Massimo Gramellini, conosciamolo meglio

Gli italiani che meritano di essere immortalati in un poster sono quattro: Camillo Cavour, Ennio Flaiano, Indro Montanelli e Rino Gaetano. Parola di Massimo Gramellini. [...]

Gli italiani che meritano di essere immortalati in un poster sono quattro: Camillo Cavour, Ennio Flaiano, Indro Montanelli e Rino Gaetano. Parola di Massimo Gramellini. Li ha indicati in un suo libro del 2009 “Buongiorno – Dieci anni”. Dove aveva confessato anche di soffrire di tre allergie (pollini, formaggi e… arroganti) e di amare oltremisura farinata, sushi e torta di meringa e cioccolato senza dimenticare un bicchiere di dolcetto d’Alba “Rubis”. Il suo ultimo lavoro letterario com’è noto è “Fai bei sogni”, romanzo autobiografico in cui svela come, solo ormai cinquantenne, ha scoperto il “segreto” legato alla morte di sua madre avvenuta quando lui aveva appena nove anni. Da ormai diverse settimane sta dominando le classifiche dei volumi più venduti, il che, per altro, non può sorprendere considerando il successo delle 25 righe del suo “Buongiorno” che compaiono in fondo alla prima pagina del quotidiano di cui è vicedirettore, “La Stampa”, dal 12 ottobre 1999. Dove cura anche “Cuori allo specchio”, rubrica di posta sentimentale; e, in più, ogni sabato sera è ospite della trasmissione di Rai Tre “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio. Tutto ciò anche se il giornalista e scrittore torinese, nelle cui vene scorre pure sangue romagnolo, in un’altra sua opera, “Granata da legare”, ironicamente alla voce “occupazione” aveva scritto che seguiva le partite del Toro, leggeva qualunque cosa riguardasse il Toro, si lamentava delle ingiustizie subite dal Toro, si commuoveva per le imprese e i disastri del Toro, e soffriva e talvolta gioiva con il Toro. Il tutto prima di aggiungere: “Scrive anche su “La Stampa”, nel tempo libero”. Il suo amore per le maglie color del sangue e del barbera è “una malattia dell’infanzia”. Così aveva sottolineato ancora in “Buongiorno – Dieci anni” dove, inoltre, aveva indicato come libro da portare su un’isola deserta “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, e come sua poesia preferita “If” di Rudyard Kipling. Come disco aveva invece scelto “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, come inno di autoricarica “Viva la vida” dei Coldplay, come film “Il laureato” con Dustin Hoffmann, e come programma televisivo una qualsiasi puntata di “Quelli della notte” di Renzo Arbore. La sua carriera l’ha iniziata occupandosi di sport anche se l’unica disciplina praticata sembra essere quella di… tiratore di coriandoli. Dal “Corriere dello Sport-Stadio” è passato a “Il giorno” dove ha raccontato il primo scudetto del Milan di Silvio Berlusconi. Nel 1988 l’approdò a “La Stampa”, alla redazione di Roma, con continue trasferte a Napoli per seguire le prodezze di Diego Maradona. Successivamente eccolo a Montecitorio e inviato di guerra nella Sarajevo sotto assedio prima del ritorno a Torino. (Marco Fornara)

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