Uffizi, ecco la nuova “Sala Michelangelo”

Il nuovo allestimento della Sala 35 della Galleria degli Uffizi, la Sala di Michelangelo, è aperto al pubblico da qualche giorno, vale la pena farvi un salto

Gli Uffizi non ce li meritiamo, se è vero, come riferisce un rapporto di Civita, che più di sei italiani su dieci non frequentano musei, né mostre, né leggono libri. Il che è alquanto frustrante ritrovandosi a scrivere proprio degli Uffizi, e di quel nuovo allestimento della Sala di Michelangelo, che i benemeriti Amici degli Uffizi hanno voluto e finanziato con 130mila euro.

Il risultato è il completo riassetto della sala dedicata al primo Cinquecento fiorentino che oggi ha pareti ridipinte di rosso, una nuova illuminazione, il pavimento marmoreo originale rimesso a nuovo e nuovi impianti di sicurezza al vetro protettivo e antiriflesso del ‘Tondo Doni’ di Michelangelo, l’opera centrale della sala.

Nella notte tra il 27 e il 28 scorsi, il Tondo, noto anche come Sacra Famiglia è stato traslato dalla sala 25 dove era esposto dagli anni ’50, ultima tappa di un peregrinare tra le sale e i corridoi del museo durato quattrocento anni e passa. L’unico dipinto “certificato” di Michelangelo è infatti entrato agli Uffizi all’inizio del XVII secolo e da allora ha cambiato molte volte collocazione. Realizzato da Michelangelo per il mercante Angelo Doni intorno al 1507, dunque poco prima di lasciare Firenze; nel 1594 entrò a far parte delle collezioni medicee, in un primo momento fu collocato negli appartamenti granducali di Palazzo Pitti, nella camera di Ferdinando I de’ Medici che volle la Sacra Famiglia vicino per poterla meglio ammirare; dopo qualche tempo passò alla Galleria degli Uffizi. Lì ritroviamo il dipinto nel 1602 quando lo stesso Ferdinando l’inserì al primo posto in una deliberazione tesa a impedire (con una lungimiranza che oggi sorprende) la dispersione e l’allontanamento da Firenze delle opere dei diciotto maggiori maestri. Da quel momento il Tondo Doni ha cominciato il suo tour secolare nella Galleria, dalla quale, comunque, non è mai uscito fino al 1940, quando lasciò gli Uffizi per essere ricoverato nel rifugio bellico della Villa medicea di Poggio a Caiano.

L’opera rientrò nel Deposito degli Uffizi il 10 giugno 1945, per poi trovare di nuovo collocazione in Galleria dal 24 giugno 1948. Oggi, nella sala 35 trova una collocazione che ne migliora notevolmente la fruibilità. “La maggior parte dei visitatori, che prima s’affollavano davanti alla Sacra Famiglia di Michelangelo, si doveva arrabattare per vederne brani sparsi, incuneando lo sguardo in una selva di teste. Il che poteva andar bene per i molti (purtroppo) che agli Uffizi vengono solo per un rito ineluttabile, ma non certo per coloro che nei dipinti ravvisano un luogo dell’anima”, dice il direttore del museo, Antonio Natali, che prosegue: “Negli Uffizi di domani un requisito dovrà essere privilegiato: gl’intervalli, le sospensioni, le pause, fra un’opera e l’altra. Solo una lettura quieta (e non affastellata) dei dipinti può aiutare la mente e il cuore a comprendere d’essere al cospetto d’un testo poetico che richiede gli stessi tempi d’un brano appunto di poesia (pur sempre testo; che però s’esprime in parole invece che in figure). Già ci siamo mossi in questa direzione con le prime nuove sale dedicate alla ‘maniera moderna’, inaugurate a metà giugno del 2012. Sale segnate da un colore rosso, vibrante e austero a un tempo; il medesimo che d’ora in poi farà da contrassegno agli ambienti in cui siano esposti dipinti del Cinquecento”.

Nella nuova sala il Tondo Doni occupa il centro della lunga parete di fronte all’accesso. Ai suoi lati campeggiano soltanto due le due tavole dipinte per la camera Borgherini da Francesco Granacci, amico di Michelangelo. Sulle pareti di fianco sono esposte le tavole dei maestri che a Firenze diedero vita alle due principali scuole pittoriche d’allora: a sinistra, la Scuola di San Marco, con Fra’ Bartolomeo e Mariotto Albertinelli; a destra, la Scuola dell’Annunziata, con Andrea del Sarto e il ‘compagno’ Franciabigio. Di lato alla porta d’ingresso stanno infine due quadri dello spagnolo Alonso Berruguete, eccentrico e lirico artista venuto a Firenze agl’inizi del secolo, che con Michelangelo e Granacci ebbe buona confidenza. A far da cardine ai dipinti, al centro della stanza, la monumentale statua di Arianna, nota ai più col nome di Cleopatra. È proprio con quest’ultimo nome che la menziona il Vasari, quando l’annovera nel gruppo dei marmi ellenistici i quali, a suo giudizio, furono d’un fascino così intenso da condizionare il corso dell’arte, dando avvio, appunto, alla cosiddetta ‘maniera moderna’.

(a.d)

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