Documenta 13, si parte | Un tour fotografico

Dal 1955, ogni cinque anni, Documenta ha presentato le nuove tendenze dell’arte contemporanea. I tedeschi la chiamano anche “weltkunstschau” (mostra d’arte globale), la mostra, considerata assieme alle biennali di Venezia, Rio e Sidney l’evento artistico più significativo del pianeta, apre oggi i battenti con gran pompa e la presenza del presidente tedesco Joachim Gauckse. Per cento giorni – fino al 16 settembre – il cuore dell’arte batte a Kassel.

L’altro giorno il velo di silenzio col quale la direttrice Carolyn Christov-Bakargiev aveva rivestito l’edizione numero 13 di Documenta è stato sollevato. Oggi sappiamo i nomi dei 300 partecipanti che invadono la cittadina dell’Assia del Nord  (qui l’elenco completo) e conosciamo i luoghi esatti in cui gli eventi si svolgeranno, a Kassel e molto oltre. Ci saranno infatti mostre nella capitale afgana di Kabul, al Cairo in Egitto, e nel Parco Nazionale di Banff, nello stato canadese di Alberta. A Kassel sono 30 le sedi designate, tra cui il Fridericianum museum, la Documenta Halle, e la Neue Galerie. E poi istituzioni scientifiche e storiche, come l’Ottoneum, l’Orangerie e la più “borghese” Ständehaus, un complesso comprendente una stazione ferroviaria, un parco e un cinema e che versa in stato di abbandono dal 1950.

 

Nell’elenco dei 300, come avevamo anticipato (qui) non tutti i partecipanti sono necessariamente artisti, e non tutte le loro opere sono necessariamente opere d’arte. Gli artisti sono però oltre 150 provenienti da 55 diversi paesi, poi ci sono artisti di ritorno, non-artisti e curatori. Ci sono biologi e fisici, nonché artisti d’altri tempi come Salvador Dalì. Tra i grandi nomi Rosemarie Trockel, già a Documenta nel 1997, e il Sud-africano William Kentridge -, al quale Christov-Bakargiev ha scelto di dedicare una personale.

Distruzione e ricostruzione” è il tema centrale di questa edizione, ispirato direttamente alla Christov-Bakargiev dalla distruzione causata dalla Seconda Guerra Mondiale a Kassel. Non mancano contenuti ecologici e o animalisti (la curatrice ha in un’intervista con la Süddeutsche Zeitung ha sostenuto anche il diritto di voto per i cani), come l’idea che l’antropocentrismo abbia sottomesso con violenza piante e animali espresso con chiarezza nel Giardino delle farfalle della biologa e teologa Kristina Buch, qui i visitatori possono vedere bruchi nei loro bozzoli, esempio che si lega anche al tema della ricostruzione. Uno dei progetti in programma al Karlseaue park è strettamente connesso alla letteratura. Per tutta l’estate, i visitatori del ristorante del parco potranno incontrare poeti, romanzieri e saggisti. Giocando con l’idea di creare uno spazio privato per la narrativa in un luogo pubblico, il progetto mette in vetrina uno scorcio della vita quotidiana degli scrittori. Gli otto autori che partecipano al progetto restituiscono qualcosa fuori dal comune che pure è la loro quotidianità: la scrittura.

Documenta fornisce anche l’occasione per scoprire storie dimenticate, come quella dell’ “Apfelpfarrer” (“Il pastore della mela”), Korbinian Aigner (1885-1966). Aigner nei suoi sermoni criticava fortemente il nazismo e per questo finì nel campo di concentramento di Dachau. Lì, coltivò una nuova varietà di mela che poi ha continuato a disegnare per diversi anni. Documenta mostra i suoi quadri di mele in una grande sala, e un alberello della varietà di mele che il pastore aveva sviluppato è stato piantato nel parco.

Un altro progetto insolito è quello del fotografo Lee Miller (1907 – 1997). Nel 1945, l’artista americano lavorò come corrispondente di guerra a Monaco di Baviera, dove rimase per diversi giorni nell’appartamento di Hitler, nel centro della città. Il giorno del suicidio del dittatore, stava facendo un bagno nel suo bagno scattandosi alcuni autoritratti. Documenta espone questa serie di foto, insieme ad altri “souvenir”, come un tovagliolo con le iniziali del Führer, e un portacipria che Miller trovò nell’appartamento.

Avremo modo nei prossimi giorni di approfondire le partecipazioni italiane a Documenta (alcuni anticipi nell’articolo di presentazione) anche se un po’ d’Italia la porta con se anche Carolyn Christov-Bakargiev . La direttrice americana, invisa a molti colleghi e donna decisamente passionale e combattiva, tanto che c’è chi l’ha chiamata la piccola Moubarak di Kassel, tra i suoi numerosi incarichi è stata co-curatore di Villa Medici a Roma dal 1998 al 2000; dal 2002 al 2008 è stata capo curatore al Castello di Rivoli a Torino, dove ha anche lavorato come direttore ad interim nel 2009. Ha infine partecipato all’organizzazione della prima triennale di Torino, nel 2005. Il suo concetto di arte è alquanto eretico: “un mistero dell’arte è che non sai di cosa si tratta fino a quando non è più quello che era“. Bella riflessione!

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