Di Stefano è autore di “Sonno’s song” ultima sua fatica e di “Tutto fumo e niente Ariosto”, pubblicati entrambi con la casa editrice romana Fermento, un concentrato della sua filosofia di vita on the road. I suoi progetti e le sue scelte sono contraddistinti da eclettismo e coraggio, infatti Ruben Toms si è convertito al Buddismo di Nichiren Daishonin e dal 1987 fa parte della Soka Gakkai Italiana e in più fin da piccolo ha sempre parteggiato per i Lakota Sioux, tant’è che fa parte dell’associazione Culturale Wambli Gleska, rappresentante ufficiale in Italia della Nazione Lakota Sigancu di Rosebud, Sud Dakota
Come nasce la passione per la scrittura ?
Sin da bambino ho sempre scritto molto e riempito interi quaderni di parole e di storie. Ho sempre fatto così: Inizio da una frase buttata lì per caso e ci costruisco intorno una storia.
E lo pseudonimo da dove nasce?
E’ un vezzo. Ruben Toms è proprio un nome da scrittore, non trovi?
Il primo libro “Tutto fumo e niente Ariosto” parla di America, di nativi americani e di Leonard Peltier, un giovane attivista, che durante una manifestazione per i diritti degli indiani d’America nel 1977 fu arrestato per l’uccisione di due agenti dell’FBI e condannato all’ergastolo.
Ho scritto “Tutto fumo” essenzialmente per dire che Leonard Peltier è innocente. Peltier è stato condannato dagli Usa in perfetto stile “sovieticus”. La sua drammatica vicenda rimane una delle più colossali ingiustizie che un essere umano abbia dovuto subire. Qualcuno lo ha definito il Nelson Mandela degli Usa. E sono perfettamente d’accordo.
Quando nasce questa passione che ti lega ai nativi americani?
E’ presto detto. Negli anni settanta ho letto “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” scritto da Dee Brown e da lì non ho più smesso di parteggiare per gli Indiani d’America, in particolare per i Lakota Sioux. Per farla breve: ci sono scrittori che hanno attaccato al muro il poster di Robert Kennedy. Io quello di Tatanka Yotanka (Toro Seduto).
Fai parte di un’associazione per i diritti dei nativi americani che si muove in Italia, ma cosa vi prefiggete?
Si, faccio parte di Wambli Gleska, rappresentante ufficiale in Italia della Nazione Lakota Sigancu di Rosebud, Sud Dakota, il cui Presidente, il mio amico Alessandro Martire, è membro onorario di suddetta nazione. Wambli Gleska è un’associazione culturale senza fini di lucro costituita ufficialmente per espressa volontà del Consiglio Tribale dei Lakota Sicangu di Rosebud (Sud Dakota), del Presidente e del Consiglio degli Anziani, nonché voluta dai Leaders Tradizionalisti come: Chief Leonard Crow Dog Sr.E’ nata in Italia nel 1995 per diffondere nel nostro Paese la cultura tradizionale del Popolo Lakota, nonché promuovere riconoscimenti e rapporti internazionali con i vari Governi locali, per i diritti umani della Nazione Lakota Sioux. Chi volesse darci una mano è il benvenuto. Visitate il nostro sito: (www.wambligleska.it/index.htm )
C’è attenzione in Italia verso i diritti dei nativi o no?
Direi un’attenzione piuttosto scarsa, a parte qualche eccezione. Ci sono ancora troppe inesattezze, pregiudizi, falsità. Stereotipi duri a morire. Devi tener conto che la maggior parte dei libri scritti su di loro è opera dell’”Uomo Bianco”. Un libro voglio consigliarlo a tutti i lettori, è un po’ datato, ma ancora attualissimo per le tematiche che affronta, trattasi di “Uomo bianco scomparirai” di Sten Steiner, Jaca Book edizioni.
In questi giorni è in libreria il tuo secondo romanzo pubblicato sempre con Fermento di che cosa parla , dove è ambientato?
“Sonno’s song” è fondamentalmente un’autoironia nei confronti del mio pseudonimo letterario. Ruben Toms è convinto che il suo fantasticare possa trasformare la realtà. A questo “sproposito” ci dà dentro con la fantasia.
E’un momento difficile per la cultura italiana per l’editoria, per il cinema, forse anche per l’arrivo dell’elettronica, degli e.book
Per “Little Italy” è sempre un momento difficile, cultura, editoria, cinema. Credo che in questi settori ci siano molti, troppi palloni gonfiati. E l’elettronica, gli e.book non c’entrano niente con il momento difficile. Per il resto posso dirti che i momenti difficili, le difficoltà mi esaltano. Mi ci butto dentro a capofitto.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho iniziato a scrivere il mio terzo romanzo, per adesso poche frasi buttate qua e là su un quaderno. Ma ho la storia ben chiara in mente compreso il finale. E sto scrivendo, insieme ad un mio caro amico, la sceneggiatura per un cortometraggio. (Antonella Matranga)
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