Lorenza Foschini. La tv è sogno, parola di signora “Misteri”

Lorenza Foschini, laureata in Filosofia, giornalista e scrittrice di successo, volto storico del TG2, ha lavorato per anni in Rai con i più grandi da [...]

Lorenza Foschini, laureata in Filosofia, giornalista e scrittrice di successo, volto storico del TG2, ha lavorato per anni in Rai con i più grandi da Sergio Zavoli a Giovanni Minoli. E’ stata, tra l’altro, la conduttrice di un memorabile programma Rai, “Misteri”.  Oggi è una meravigliosa signora che si dedica esclusivamente alla scrittura, una passione, questa, nata tra le telecamere.

Ci racconta della nascita della sua esperienza con Misteri?

Io sono stata molto fortunata perché sono passata da uno all’altro dei maestri della televisione: ho iniziato con Sergio Zavoli al Gr1. Per inciso, sono stata fortunata a trovarmi al posto giusto proprio nel momento in cui le donne cominciavano ad andate in video. Conducevo il telegiornale, facevo la vaticanista, e un giorno mi arrivò la telefonata di Giovanni Minoli che ascoltava i miei servizi da tutto il mondo; mi comunicò che aveva acquistato un format francese, Misteri , aggiungendo che io sarei stata la persona adatta a condurlo.

 Avevo una formazione tutta giornalistica, poi sono andata a lavorare con lui ed ho trovato un uomo di un’apertura, di una disponibilità incredibili, io non sapevo niente di programmi televisivi e capii che la grammatica televisiva di un programma di rete era completamente differente dal fare un telegiornale o un servizio di due minuti. Ero a digiuno di tutto quando ho cominciato il programma Misteri.

Giovanni Minoli mi ha insegnato l’abc della televisione, lui mi ha insegnato che anche se si  vuol fare cultura bisogna sempre usare un linguaggio chiaro perché la tv è un mezzo rivolto ad un grande pubblico dove la qualità deve essere rispettata ma  non bisogna mai usare un linguaggio inaccessibile. La tv non è uno strumento naturalmente votato al fare cultura, bisogna conoscere molto bene la televisione se si vuol fare qualcosa che arrivi anche culturalmente e questo me l’ ha insegnato Giovanni Minoli. Lui diceva sempre: “Devi lavorare con il cervello ma devi tener presente sempre la pancia il cuore, testa e cuore mai separarli.”

E’ stato però lungimirante nel vedere in lei la conduttrice dietro la vaticanista…

Lui ha creato una dinastia di conduttori, ha un grande fiuto, poi è uno che ti dà fiducia, pronto a ritirarla, certo, nel caso avessi fallito. Spesso si arrabbiava e mi diceva: “Ecco voi giornalisti pensate che la televisione sia come fare il telegiornale”, io ignoravo la bellezza delle immagini, il gusto dell’immagine, portare il mondo nelle case delle persone questo me l’ha insegnato lui . Che è poi l’abc della televisione.

Cosa pensa delle giornaliste, penso alla Busi o alla Costamagna, che s’improvvisano conduttrici di programmi con pessimi risultati di critica e di ascolti?

La colpa non è la loro, io ho avuto la fortuna di avere Giovanni Minoli che è il numero uno. Loro vengono un po’ buttate lì senza essere preparate. Giovanni spesso mi trattava male ma io gli sarò sempre grata. Ad esempio mi è molto dispiaciuto il duetto tra Luisella Costamagna e la ministra Carfagna.  Ci sono stati errori di grammatica televisiva.

Una brutta pagina di giornalismo, possiamo dirlo?

Certo, infatti non può un conduttore mettersi al disopra dell’ intervistato. Questo lo faceva Oriana Fallaci con la carta stampata, quando intervistava i potenti facendogli dire a volte un po’ ciò che voleva lei. A volte inventandosi dopo le domande… Ma in televisione non si può. Se avesse avuto un capo come Minoli non sarebbe accaduto. Poteva, certo, arrivare a raggiungere il suo scopo caustico, critico ecc.. ma attraverso tutta un’ altra strada.

