Lincoln, la storia è servita. Garantisce Spielberg

Lincoln, il colossal di Steven Spielberg col suo carico di 12 nomination agli Oscar arriva giovedì 24 nelle sale italiane

Un film che narri la storia italiana, quando non è la storia di Roma antica, è generalmente provinciale e non esportabile, al contrario 20_Lincoln_Spielberg.jpgdai film che ci precipitano nelle pieghe del passato stellestrisce ci aspettiamo record d’incassi. Rassegniamoci, i padroni del mondo non siamo noi, quindi dopo aver registrato i 3 milioni e mezzo di euro incassati da Django Unchained nei primi quattro giorni di programmazione italiana – il film di Quentin Tarantino che tratta di quella piaga che fu la schiavitù – , sorbiamoci questo Lincoln impegnato nella grande guerra civile. E sia detto non per parlarne male (tanto più che si grida al capolavoro) né per mancare di rispetto al maestro Spielberg, il quale le storie se le cerca sempre bene, malgrado possa permettersi di cucire un capolavoro persino dalle stupide vicende di un piccolo alieno che s’è perduto sulla terra. Questa volta, però, l’alieno è lui, il maestro Spielberg, che nell’avvicinarsi al mito (e i miti sono materia fragilissima da trattare) assieme ci offre una lezione di storia, di educazione civica, di democrazia, e di grande cinema.

 

04_Lincoln.jpgLa storia – Fu negli ultimi quattro mesi di vita che  Abraham Lincoln maturò nella sua battaglia più decisiva: tracciare un nuovo percorso per una nazione devastata, a dispetto di circostanze quanto mai avverse e di pressioni estreme sia nella vita pubblica sia nella sfera privata. Un complesso dramma umano sconvolge l’America del 1865 mentre Lincoln moltiplica gli sforzi per fermare la devastante guerra civile non solo ponendo termine al conflitto, ma lottando per far approvare il 13° Emendamento, che abolisce per sempre la schiavitù. Il gesto è una vera e propria sfida, e il Presidente deve attingere a tutte le sue capacità, al coraggio e alla forza d’animo che faranno di lui una leggenda. Lincoln deve vedersela con l’impatto delle sue azioni sul mondo e sui suoi cari. Ma la posta in gioco è ciò che per Lincoln è sempre stata la cosa più importante: costringere il popolo americano e i membri del suo governo di parere opposto a cambiare rotta e puntare più in alto, verso un bene superiore per il genere umano.

14_Lincoln_Jones.jpgDopo essere stato rieletto il Presidente affronta una situazione complessa. La guerra volge a favore dell’Unione, ma il Campidoglio è in tumulto e lui deve fare i conti con un’opposizione democratica che lo insulta come un dittatore (“Abramo l’Africano,” lo chiamano), e anche con una profonda divisione tra fazioni all’interno del Partito Repubblicano. I radicali, guidati da Thaddeus Stevens (Tommy Lee Jones, nominato all’Oscar come attore non protagonista), richiedono una votazione su un emendamento costituzionale porre fine alla schiavitù. I conservatori del partito, la cui eminenza grigia è Preston Blair (Hal Holbrook), sono tiepidi, preferendo spingere per colloqui di pace con la Confederazione piuttosto che pretendere una soluzione decisiva al problema della schiavitù. Spielberg illustra quindi le questioni giuridiche e ideologiche che circondano quello che sarebbe diventato l’emendamento 13 della Costituzione e, una volta che il presidente ha deciso che la ratifica sia cosa giusta e necessaria, deve contemporaneamente tenere assieme il suo partito e conquistare una manciata di voti dai democratici.

Il Lincoln che emerge dalla sceneggiatura scritta dal premio Pulitzer Tony Kushner ed in parte tratta dal best seller di Doris KearnsTeam of Rivals,” è un uomo dai marcati paradossi: divertente e solenne, narratore giocoso e mediatore politico tenace, comandante scaltro e padre vulnerabile. E nell’ora più oscura per la nazione, quando gli eventi esigono il massimo dalle persone, Lincoln deve trovare dentro di sé il vigore e la forza che le circostanze richiedono.

Dice Spielberg: “Lincoln ha guidato il nostro paese attraverso i momenti più difficili e ha fatto sopravvivere gli ideali della democrazia americana, ponendo termine allo schiavismo. Ma nel mio film volevo mostrare qualcosa in più. Lincoln era uno statista e un leader militare, ma anche un padre, un marito e un uomo fortemente incline all’introspezione. Volevo raccontare una storia su Lincoln evitando d’incappare nel cinismo e nell’esaltazione eroica, restando fedele allo spessore dell’uomo, agli aspetti più intimi della sua vita e ai tratti più bonari della sua natura”.

Pe l’occasione il regista è tornato a lavorare con il suo abituale team di collaboratori: il direttore della fotografia Janusz Kaminski, lo scenografo Rick Carter, l’ideatrice dei costumi Joanna Johnston, il montatore Michael Kahn e il compositore John 12_Lincoln_Field.jpgWilliams. Un discorso a parte per Daniel Day-Lewis, il protagonista, che con la sua interpretazione è in pool position per agguantare l’Oscar. La critica mondiale sembra concorde, la barba più famosa e impegnativa della storia Americana trova sul mento di Daniel Day-Lewis l’interprete perfetto, riporta il mito alla sua dimensione di carne e sangue, come se il personaggio fosse un cappotto che aveva indossato da sempre.

Il cast: Daniel Day-Lewis (Presidente Abraham Lincoln), Sally Field (Mary Todd Lincoln), David Strathairn (William Seward), Joseph Gordon-Levitt (Robert Lincoln), Gulliver McGrath (Tad Lincoln), James Spader (WN Bilbo), Hal Holbrook (Preston Blair), Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens), Tim Blake Nelson (Richard Schell), John Hawkes (Robert Latham), Stephen Henderson (William Slade) e Gloria Reuben (Elizabeth Keckley).

(g.m)

 

 

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