Luca Signorelli “de ingegno et spirto pelegrino”. Perugia, Orvieto, Città di Castello 21 aprile – 26 agosto 2012.
La prima monografica dedicata all’artista rinascimentale dal 1953 si articolerà in tre sedi espositive: a Perugia nella galleria Nazionale dell’Umbria, a Orvieto nel Duomo, nel museo dell’Opera e nella chiesa dei Santissimi Apostoli, a Città di Castello nella pinacoteca Comunale. Più di 100 le opere ad oggi concesse, di cui 66 del pittore cortonese per un racconto che nel tracciare la carriera dell’artista ne documenta le esperienze formative, i dialoghi intessuti con alcuni fra i più geniali artisti del suo tempo, le eredità ricevute e quelle tramandate. La mostra è curata da Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini, a promuoverla un ampio insieme di enti pubblici e fondazioni, l’organizzazione è di Civita.
Nato a Cortona intorno al 1450, Signorelli fu secondo il Vasari, il quale tramanda la gran parte delle informazioni che di lui sono arrivate, pittore “tanto famoso … quanto nessun altro in qual si voglia tempo sia stato giammai”. Uomo “de ingegno et spirito pelegrino”, secondo Giovanni Santi, padre di Raffaello che lo “dipinge” come un intellettuale. Luca comincia il suo apprendistato da adolescente con Piero della Francesca, poi va a studiare con il maestro fiorentino Andrea del Verrocchio, nella cui bottega transitano Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo de Credi, Pietro Perugino, inevitabilmente da questi maestri “ruba” quello che può. E’ però nelle vesti di assistente del Perugino che realizza la sua prima opera nota, Testamento e morte di Mosè, nella Cappella Sistina a Roma, siamo nel 1482.
Tra questa data e quella della sua morte, nel 1523, Luca lavorerà in tutto il centro Italia per alcuni dei più grandi mecenati del secolo, guadagnandosi una giusta e immensa reputazione. Così come Antonio Pollaiuolo, dal quale è certo che trasse insegnamento, trascorrendo un tempo considerevole come suo alunno o assistente Luca è attratto dal corpo umano e dal suo movimento. Austero, solenne, Signorelli dipinge il bello ma non è pittore della bellezza; poco attento, forse, alle questioni teoriche dell’arte, il suo obiettivo primario è il racconto, la narrazione, l’illustrazione nella quale riesce a farci sentire tutta la dignità della natura e della forma umana. Ogni sua figura così è uno studio sincero dalla vita. E se la nobile bellezza degli angeli, dei santi, della madonne, deve elevare la mente al culto, la tristezza della vecchiaia sul viso e persino nel corpo dei suoi Gesù bambino molto meno aggraziati di quelli dei suoi contemporanei, trasmettono pathos, così come la realistica bruttezza di certi suoi personaggi e persino le imperfezioni formali di alcune sue opere.
Per tutto questo Signorelli è un uomo moderno, la sua austera visione del mondo ci è vicina, e le sue immagini appartengono al presente.
LA MOSTRA
Il percorso ideale della mostra parte dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, dove sarà illustrata l’intera carriera artistica di Signorelli (www.gallerianazionaleumbria.it). Qui è ospitato quel capolavoro di Piero della Francesca, il Polittico di Sant’Antonio (1468), collocato come punto di partenza per approfondire le frequentazioni giovanili dell’artista rinascimentale (Verrocchio, Pollaiolo, i fiamminghi), quindi la sua partecipazione al cantiere della Cappella Sistina, dove ebbe modo di confrontarsi con altri grandi (Perugino, Pintoricchio, Bartolomeo della Gatta, Botticelli e Ghirlandaio) e quindi il Signorelli “intellettuale”, interprete attento della tradizione classica, ammesso a frequentare i più raffinati circoli neoplatonici della Firenze di Lorenzo il Magnifico.
Tra le opere giovanili in mostra, la bellissima Pala di Sant’Onofrio, conservata nel museo Capitolare di San Lorenzo di Perugia, e assieme ad un ampio numero di dipinti autografi e di opere rappresentative degli artisti che hanno influito sulla sua formazione e sulla sua attività, una selezione dalla ricchissima, affascinante produzione grafica, attenta alle moderne ricerche fisiognomiche e alla tensione dinamica dei corpi.
Irrinunciabile una tappa nel Duomo di Orvieto (www.opsm.it), dove Signorelli ha affrescato il grandioso ciclo della Cappella di San Brizio (1499-1504), mentre all’interno del Museo dell’Opera del Duomo (MODO) sarà allestito il cantiere di restauro della Pala di Paciano aperto al pubblico ed esposte la Santa Maria Maddalena ed il raro dipinto su tegola di terracotta che ritrae Luca Signorelli e Niccolò Franchi. Un’anteprima fresca di restauri è la Libreria Albèri, un suggestivo ambiente decorato con soggetti profani da Luca Signorelli e dalla sua bottega, sede della biblioteca raccolta dal vescovo Albèri.
L’ultimo segmento dell’esposizione nel monumentale palazzo Vitelli. Oggi sede della pinacoteca di Città di Castello, il palazzo fu costruito agli inizi del XVI secolo dall’omonima casata alla quale Signorelli si legò fin da giovane. Per i Vitelli, Luca realizzò il ritratto di Niccolò e dei suoi figli Camillo e Vitellozzo, a committenti del luogo sono legate altre opere rilevanti, a cui guardò con particolare attenzione Raffaello. Come la pala del Martirio di San Sebastiano (1498-1500 circa), esposta accanto alla sola opera di Raffaello tuttora esistente a Città di Castello il Gonfalone della SS. Trinità (1499 circa), e poi tra altre opere di Signorelli in mostra, lo Stendardo di San Giovanni e la Pala di Santa Cecilia, conservate nello stesso palazzo. A chiudere il percorso una serie di opere degli ultimi anni della sua carriera, nelle quali lo sguardo del pittore diventa più cupo ma crescono dettagli paesaggistici e figurativi suggestivi e spesso insoliti.

L.Signorelli, Vergine con il Bambino e i santi Giovanni Battista, Onofrio, Lorenzo e Ercolano. Museo del Duomo di Perugia

L.Signorelli, Vergine con il Bambino e i santi Giovanni Battista e due Profeti. Galleria degli Uffizi Firenze

L.Signorelli, Vergine con il Bambino e i santi Bernardo, Antonio da Padova e Giovanni Evangelista. Prato, Farsetti Arte
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