Dopo Misteri?

C’è stato il Filo di Arianna con Freccero; dopo andai alla vicedirezione di Rai Due, ma io mi sono sempre sentita portata verso il prodotto.

Ci ricorda del programma con Carlo Sartori a Rai Sat?

Carlo Sartori è stato una persona professionalmente valida e profondamente buona, è un termine démodé ma è così. Lui mi ha dato tanta fiducia, avevamo un comune amico Renzo Arbore che mi disse:”Lorenza tu sai fare bene le interviste sai ascoltare le persone, perché non ti fai raccontare non la grande storia che fa Minoli ma la piccola storia, perché non ti fai raccontare la piccola storia dai grandi protagonisti”, questa che fu un idea di Arbore io la proposi subito a Sartori che mi diede tanta fiducia. Feci tante puntate con Marco Giudici, un’altra persona che ama e sa fare la televisione, non valorizzato come meriterebbe.

Marco Giudici, l’attuale vicedirettore di Rai Due?

Sì, lui è un po’ come Minoli, appassionato, capace di perdere il tempo sognando i programmi, sono dei sognatori . Il mio programma venne affidato a Marco Giudici e in quel momento mi è  un po’ cambiata la vita perché grazie a Sartori e a Giudici cominciai a scrivere i miei libri il Cappotto di Proust e quello con  Giovanni Sartori.

Le piace la televisione di oggi?

No, non hanno ancora capito che la televisione è fatica, è un lavoro di squadra, manca la cura dei particolari è una questione di passione e gusto. Molti si sentono soddisfatti per il solo fatto di essere lì, in video e si dimenticano delle persone che sono a casa che vogliono dimenticarsi la crisi, i problemi, lo spread ma vogliono sognare. La televisione è un grande mezzo per far sognare, certo è molto più facile offrire un pacco, far sognare le persone è  complicato è una narrazione.

Ritornerebbe a lavorare in televisione?

Parentesi conclusa, ho lasciato la Rai due mesi fa. A Rai Sat ho fatto una serie fortunatissima La Democrazia in trenta lezioni con Giovanni Sartori il più grande politologo vivente. Lì ho avuto l’ennesima lezione di televisione da Marco Giudici che mi disse: “Sì Lorenza, va bene fare un programma sulla democrazia ma le lezioni non devono durare 40 minuti come se fossimo all’università ma 5 minuti”, io rimasi tramortita perché non avevo il coraggio di dire una cosa del genere a Giovanni Sartori, il più importante politologo al mondo. Io volevo spiegare cos’è la democrazia ma Sartori ha capito immediatamente quel che volevamo. In effetti il telespettatore ormai si è  impigrito non è  più abituato a concentrarsi e tenerlo attento per 5 minuti è una grande vittoria. Da questo programma è nato un libro Lezioni di democrazia edito da Mondadori che ha avuto tante edizioni, in Messico, Spagna , in tutto il mondo.Ed anche il libro: Il Cappotto di Proust è nato grazie a Rai Sat dove  feci un documentario dedicato a Piero  Tosi, il più grande costumista italiano, che mi raccontò una storia pazzesca, cosicché partii per la Francia e scrissi il libro, uscito in America , in Germania e in questi giorni persino in Brasile. Carlo Sartori è stato un uomo straordinario perché mi ha aperto una fase nuova della mia vita

Una nota rosa: ho visto una foto bellissima di quando conduceva Misteri: un sorriso pazzesco degli occhi velati di malinconia, una faccia da attrice, intensa… Forse manca questo a tante sue colleghe giornaliste che oggi fanno le conduttrici..

Ti ringrazio tanto, ma sai io ho letto tutta la vita ed ora, alla mia età, mi ritrovo tutte quelle letture …

Cosa vuol dire che le letture le hanno dato bellezza ?

Si anche… Grazie sei stata tanto gentile…

 (Virginia Zullo)

© Riproduzione riservata

Tag