Mostre imperdibili. Il tempo secondo Kentridge, al MAXXI

“William Kentridge. Vertical Thinking”, fino al 3 marzo 2013, Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. A cura di Giulia Ferracci

Raccontare il tempo è una delle sfide più belle per l’arte visuale, e forse è anche la più frustrante perché il suo fluire è misterioso, perché c’è sempre un momento compreso tra un tic e un tac che sfugge alla vista e alla lettura. Il tempo è solo una convenzione, ci ricorda William Kentridge nella mostra appena inaugurata al MAXXI, è una misura standardizzata che l’umanità dà per scontata. E’ una falsa certezza quotidiana che ci imprigiona o ci libera con l’avanzare delle teorie scientifiche e poi c’è un tempo, quello che coincide con il XIX secolo, che è il tempo delle possibilità. E’ il tempo dell’uomo e della sua “macchina del tempo”: l’orologio, lo strumento che lo sincronizza agli altri e che l’uomo crede di comandare con un semplice giro di carica.

E’ in un’atmosfera fiabesca e sospesa di fine ‘800 che la grande installazione The Refusal of Time, momento centrale della mostra di Kentridge, immerge lo spettatore. Una monumentale realizzazione nata per Documenta 13 e presentata al MAXXI in prima italiana. Una macchina pulsante che ricorda le invenzioni di Leonardo è il fulcro attorno al quale si muovono onde sonore, immagini, ombre cinesi. I fusi orari, l’inseguirsi di albe e tramonti, le false carte geografiche a segnare il contraltare del tempo (lo spazio) e poi i danzatori come ombre a interagire con i più diversi segnatempo: megafoni cilindrici, ruote, orologi ottocenteschi orchestrati da giganteschi metronomi proiettati sulle pareti. Adoperando una molteplicità di media (disegni, film, musica, danza, azione teatrale) l’artista sudafricano – celebre per quei disegni a carboncino con cui realizza mirabolanti film d’animazione – ha sviluppato l’idea dell’installazione con il fisico e storico della scienza Peter L. Gallison. Il compositore Philip Miller, la video artista Catherine Meyburgh, la danzatrice e coreografa sudafricana Dada Masilo, hanno collaborato a questo epico quanto fiabesco racconto dell’inenarrabile.

E allora viene in mente un altro artista che pure ha trattato recentemente con la materia delicata del tempo, Christian Marclay che con The Clock ha conquistato il meritato premio alla Biennale 2011. L’artitsa ha campionato migliaia di estratti di film dando vita a un montaggio di 24 ore che si svolge in tempo reale. Il risultato è talvolta ossessivo, il tempo di Marclay sembra ben più nemico di quanto appaia nell’opera di Kentridge che, al contrario, ispira il dolce abbandono dello stupore, almeno nel tempo concesso alla visita.

La mostra Vertical Thinking fa parte del progetto Kentridge a Roma, realizzato in sinergia da MAXXI, Fondazione Romaeuropa, Teatro di Roma - per rendere omaggio al grande artista e creare l’ occasione per conoscere la sua opera inconfondibile, complessa, originale. Oltre alla mostra ha debuttato in prima italiana lo spettacolo Refuse the Hour, al Teatro Argentina nell’ambito del Romaeuropa Festival 2012 in coproduzione con Teatro di Roma. Un’“opera da camera” con stravaganti macchinari e la presenza in scena dello stesso artista. Informazioni mostra: www.fondazionemaxxi.it

(a.d)

Still dei video di The Refusal of Time

 

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