Berlino, il cinema italiano c’è

L’emozione, la commozione, il potere del teatro e la forza del cinema. I fratelli Paolo e Vittorio Taviani hanno riportato in Italia, dopo 21 anni [...]

L’emozione, la commozione, il potere del teatro e la forza del cinema. I fratelli Paolo e Vittorio Taviani hanno riportato in Italia, dopo 21 anni l’orso d’oro del festival di Berlino. A Daniele Vicari il premio del pubblico per “Diaz Non pulire questo sangue’” film dedicato ai tragici fatti del G8 di Genova.

Il film dei fratelli Taviani: Cesare deve morire, (in sala dal 2 marzo prodotto da Kaos Cinematografica con Rai Cinema e distribuito da Sacher), è un’opera dalla location e dai protagonisti d’eccezione.

Girato nella sezione di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia, tra detenuti a volte marchiati dal “fine pena mai”, il film come un documentario d’autore entra nelle pieghe della vita quotidiana della sezione, la cinepresa spia nelle celle, segue i detenuti nell’ora d’aria, e soprattutto durante quei laboratori teatrali realizzati dal regista Fabio Cavalli che restituiscono a queste vite segnate qualche momento di altrove, ovvero la possibilità, attraverso la recitazione di entrare in  dimensioni di libertà.

I Taviani seguono le prove dello spettacolo fino alla messa in scena finale del Giulio Cesare di Shakespeare. Ha dichiarato Vittorio Taviani al Corsera che l’idea è giunta loro dopo la visione commovente de La tempesta, messa in scena dagli stessi detenuti e “ci è venuta l’idea: mostrare la realtà della vita in carcere e la risposta di bellezza del teatro”. ”Questo premio ci dà gioia soprattutto per chi ha lavorato con noi. Sono i detenuti di Rebibbia guidati dal regista Fabio Cavalli che li ha portati al teatro. Questi detenuti-attori hanno dato se stessi per realizzare questo film”. Ha detto Paolo Taviani, all’Ansa, commentando il riconoscimento ricevuto alla Berlinale.

Il festival tedesco, per tradizione è particolarmente sensibile alle tematiche sociali, i premi conferiti ai due film italiani ne sono la dimostrazione. Un doppio successo che rincuora: il cinema italiano non è solo commedia.

 

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