Mostre imperdibili. Artisti tra normalità e follia, a Ravenna

Borderline, Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat. Dal 17 febbraio al 16 giugno 2013 MAR Museo d’Arte della Città di Ravenna

Curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo ravennate;  Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta e docente all’Accademia di Brera; e dall’editore – collezionista Gabriele Mazzotta, la mostra vuole superare le sbarre nelle quali mercato e critica hanno rinchiuso l’Art Brut e la cosiddetta “arte dei folli”.

Un’arte che non è marginale per scelta, ma per condizione di chi la produce. E’ il 1945 quando Jean Dubuffet inventa l’espressione “art brut” per indicare le opere di autodidatti che creano al di fuori di ogni regola o considerazione artistica. Sono essenzialmente individui solitari, marginali o ospiti di istituti psichiatrici. Luoghi d’esclusione per eccellenza che Dubuffet visita, tranne poi ampliare le sue ricerche anche alle prigioni. E mentre cerca definizioni adeguate precisa che la follia non è un criterio per designare un creatore di art brut. “Per tutti gli autori di art brut – scrive Sarah Lombardi nel saggio di catalogo – la creazione dipende da una necessità vitale, di carattere rituale, magico, profilattico o terapeutico, tale da rendere il confine tra l’arte e la vita estremamente sottile”. Un bisogno creativo che si manifesta in mille modi e spesso come reazione a un evento doloroso della vita. E quando l’arte diventa la sola compagna, l’autore di art brut produce allora senza posa opere inventive e sovversive, dotate di una forza espressiva incredibile. Opere che non nascono per il mercato, né per essere messe in mostra ma semplicemente per rispondere al bisogno dell’autore.

Dubuffet ha collezionato e conservato opere brut per oltre trent’anni. Ha così proseguito il lavoro iniziato prima di lui da alcuni medici avveduti, ed ha allargato i confini dell’arte, come già avevano fatto alcuni prima di lui: Pablo Picasso con l’arte africana, Paul Klee con i disegni dei bambini… “Ma Dubuffet non si è fermato lì. Scovate nei margini della società, queste creazioni rappresentavano per lui una vera alternativa alla cultura dominante, che lui giudicava “asfissiante”. Non solo si appassionò alle produzioni di art brut, studiandole e collezionandole, ma cercò anche di farle conoscere tramite pubblicazioni e mostre”. Lo scopo? Provocare un rovesciamento dei valori culturali.

Le opere dei folli e l’art brut rappresenta, in sintesi, una modalità propria di essere nel mondo, da comprendere al di là del linguaggio formale. Al di là delle categorie stabilite, esiste dunque un’area della creatività dai confini mobili, dove trovano espressione artisti ufficiali ma anche quegli autori ritenuti “folli”, “alienati” o, detto in un linguaggio nato negli anni ’70, “outsiders”.

Ad aprire la mostra è una sezione introduttiva che passa in rasssegna grandi nomi del passato che hanno espresso sulla tela il lato “oscuro”, nomi come: Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel, Francisco Goya, Max Klinger, Théodore Géricault. Segue una sezione intitolata Nel disagio della realtà dove vengono presentate importanti opere di protagonisti riconosciuti (e dalla vita spesso tormentata) quali Pierre Alechinsky, Karel Appel, Jean Dubuffet, Gaston Chaissac, Madge Gill, Vojislav Jakic, Asger Jorn, Tancredi Parmeggiani, Federico Saracini, Gaston Teuscher, Willy Varlin, August Walla, Wols, Adolf Wölfli, Carlo Zinelli. Nella sezione successivava protagonista è il corpo, che diviene l’estensione della superficie pittorica e talvolta opera stessa nelle sue più sorprendenti trasformazioni. Qui troviamo le opere di Victor Brauner, Corneille, Jean Dubuffet, Pietro Ghizzardi, Cesare Inzerillo, André Masson, Arnulf Rainer, Eugenio Santoro, Carlo Zinelli; poi protagonisti del Wiener Aktionismus come Hermann Nitsch e Günter Brus. Immancabili i ritratti e soprattutto gli autoritratti, estremo tentativo dell’artista di catturare l’inafferrabilità della propria anima. Ecco allora, tra le altre, le opere di Francis Bacon, Enrico Baj, Jean – Michel Basquiat, Pablo Echaurren, Sylvain Fusco, Pietro Ghizzardi, Theodor Gordon, Antonio Ligabue, Lorenzo Viani. Due maschere Sepik vengono inserite, quali emblematici manufatti di arte primitiva, provenienti dalle popolazioni indigene del fiume Sepik in Melanesia. Un’intera sala è dedicata ad Aloïse Corbaz, storica autrice dell’Art Brut; un’altra ancora alle sculture e infine, una sezione dedicata al sogno, all’onirico come fantasma del borderline siamo nel terreno dei surrealisti come Salvador Dalì, Max Ernst, André Masson, Victor Brauner, ma troviamo anche Paul Klee, grande estimatore dell’arte infantile e degli alienati. (g.m) www.museocitta.ra.it

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