La giornata mondiale del gatto… e i mici di Hemingway

Nella placida quanto genetica indifferenza dei diretti interessati, si festeggia oggi – venerdì 17 febbraio -  la giornata mondiale del gatto. La ricorrenza a vedrà [...]

Nella placida quanto genetica indifferenza dei diretti interessati, si festeggia oggi – venerdì 17 febbraio -  la giornata mondiale del gatto. La ricorrenza a vedrà in molte località celebrazioni pubbliche: tour per colonie feline, esposizioni, incontri. C’è anche una pagina FB dedicata, sulla quale trovare consigli e dritte (qui).

Irresistibile bestiola per otto milioni d’italiani i cui mici hanno deciso di concedere loro l’onore di una convivenza. Bipedi da sempre attratti dal mistero gatto, dalla magica componente felina alla quale la scelta del diciassette febbraio come giornata dedicatagli si richiama di proposito. L’anagramma del diciassette in cifre romane si legge infatti “VIXI”, ovvero, “vissi”, che è come dire che solo il gatto che ha vissuto sette vite può affermare d’aver già vissuto. Gattofili in festa dunque, quelli senza nome e i tanti nomi noti che perpetuano così la storia che vuole anche tra gli umani illustri innumerevoli gattari. Lo era Hemingway, che nella sua villa di Kay West viveva assieme a 57 bestiole pelose, e che quando era in giro per il mondo telefonava spesso a casa proprio per avere loro notizie. E così, data la devozione del grande scrittore, un gatto ha preso il suo nome: “Gatto Hemingway”, o polidattilia, è un felino che, invece delle normali 18 dita dei piedi, ha sei o più dita ai piedi anteriori e talvolta una in più sul posteriore.

Della specie Hemingway ammirava lo spirito e l’indipendenza;  acquistò il suo primo felino dal capitano di una nave a Key West, in Florida, dove ebbe la sua villa per molti anni. Oggi, circa 60 felini vivono presso la casa museo Ernest Hemingway , protetti dai termini del testamento. Alcuni di questi loro sono i discendenti diretti del primo felino di Hemingway e sono diventati delle vere e proprie celebrità.

Un gatto ha assoluta onestà emotiva: gli esseri umani, per un motivo o l’altro, possono nascondere i propri sentimenti, un gatto no“, diceva il premio Nobel.

Anche Eduardo De Filippo amava i felini, e si racconta che scrivesse con la gatta accoccolata sulla pagina sinistra. La stessa che potrebbe avergli fornito ispirazione per ‘A gatta d’o palazzo.

Perché oggi si diventi gattofili va chiesto a ciascuno, ma molti sono d’accordo nell’affermare che il rapporto col gatto rappresenta il piacere della conquista. Semplicemente sono animali che non si vendono per una ciotola di cibo, e che quindi sanno dimostrare, a modo loro, affetto sincero.

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