + Partners: “Come pratica, siamo abituati a progettare per condizioni climatiche estreme sulla terra e sfruttando i vantaggi ambientali dell’utilizzo di materiali locali, – la nostra abitazione lunare segue una logica simile. E ‘stato un processo di design affascinante e unico, che è stato guidato dalle possibilità insite nel materiale. Non vediamo l’ora di lavorare con l’ESA ed i nostri partner del consorzio sui futuri progetti di ricerca“.

L’ESA ha già individuato un luogo potenziale per la costruzione della struttura – al polo sud della Luna, dove sarà in linea diretta di vista della Terra. Finora, tuttavia, sembra essere tutto ancora in una fase molto precoce, e l’agenzia spaziale deve ancora annunciare i piani e i tempi per la costruzione.

 

LA CORSA ALLA LUNA  S’E’ RIAPERTA?

Mentre Curiosity passeggia su Marte alla scoperta di antiche tracce di vita e qualcuno, come la Mars Society sostiene che una casa sul pianeta rosso sarebbe certo più utile che una base lunare, USA e Cina sembrano oggi i maggiori contendenti all’accaparramento spaziale: la NASA ha nei programmi a lungo termine un ritorno umano sulla Luna nel 2018; nel novembre 2005 la Cina nel divulgare i suoi piani spaziali ha parlato di una missione con equipaggio nel 2017. Se questa volta fosse l’Europa a vincere?   (g.m)

 

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