“Il presidente Oscar Luigi Scalfaro” dalla penna di Gianfranco Quaglia

Come responsabile della redazione di Novara del quotidiano “La Stampa”, Gianfranco Quaglia ha seguito tutte le visite nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola del capo dello Stato Oscar Scalfaro morto a 93 anni a fine gennaio. E recentemente gli ha dedicato un libro intitolato “Il presidente Oscar Luigi Scalfaro

Il volume di Gianfranco Quaglia è arricchito dalle fotografie di Mario Finotti e da altre immagini d’archivio, e da tre discorsi pronunciati da Scalfaro durante il settennato. In precedenza, era stato parlamentare dal 1948 al ’92 quando, nel giro di un mese, fu eletto prima presidente della Camera e poi della Repubblica. E l’ultima parte della sua esistenza l’ha dedicata a incontrare i giovani e a difendere la legge fondamentale. Il lavoro del 65enne Quaglia, inserito nella collana “Gli aironi”, mette in evidenza anche lo stretto rapporto tra Scalfaro e la sua terra d’origine, dalle risaie al monte Rosa, dalle nebbie alle calure estive, tanto che non trasferì la residenza neppure nel periodo in cui fu al Quirinale. “Quella che ho scritto – dice – non è l’agiografia di un democristiano o di un devoto alla Madonna, ma la descrizione della figura di un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita al servizio dello Stato. Tutti noi che l’abbiamo seguito per motivi professionali via via abbiamo scoperto la sua coerenza, la sua correttezza e anche la sua capacità d’indignarsi con la fermezza del credente. In questo istant book ha trovato posto il racconto dei miei incontri con lui e anche un’intervista, inedita, che mi rilasciò al raggiungimento dei sessant’anni di vita politica”.

Un capitolo è dedicato alla figlia Marianna “che è sempre rimasta accanto al padre – aggiunge – pur mantenendo una posizione defilata”. Non manca un ricordo che si deve allo studioso don Angelo Stoppa, deceduto 14 anni fa, che fu tra i primi a invitare il futuro presidente a candidarsi all’Assemblea Costituente. “Scalfaro – racconta Quaglia – gli rispose con un “Non se ne parla nemmeno”. Chiese allora consiglio a un magistrato della Corte d’appello di Torino che lo invitò invece a entrare in politica, e soprattutto fu Leone Ossola, il vescovo della Liberazione, a convincerlo a fare questo passo. Anche se, come ha ricordato più volte, lui la toga da magistrato se la sentiva cucita sulla pelle”. Un’altra sua frase celebre, che Quaglia puntualmente ha annotato, è relativa alla morte della moglie avvenuta, per complicazioni post parto, 17 giorni dopo la nascita di Marianna: “Non siamo nati per capire tutto; siamo nati per amare sempre”. Il volume racchiude inoltre la testimonianza di molti novaresi che l’hanno conosciuto: come i ministri Franco Nicolazzi e Maurizio Pagani, il senatore Ezio Leonardi, e i sindaci di Borgolavezzaro Gino Radice e Gianluigi Lovati. “Con il paese della Bassa, che alla pari di Napoli – conclude – l’aveva fatto cittadino onorario, aveva un legame strettissimo tanto che vi tornava frequentemente per delle rimpatriate con gli amici”. (Marco Fornara)

 

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