Mostre imperdibili. Vittorio De Sica, centomila volte grande

Tutti De Sica. A cura di Gian Luca Farinelli. Roma, Museo dell’Ara Pacis dall’8 febbraio al 28 aprile 2013

Attore, regista, cineasta e poeta e interprete. Vittorio De Sica, ovvero uno e centomila come solo lui sapeva essere. “Io sono nato e rinato alla vita artistica almeno cinque volte”, diceva, ma forse fu di più, fu tutti i suoi personaggi e il perché lo spiega il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli: “Cantante e attore di rivista, di prosa, di cinema, De Sica matura, alla fine degli anni Trenta, la consapevolezza che se l’attore rinuncia a risolversi in un personaggio, l’autore, il regista può essere tutti i personaggi, li può recitare tutti. Così da quando diventa regista plasma i suoi interpreti, si identifica con tutti. Mima e ripete con loro ogni singola scena”.  Centomila De Sica confluiti in una biografia umana e professionale di straordinaria intensità. Anche la sua vita di uomo, complessa, lacerata fra molti amori e molte passioni (due mogli, due famiglie contemporaneamente, tre figli) è entrata nella leggenda, così la sua nascita a Sora e gli esordi nel cinema muto, sulla spinta dei successi del varietà e dei suoi dischi. “Vittorio De Sica fu un unicum per lo spettacolo italiano, – ribadisce il curatore della mostra –  una presenza inattesa e fuori dai canoni, una rivoluzione e una ventata di modernità in un paese che non aveva nessun attore da contrapporre a quei divi di Hollywood che, tra muto e inizi del sonoro, avevano schiantato il cinema italiano. De Sica è stato il nostro primo divo moderno, comparabile alle stelle del firmamento cinematografico internazionale, a Maurice Chevalier, a Gary Cooper, a Hans Albers. Ma questo fu solo l’inizio di una carriera che non ha paragoni possibili se non forse Chaplin o Welles”.

TESTARDO INNOVATORE

E arriva la stagione del neorealismo, che lui vive da protagonista assieme a Cesare Zavattini. Vince due Oscar e trasforma attori non professionisti in icone; mentre tra gli anni Cinquanta e Sessanta sa parlare con eguale forza sia che si tratti di commedia sia che firmi i suoi capolavori drammatici. E arriva un altro Oscar e un altro ancora arriverà nel 1972. In cinquant’anni di carriera (anni ’20 – 1974) questo maestro del cinema è il mattatore di 157 film. Più di Totò (107), più di Alberto Sordi (151). Il pubblico lo ama e lo ammira, ne rispetta, continuando ad amarlo, il garbo, la misura, l’eleganza “ma sia come interprete sia come regista è, fino alla fine, testardamente innovatore. Non a caso, continuerà ad avere problemi con la censura cinematografica anche molto dopo la fine della stagione neorealista”, chiosa Farinelli.

LA MOSTRA

Nata dalla disponibilità di molti archivi pubblici e privati italiani e dalla volontà dei tre figli di Vittorio De Sica, che hanno aperto per l’occasione “il libro dei ricordi”, la mostra si snoda tra manifesti, fotografie (oltre quattrocento pezzi unici, sul set e fuori dal set, o in famiglia), immagini in movimento, oggetti di culto (dalla carrellata di costumi originali, strumento chiave per saltare da un personaggio all’altro, alla bicicletta più famosa del cinema, agli Oscar che hanno suggellato i suoi film). Un itinerario costellato di documenti personali, che come occhi di bue illuminano il Vittorio De Sica artista e il De Sica privato, quello con le due mogli, Giuditta Rissone, che ha eccezionalemnte aperto il proprio archivio, e Maria Mercader, e i tre figli (Manuel, Christian, Emi) .

Quattro sale, dodici sezioni: dal primo successo con Mario Mattoli al regista che ha cambiato il corso della storia del Cinema, e c’è il De Sica privato e, nel cuore della mostra, il racconto del sodalizio artistico tra i più felici della storia del cinema: quello con lo scrittore Cesare Zavattini. Si conobbero nel 1939, assieme hanno dato vita a capolavori come Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano, fino a quell’Umberto D. che nel 1952 segnerà un anno di svolta per Vittorio De Sica, con la reazione all’insuccesso e la fuga, in un certo senso, del De Sica attore dai film da lui diretti per trovare altrove e con altri autori la sua migliore espressione (vedi i ruoli in I gioielli di Madame De… di Max Ophüls e in Il generale della Rovere di Roberto Rossellini).

Cuore metaforico e reale di Tutti De Sica, il rapporto con Zavattini ha un cuore tutto suo: l’ideale filiazione da uno dei grandi padri del cinema mondiale, Charles Chaplin, che proprio al termine di una proiezione privata di Umberto D. uscì asciugandosi le lacrime”.

(g.m)

 

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