Grandi mostre. Aspettando Vermeer a Roma

“VERMEER. IL SECOLO D’ORO DELL’ARTE OLANDESE”  – Roma, Scuderie del Quirinale (1 ottobre – 20 gennaio 2013) – www.scuderiequirinale.it C’è ufficializzazione, la prossima mostra alle […]

VERMEER. IL SECOLO D’ORO DELL’ARTE OLANDESE”  – Roma, Scuderie del Quirinale (1 ottobre – 20 gennaio 2013) – www.scuderiequirinale.it

C’è ufficializzazione, la prossima mostra alle Scuderie del Quirinale sarà un vero blockbuster. Amatissimo da un pubblico vasto, grazie anche a un paio di successi cinematografici, Johannes Vermeer (1632 circa – 1675) avrà la prima grande esposizione mai realizzata in Italia. Sarà un autunno intenso sul fronte mostre? Con Picasso a Milano e Vermeer a Roma parrebbe di sì, intanto alle Scuderie proprio ieri hanno dato il via alle prevendite dei biglietti, perché se per forza di cose non potranno essere molti i Vermeer esposti, fu pittore che dipinse poco e meno resta, avvicinare il naso – si fa per dire – al perfettissimo universo pittorico del maestro di Delft è sempre un privilegio.

Ragazza col cappello rosso - National Gallery Washington

Organizzata dall’azienda speciale Palaexpo, la mostra è curata da Arthur K. Wheelock, curator della Northern Baroque Paintings – National Gallery of Art di Washington; Walter Liedtke, curator della sezione European Paintings del Metropolitan Museum of Art di New York e Sandrina Bandera, soprintendente per il patrimonio Artistico Storico, Artistico ed Etnoantopologico di Milano.

I dettagli della mostra non sono stati ancora resi noti, l’annuncio parla genericamente di un’accurata selezione di capolavori di Vermeer, assieme ad opere degli artisti suoi contemporanei, tra i massimi protagonisti dell’arte di genere del secolo d’oro olandese. Magari ci sarà la Ragazza con la brocca d’acqua del Met, e La ragazza col cappello rosso della National Gallery of Art di Washington che sarà certo uno dei pezzi forti dell’esposizione, realizzata in un momento in cui le poche opere del genio olandese sono in tournée mondiale. La ragazza con l’orecchino di perla ed altri capolavori della reale galleria Mauritshuis de L’Aia, che detiene la maggiore raccolta di Vermeer, saranno in Giappone da giugno a gennaio per poi trasferirsi negli States (leggi articolo). E queste si possono presumibilmente escludere dal computo.

UN PITTORE PER POCHI  

Uno degli aspetti più sconcertanti d’arte di Vermeer è il numero apparentemente esiguo di dipinti che sembra aver prodotto. Le sue opere accertate sono al massimo 36 e lo studioso John Montias, che ha analizzato attentamente ogni brandello superstite delle testimonianze storiche riguardanti l’arte dell’olandese e la sua vita, ha ipotizzato che il numero totale dei dipinti eseguiti tra la sua prima opera datata, La mezzana (1656) e il 1675, anno della sua morte, è compreso  tra i 40 e i 60. Ovvero Vermeer dipinse probabilmente solo due o tre opere l’anno, ed è un numero irrisorio se confrontato allo standard dei pittori olandesi del Secolo d’Oro.

Centinaia le opere superstiti di artisti del calibro di Rembrandt, Hals e Van Goyen, quest’ultimo ha lasciato addirittura oltre mille dipinti, perché, allora,Vermeer dipinse tanto poco?

Giovane donna con brocca d'acqua, Met - New York

Le risposta accettata dalla maggioranza degli storici incrocia due motivi su tutti: un fattore tecnico ed uno relativo alla sua visione dell’arte. La precisione di tono e di contorno sono gli artifici che consentono a Vermeer di sostenere l’illusione della realtà ed è un approccio tonale di lentissima applicazione, che richiede lunghi tempi di “sedimentazione”.

Anche la composizione deve averlo rallentato non poco: Vermeer forse ha trascorso molte ore a organizzazione e riorganizzare gli oggetti che intendeva rappresentare, le loro posizioni e l’intervallo spaziale tra essi, quello che si chiama spazio negativo, hanno nella sua opera pari significato espressivo, e nessun altro artista prima o dopo Vermeer ha raggiunto un tale livello.

In fase di restauro i raggi X hanno rivelato un numero impressionante di correzioni nelle sue composizioni. Sembrerebbe insomma che Vermeer fosse un pittore contemplativo che potrebbe aver trascorso lunghe ore a riflettere sulle esatte relazioni tematiche e formali.

L’altro motivo della scarsità della sua produzione starebbe nella sua visone dell’arte. E’ stato artista capace di infondere un senso di dignità senza tempo e una gravità morale straordinaria alle sue scene di vita contemporanea; il suo alto concetto della pittura, che lo fece morire in povertà e ossessionato dai creditori,  fu evidentemente condiviso da pochi mecenati, uno su tutti Pieter van Ruijven di Delft, cui si sommano pochi clienti occasionali della élite sociale olandese.

L’uomo, che forse aveva con la famiglia legami ben più stretti di quelli di un semplice cliente, assicurò a Vermeer la sopravvivenza ed ha consentito la rintracciabilità di almeno 21 dei suoi dipinti.  Nel 1696 ad Amsterdam si tenne l’asta dei beni di Giacobbe Dissius, che aveva ereditato con il matrimonio la collezione d’arte di Pieter van Ruijven, i documenti di quella vendita sono stati fondamentali, anche se all’appello mancherebbero sempre alcuni dipinti, i celebri Vermeer mancanti, 9, forse 10 capolavori che non vedremo mai.

Attraverso più di centocinquanta anni di studio partiti almeno dal 1850, gli studiosi hanno individuato 34, forse 35 o 36 dipinti che possono con sicurezza essere attribuiti a Johannes Vermeer. Il loro compito è stato reso difficile per una serie di motivi: lo stile variegato e mutevole, la gamma delle sue scelte tematiche, il fatto che ha firmato meno della metà di quelle opere che ancora sopravvivono e datata solo una, e che, per diverse centinaia di anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1675, nessuno conoscesse la reale portata della sua opera. Quanta bellezza sprecata.

 

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