Emilio Fede, è arrivato il momento della bocciofila

Perdiamo Emilio Fede, il direttore del tg più fazioso della televisione italiana. Dopo 23 anni di “onorato” servizio in casa Mediaset e a 24 ore […]

Perdiamo Emilio Fede, il direttore del tg più fazioso della televisione italiana. Dopo 23 anni di “onorato” servizio in casa Mediaset e a 24 ore dalla diffusione della notizia di un suo tentativo di depositare in una banca svizzera 2,5 milioni di euro – tentativo fallito che gli è costato anche una denuncia alle autorità – sveste quell’abito che tanto somigliava alla livrea di un maggiordomo. Licenziato. Un comunicato stringato giunge ieri sera alle redazioni, vi si legge tra l’altro “Dopo una trattativa per la risoluzione contrattuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine, Emilio Fede lascia l’azienda“. Al suo posto Giovanni Toti, 43 anni, direttore di Studio Aperto, cresciuto nelle testate giornalistiche del gruppo.

81 anni a giugno, Fede è entrato in Fininvest nel 1989. Primo direttore di un telegiornale Mediaset, ha cominciato con Studio Aperto; poi nel ’92 l’arrivo al Tg4. Nel ’94, con la “discesa in campo” di Berlusconi, il suo sostegno aperto ne  accompagna tutta la stagione politica. Tra vittorie e sconfitte, il fido Fede è sempre lì, a sperticarsi in lodi ai limiti del grottesco, a regalare al pubblico le immagini più smaglianti del leader (agli avversari, è ovvio, solo ghigni); a infilare richiami e multe dall’autorità delle telecomunicazioni per il mancato rispetto della par condicio. Non se ne cura, anche se alle critiche replica sempre con veemenza, o con querele, come quella che nel 2002 inviò a Nanni Moretti (“Fede è un violento”, disse il regista in comizio) o, in tempi recenti, la lettera velenosa  recapitata a Gad Lerner in risposta ad un articolo su Vanity Fair e che il giornalista dell’Infedele ha ieri pubblicato sul suo blog.

La parabola di Fede comincia a declinare a fine 2010, quando esplode il caso Ruby e lui, Lele Mora e Nicole Minetti vengono inquisiti per favoreggiamento alla prostituzione; con Mora è inoltre indagato per bancarotta:  avrebbe trattenuto par sè parte del prestito di 2 milioni 850mila euro che Berlusconi fece all’agente dei vip per evitargli il fallimento. Il suo rassicurante e plastificato paternalismo quando alle 19 conduce il tg, va a stridere fortemente con quanto riportano le cronache. La sua immagine di giornalista è ulteriormente compromessa. Poi la faccenda della valigetta piena di soldi, l’intervista al Corsera nella quale denunciava strane manovre in Mediaset… e l’epilogo.  E’ adesso bocciofila!

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