Flash Art event 2013, un weekend per il contemporaneo. A Milano

E’ una fiera? No è una mostra. No, è fiera e mostra assieme e peraltro ad ingresso gratuito. Flash Art Event parte oggi al Palazzo del Ghiaccio di Milano

Lodevole l’iniziativa di Giancarlo Politi, fondatore di Flash Art, che ha invitando le gallerie milanesi e non (storiche e non) a promuovere attraverso vere e proprie mostre a tema l’arte contemporanea.

55 gallerie, un’ottantina di percorsi tra personali, collettive e un progetto speciale riservato ai giovani della NABA, Nuova accademia di Belle Arti. Se l’arte contemporanea soffre di autoesclusione, questa è l’occasione di avvicinarla ad un pubblico ampio; se Milano è la capitale del contemporaneo mai del tutto risolta, questa sperimentazione va a consolidare il ruolo; se il mercato intermedio langue e la proposta museale scema, questa è l’occasione per rivitalizzarli un po’; se nel weekend  tutto si paga sempre troppo, questa proposta è gratuita. Amen.

La sfilata è considerevole, diversi i bei nomi che hanno fatto l’arte italiana – e non –  dell’ultimo scorcio del Secolo passato e ancora oltre: Nanni Balestrini e Luciano Ori, nello stand di Frittelli tutto votato alla Poesia Visiva; Sol LeWitt da Giuseppe Pero; Domenico Bianchi, Boetti, Ghirri, Spalletti e Prini da Rizziero.

Non manca la storia delle gallerie milanesi: Stein, Marconi, Invernizzi, e immancabile, Massimo De Carlo che porta in mostra Bertrand Lavier, Elad Lassry, Piotr Uklański, Yan Pei-Ming; e poi Massimo Minini e Lia Rumma. E molto altro…

 

Matteo Montagna Maria Grazia, 2012

Matteo Montagna
Maria Grazia, 2012

AMORE MIO (a cura di Marcello Maloberti, Igor Muroni e Arianna Rosica)

Torniamo indietro di quarant’anni. E’ il 1970 Achille Bonito Oliva organizza a Montepulciano la collettiva Amore Mio. L’idea anche in tempo di rivoluzioni era rivoluzionaria: per una volta, le regole dovevano dettarle gli artisti, non i critici: «La mostra vuole inaugurare un diverso comportamento, inedito nella storia del costume culturale: affermare per ciascun artista la diretta responsabilità di configurarsi criticamente al di fuori della consueta mediazione della critica d’arte», recitava il comunicato. Se oggi, anno di grazia 2013, un gruppo di giovani artisti della NABA, una trentina, è chiamato ad evocare le modalità che attivarono l’esperimento di Achille Bonito Oliva, è la conferma che certe rivoluzioni non hanno avuto alcun esito. Selezionati dal Triennio di Pittura e Arti Visive e dal Corso di Sound Design, i giovani chiamati ad autopresentarsi senza nessun’altra mediazione se non quella stessa dei loro diversi linguaggi narrativi: visivo, audiovisivo, installativo e performativo. La drammaturgia del progetto espositivo si genera così dall’ibridazione delle pratiche artistiche in dialogo tra loro.

(a.d)

 

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