Ocre, una mostra archeologica sui Normanni

E’ la prima volta che vengono presentati i risultati delle ricerche archeologiche più recenti, relative agli anni dal 2000 al 2010, effettuate sul versante aquilano […]

E’ la prima volta che vengono presentati i risultati delle ricerche archeologiche più recenti, relative agli anni dal 2000 al 2010, effettuate sul versante aquilano del Gran Sasso. Al monastero-fortezza di Santo Spirito di Ocre, sino al 31 dicembre 2012 è visitabile la mostra “I signori di Ocre: dai Vestini ai Normanni” organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo e il dipartimento di storia e metodologie comparate dell’Università dell’Aquila. L’iniziativa si articola in due sezioni. Nella prima sono state ordinate le testimonianze della vita nel castello: una serie di reperti che consentono la ricostruzione dell’immagine storica del locale maniero e dei suoi abitanti. Da quando il rilievo collinare si popolò a partire dall’arrivo dei Normanni conquistatori, sino al suo abbandono nel corso del Cinquecento, passando attraverso le distruzioni compiute dagli Aquilani nel 1293 e da Braccio da Montone nel 1423.

Nella seconda parte, ecco invece cinque corredi funerari provenienti dalla vicina necropoli di Fossa, a cominciare da una tomba femminile riferibile alla prima età del ferro, nel cui corredo è presente una caratteristica tazza in bronzo da “sommelier” utilizzata per assaggiare il vino. Il modo di combattere in linea di fanti armati di lance e pugnali corti è invece ben espresso dal sepolcro maschile, risalente al settimo secolo avanti Cristo, in cui sono conservati anche punte in ferro tipiche dei “bastoni da sci” e ganci ad omega che servivano ad allacciare alti scarponi adatti alla guerra in montagna.

 

 

Il cambiamento, avvenuto durante la successiva età arcaica, delle tattiche belliche, ben si evince da un altro avello arricchito da una lunga spada in ferro adatta a colpi di taglio fra soldati a piedi o a cavallo disposti in ordine sparso. L’evento documenta inoltre il costume esclusivo dei Vestini Cismontani, coloro che abitavano fra L’Aquila e Capestrano nel primo millennio avanti Cristo, di seppellire tra due coppi sovrapposti che fungevano da sarcofago i bambini defunti entro cento giorni dalla nascita.

La sepoltura più recente esposta è quella di una tomba a camera in cui venne deposto un individuo di sesso maschile spentosi agli inizi del primo secolo dopo Cristo all’età di circa 62-66 anni. E in una fossa scavata ai piedi dell’inumato erano ammucchiati i resti di un altro uomo e di due donne, di cui due distesi sopra altrettanti letti funerari rivestiti in osso. Su quello più antico sul cuscino erano ritratti dei volti femminili, mentre il cilindro delle gambe raffigurava scene di danza fra un giovane eros nudo e figure di ragazze.

Invece sull’altro s’era reso omaggio al mito di Ercole che uccide il leone di Nemea, e a una divinità, forse Apollo con indosso un copricapo particolare. In un’altra vetrina ha trovato posto quanto scoperto a San Panfilo d’Ocre durante la realizzazione delle case provvisorie e di una scuola dopo il terremoto del 2009. Di grande interesse la lama piegata di una spada in ferro di tipo celtico. L’ultima tappa del percorso è dedicata a un luogo di culto in località Piè di Colle a Poggio Picenze.

Lì sono stati recuperati anche un volto in pietra di “Attis”, lucerne e ceramica in terra sigillata in uso tra la tarda età repubblicana e la prima imperiale. (Marco Fornara)

 

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