Daniel Buren, costruire sul passato. Mostra imperdibile a Catanzaro

DANIEL BUREN. Costruire sulle vestigia: impermanenze Opere in situ. Intersezioni 7 – Catanzaro, Parco Archeologico di Scolacium fino al 14 ottobre 2012. L’evento espositivo è curato da Alberto Fiz, direttore del MARCA

Intersezioni è un ponte sul tempo e la natura, un momento di confronto tra la contemporaneità e il patrimonio archeologico dei luoghi che negli anni passati ha regalato a questo angolo di Calabria “fuori rotta” nomi del calibro di Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino e poi Dennis Oppenheim e Michelangelo Pistoletto. Dopo costruito un cielo multicolore al Grand Palais,  e offerto ai 300mila visitatori di Monumenta la visione “alterata” della grande struttura del grande sito parigino, il francese Buren con i suoi interventi, apparentemente minimi, offre al visitatore nuove riflessioni sul passato, sul tempo, sulla percezione. Afferma Alberto Fiz: “La nuova edizione di Intersezioni è un punto di approdo per un evento di anno in anno sempre più ambizioso. In quest’occasione, Buren ha sviluppato un sincretismo con le vestigia antiche annullando la distanza temporale tra il mondo antico e quello contemporaneo. Un intervento, il suo, radicale e coraggioso dove appare evidente come sia il Parco di Scolacium a provocare l’opera la quale esiste solo in stretta relazione con il contesto ambientale. Si tratta di una vera e propria svolta anche rispetto agli altri importanti progetti realizzati in questo luogo.” Nei punti nevralgici del parco archeologico, ecco la realtà trasformata da Buren: la Basilica illuminata da vetrate in plexiglas rosse e blu che la riportano ad un reale immaginato; il Foro reinventato con un colonnato di 53 elementi in legno che prendono forma dai frammenti esistenti; e poi lo spettacolare intervento nel Teatro dove l’artista ha concepito una struttura specchiante di oltre 30 metri di lunghezza e di oltre tre metri d’altezza che raddoppia l’immagine dell’antica costruzione. E  lo sguardo si disorienta, la percezione del luogo subisce una progressiva trasformazione, lo spazio rinasce e si nasconde, è una realtà virtuale. Buren, assicurano, è apparso particolarmente affascinato dall’uliveto che circonda il parco, per questi alberi secolari ha creato quindi un’installazione di oltre 20 elementi che abbraccia gli ulivi evidenziandone le caratteristiche e la peculiarità. “Le mie installazioni – ha detto – permettono sia d’accentuare le linee di forza già esistenti all’interno del Parco, riempire dei vuoti, come nel caso della Basilica, replicare forme geometriche semplici, disegnare delle linee nello spazio, rilevare le altezze, come nel caso del Teatro, o ancora, rintracciare delle colonne che non sono mai esistite, come avviene nel Foro.”

A completamento un’altra installazione concepita ad hoc, Cabane éclatée aux 4 couleurs: travail in situ, un nuovo lavoro della serie Cabane éclatée al via negli anni ‘70. Sono strutture esplose al loro interno che si aprono al vuoto e assorbono il luogo che le circonda condividendone l’esistenza. Informazioni www.intersezioni.it

© Riproduzione riservata

Tag