E’ trambusto nel mondo dell’arte, la sorella minore di Monna Lisa, conservata al Prado e presente nelle collezioni reali di Spagna almeno dal 1666 (è quello il primo riferimento riscontrabile su documenti) ha rivelato dopo il restauro una nuova storia, ed è una storia tutta da scoprire.
Andiamo con ordine, prima del restauro il dipinto sembrava solo una banale copia della Gioconda, una Gioconda un po’ triste e scura, troppo scura, tanto che sembrava realizzata nel ‘600, magari da un pittore fiammingo o olandese. Poi la rivelazione, la scoperta, che gettanuova luce sull’originale del Museo del Louvre e in genere sull’opera di Leonardo.
I laboratori di restauro del Prado s’erano messi al lavoro per restaurare e ripulire la Monna Lisa bis per poterla concedere in prestito al Museo del Louvre dove a marzo si terrà una mostra sul lavoro di Da Vinci. I bravi restauratori hanno prima compiuto un approfondito studio tecnico, e dopo una ripulitura complessa e laboriosa lo sfondo nero s’è riempito con una pittura di luce. Non è una banale copia, hanno sentenziato, ma una replica, non c’è dubbio, dipinta da uno degli allievi prediletti del genio.
Gli esperti sono in dubbio tra due nomi: Andrea Salai (che poi divenne uno degli amanti del docente) e Francesco Melzi. Ieri il capo curatore della pittura italiana e del Rinascimento al Prado, Miguel Falomir, ha optato per il secondo. Ha spiegato, ha detto a El Pais che non ci sono dubbi circa la simultaneità tra l’esecuzione della replica e l’originale. Insomma, quando Leonardo da Vinci dipingeva la sua Monna Lisa, l’allievo faceva lo stesso, una sorta di copia simultanea, un work in progress parallelo. Perché Leonardo ha permesso a Melzi o Salai di sedere al suo fianco e dipingere lo stesso soggetto è però un mistero.
Gli esperti del Prado pensano che, al contrario della tante copie che abbondano nel mondo, questo dipinto fornirà nuove informazioni sulla stessa Gioconda dal Louvre e c’è di più. Si pensa che la Gioconda sia il ritratto di Lisa Gherardini, moglie di un ricco mercante fiorentino chiamato Francesco del Giocondo. Approssimativamente avrebbe avuto 30 – 35 anni, la ragazza del Prado è invece più giovane, di anni ne ha una ventina. Se fosse la figlia dell’altra ?
Ma è un’ipotesi come un’altra mentre i restauratori continuano nel loro lavoro, rimuovendo gli strati di vernice che per oltre 500 anni hanno coperto il volto della ragazza nella foto. Tra le due Gioconda, realizzate su tavole di dimensioni simili, e di noce, elemento questo che corrobora la nuova teoria. Anzi, viene considerato l’elemento decisivo di conferma. Dal mese di marzo, la Monna Lisa del Prado sarà esposta al Louvre accanto alla Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Chiunque potrà verificare differenze e somiglianze e soprattutto si aprirà, molto probabilmente, un nuovo dibattito sui limiti e i confini del restauro delle grandi opere della storia dell’arte.
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