Vasco, il coraggio dei tempi difficili

Evviva Vasco che non ha paura di mostrasi al mondo ancora dolente e reso fragile dalla malattia avuta. Vasco che solo tra un anno, dicono […]

Evviva Vasco che non ha paura di mostrasi al mondo ancora dolente e reso fragile dalla malattia avuta. Vasco che solo tra un anno, dicono i medici, sarà completamente ristabilito, ma che non può fare a meno di creare.  E di vincere. Il Komandante dà una lezione di comunicazione a tutti, se non vuoi che corrano voci strane, racconta. E lui racconta, e ci mette anche il cuore. Sulla sua pagina FB ecco la narrazione delle difficili settimane che hanno accompagnato la realizzazione del progetto L’Altra metà del cielo. E scrive: “Per ricantare le tredici canzoni del progetto AllaScala, riarrangiate da Celso Valli in chiave Classica Pop ho affittato l’ultimo piano di un albergo e impiegato un mese e mezzo. Dai primi di gennaio alla metà di febbraio. È stata un’esperienza tra le più dure e difficili della mia vita. I motivi non sono stati solo artistici”. Entrare nel clima diverso, adattarsi a nuovi arrangiamenti, il primo gradino delle difficoltà:Tutto ciò era già una sfida notevole. Difficile e interessante. Ma il problema più grave era il mio stato di “convalescente” che non mi permetteva di avere l’energia solita e necessaria.

Le vicissitudini che tutti conoscete…i tre esami diagnostici con anestesia totale i sei mesi di antibiotici e la mia veneranda età …incidono e incideranno ancora molto sulle mie facoltà psicofisiche. […] Cantare quindi le canzoni è stata una vera impresa“.

Quattro settimane di prove, tentativi, sconfitte, incubi: “È stato uno dei periodi più difficili della mia vita. Poi un giorno tutti i fattori si sono improvvisamente ritrovati e impastati da una buona dose di disperazione mi hanno spinto a cominciare a cantare con enorme tensione la prima canzone. Alla fine Nicola mi dice “mi sembra che vada bene! È venuta benissimo. A quel punto dico “mettine su un’altra subito

Risulta perfetta anche questa senza una minima pecca. Una interpretazione fantastica. Non credevo alle mie orecchie. Dico a Nicola “dai proviamone un’altra”!…e poi un’altra e poi un’altra.

Roba da pazzi! Cinque canzoni in un pomeriggio e tutte perfette. Un vero miracolo di Padre Mio. Una cosa assolutamente incredibile, impossibile, inimmaginabile. Un mese di sofferenza è esploso in un minuto di totale e completo trasporto artistico. Non dimenticherò mai questo periodo“.

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