Cannes 65. “On the road”, alla ricerca del vero Kerouac

Aspettavamo On the road di Walter Salles nelle selezioni di Venezia ‘68, andrà a Cannes – in gara – e l’attesa cresce, anche se in Italia il film tratto dal capolavoro di Jack Keroauac sarà in sala solo ad ottobre.

On The Road non può essere accolto come un film qualunque, non da chi ha letto il libro a 15,16, 17 anni nell’incredulità di una scoperta datata “nientemeno” che al 1957.

Fu 55 anni fa che il romanzo uscì negli Usa, Kerouac lo aveva completato, dice la leggenda, in tre settimane (in realtà vi impiegò 7 anni) su un rotolo di carta per telescriventi e mettendo in pratica quella scrittura a fiume, istintiva, spontanea che divenne il suo marchio di fabbrica. In Italia Mondadori pubblicò “Sulla strada” nel 1959 per con la traduzione di Magda De Cristofaro e l’introduzione di Fernanda Pivano.

Una bibbia, un manifesto per giovani contro, col sogno di una beat generation arrivata troppo presto e troppo presto sparita, consumata, bruciata come quei “favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Ooohhh!” e se troppo a lungo Kerouac è stato liquidato come il padre della beat generation e il nonno degli hippy è la stessa figura dello scrittore, che venerava la letteratura come un dio, a meritare d’essere trascinata fuori dai luoghi comuni, dall’ingessatura d’essere il principe della devianza, gran sacerdote di tutte le culture trasgressive, il guru delle generazioni perse del dopoguerra. Il film ci riuscirà?

 

KEROUAC L’INCOMPRESO

 

Jack Kerouac fotografato da Tom Palumbo, circa nel 1956

Io non sono un beatnik, sono un cattolico” affermò nella prefazione di Vagabondi del Dharma  e  appare meno strano se consideriamo che arriva da un uomo che scrisse nel 1951: “La Chiesa è l’ultimo rifugio del mondo, il primo e l’ultimo. E’ l’edificio tangibile del Signore …”. Editori, seguaci in cerca di legittimazione ed emuli hanno contribuito a trasformare lo scrittore nel teorico dell’edonismo libertario, della sessualità selvaggia, della “dotta ignoranza” o della “spontaneità creativa”. Lui che invece si definiva solo “mistico cattolico, strano, solitario e folle” e che nel commentare On The Road, scrisse: “Il libro ha guadagnato la reputazione di una sorta di roba anarchica (…), non era così. E’ stata davvero la storia di due compagni cattolici, in giro per il paese in cerca di Dio“. Certo, la ricerca mistica di Kerouac non era quella della classe media ed è innegabile che sia stato autore di una rottura trasgressiva con il mondo ed i suoi idoli, sociali o politici. Era favorevole al vagabondaggio, ai peccati ed agli eccessi ma non ha mai confuso i mezzi con i fini, mai confuso la felicità, o la ricerca di amore e pace, con il sesso e la droga.  Uomo dalle letture “istruttive” (Rabelais, Villon, Proust, Celine, Shakespeare, Joyce, Ezra Pound, Meister Eckhart, Dostoevskij), l’altro dio di Kerouac era la letteratura. E lo scrittore per lui era una sorta di sacerdote di un rito sacro. In una lettera del 1957, equiparando la pittura e la scrittura, disse, “Io dipingo ciò che vedo, quindi, il colore e la linea, appunto, … Il colore è il sangue di Cristo” e ancora: “Scrivo perché tutti moriamo“.

UNA LUNGA GESTAZIONE

Locandina

Torniamo al film e alla sua particolare genesi. A possedere i diritti cinematografici del libro da almeno trent’anni era Francis Ford Coppola che lungamente ha cercato la chiave giusta per realizzare una sceneggiatura sulla parabola di Moriarity Dean e Sal Paradise (Neal Cassady e Jack Kerouac) sulle strade d’America. In molti si sono cimentati a spezzettare in scene la storia, da Barry Gifford, a Russell Banks, a Roman Coppola, figlio di Francis, ma nessuno aveva fatto centro. Inoltre pare che Coppola avesse voluto attori sconosciuti nella parte dei due protagonisti ma gli studios volevano delle star, nomi del calibro di Johnny Depp, Brad Pitt, Colin Farrell e ancora, Coppola voleva il bianco e nero e gli studios volevano il colore. Insomma, nessuno sembrava sapere in quale direzione andare in un tira e molla che pareva infinito.

Poi sono arrivati, nel 2004 I diari della motocicletta con conseguente plauso internazionale, lo sceneggiatore José Riviera è stato nominato per un Academy Award; Walter Salles, il regista brasiliano ha ottenuto altri riconoscimenti. Francis Coppola ha trovato la coppia che faceva per il suo Kerouac, d’altronde I diari della motocicletta parlano di un paio di ragazzi – uno dei quali Ernesto Guevara (el Che) in giro del Sud America in motocicletta, una Norton del ’39.

In rosso il percorso di On the road

On The Road parla di un paio di ragazzi in giro per il Nord America a bordo di una Hudson del ’49…

Del cast fanno parte grandi nomi come Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Steve Buscemi, Kristen Stewart, Amy Adams, Alice Braga, Elisabeth Moss, Tom Sturridge e Danny Morgan. Sam Riley (Joy Division) è Kerouac e Garrett Hedlund (Tron Legacy e Country Strong) è Cassady.Il film è stato girato tra agosto e dicembre del 2010 prevalentemente tra Montreal, New Orleans, Messico, San Francisco. Walter Salles, alla ricerca di una maggiore autenticità, assieme a Garrett Hedlund nel mese di aprile del 2011 ha trascorso due settimane percorrendo 4.000 miglia su una Hudson del ’49 attraverso le strade degli Stati Uniti. Hanno volutamente evitato le autostrade costruite dopo il 1950, ripercorrendo come meglio potevano il cammino originale sulla corsia ideale di Jack & Neal.

 

 

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