Mondiali ’82, un sogno di 30 anni fa

“Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo”. Mancano pochi minuti alle dieci di sera di domenica 11 luglio 1982, e la voce di Nando Martellini annuncia che l’Italia è iridata di calcio per la terza volta dopo i titoli conquistati nel 1934 e nel ’38.

Davanti ai teleschermi ci sono 36 milioni e 700mila persone. Il poker sarebbe arrivato quasi un quarto di secolo dopo, nella Berlino del 2006. Dalla magica notte del “Santiago Bernabeu” sono passati ormai trent’anni e alcuni dei protagonisti non ci sono più. Il commissario tecnico Enzo Bearzot è morto nel dicembre del 2010, il libero Gaetano Scirea è rimasto vittima, appena 36enne, di un incidente stradale avvenuto in Polonia all’inizio di settembre dell”89. Nello stadio del Real gli azzurri sconfissero la Germania Ovest per 3-1 nonostante l’assenza di Giancarlo Antognoni e all’infortunio che, dopo appena otto minuti, costrinse Francesco Graziani a uscire. Si passò dalla disperazione, quando a metà frazione di apertura Antonio Cabrini sbagliò un rigore, alla gioia più sfrenata: nella ripresa a segno Paolo Rossi su cross di Claudio Gentile, Marco Tardelli con un tiro dal limite dell’area (il suo successivo urlo di gioia è il simbolo della competizione) e Alessandro Altobelli. I tedeschi risposero con il solo Paul Breitner. E poi fu festa grande con il capitano Dino Zoff che alzò al cielo la coppa consegnatagli dal re di Spagna Juan Carlos. Un’immagine immortalata, in un quadro, anche da Renato Guttuso.

E poi come dimenticare l’incontenibile entusiasmo del presidente della Repubblica Sandro Pertini che, nel viaggio aereo di ritorno, in coppia proprio con Zoff sfidò a scopone scientifico Franco Causio e Bearzot? E dire che il cammino dell’Italia, nel girone di Vigo, era stato alquanto travagliato. Zero a zero all’esordio con la Polonia, uno a uno (con gol di Bruno Conti) contro il Perù, e altro 1-1 (a bersaglio Graziani) col Camerun. Polemiche a non finire, con l’allenatore contestato per non aver convocato Evaristo Beccalossi e Roberto Pruzzo, e soprattutto per aver insistito su un Rossi inizialmente spento. Alla fine la decisione del silenzio stampa. Le cose cambiarono radicalmente nei match, sulla carta impossibili, con Argentina e Brasile disputati al Sarrià di Barcellona. Il confronto con i biancocelesti, ricordato anche per il leggendario duello tra Gentile e un giovanissimo Diego Maradona, fu conquistato dall’Italia per 2-1: colpirono Tardelli e Cabrini prima del punto realizzato da Daniel Passarella. Decisiva fu la gara, ricchissima di emozioni, con la Selecao. Gli azzurri, obbligati a vincere, sbloccarono subito il risultato proprio con Rossi. Pareggio dei sudamericani con Socrates, e nuovo vantaggio dell’undici di Bearzot con Rossi che siglò anche il definitivo 3-2 dopo che Paulo Roberto Falcao, allora in forza alla Roma, aveva firmato il 2-2. Poi, al Camp Nou di Barcellona, la semifinale con la Polonia che fu una formalità: altri due gol di Rossi, uno per tempo, e pratica archiviata con un agevole 2-0. (Marco Fornara)

 

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