Nave Concordia, una catena di danni senza fine

Col naufragio della nave Concordia è diventata l’isola italiana più conosciuta al mondo, peccato che nessuno la conosca davvero. Il Giglio, arcipelago toscano, il suo [...]

Col naufragio della nave Concordia è diventata l’isola italiana più conosciuta al mondo, peccato che nessuno la conosca davvero. Il Giglio, arcipelago toscano, il suo profilo di pietra al largo dell’Argentario ha fatto il giro del mondo, nel paesino di 1500 abitanti si sono riversati giornalisti da tutto il mondo e  troupe televisive, il letargo invernale s’è rotto, le trattorie lavorano a pieno ritmo, neanche fosse agosto, mentre nel week end il traghetto sforna gruppi di turisti del macabro pronti a farsi immortalare davanti al relitto. Una pubblicità della quale al Giglio avrebbero fatto volentieri a meno, tanto più che per tornare a vedere l’orizzonte finalmente sgombro da quella bara piegata su un fianco, occorreranno dieci mesi, forse un anno, o forse più.

Come tutte le belle isole del nostro Mediterraneo al Giglio si vive di turismo, con la bella stagione la popolazione si moltiplica per dieci, po’ di vip vi hanno casa (Uto Ughi, Franco Marini), altri, quelli degli yacht o delle barche a vela trovavano al Giglio un approdo tranquillo, anche i sub amano questo posto che offre splendidi fondali ancora integri. Ma con la Concordia ancora lì, spiaggiata all’imbocco del porto, la bella vita estiva del Giglio, potrebbe cambiare radicalmente. Il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli ha annunciato che per rimuovere il relitto i tempi saranno lunghi. Due mesi occorreranno alla compagnia armatrice per scegliere il progetto di rimozione o smantellamento e affidarlo ad una società; quindi occorreranno dai 7 ai 10 mesi per mettere in pratica il piano.

E mentre gli albergatori denunciano le prime disdette sempre più diventa incalcolabile il danno che lo sconsiderato gesto di una sera di gennaio ha provocato a migliaia di vite. Certo, né il comandante Schettino, né la Costa che permetteva (pare) la pratica dell’inchino, avranno mai pensato quale disastro avrebbero potuto provocare. La morte di decine di persone, intanto, e il dolore insanabile alle loro famiglie, un trauma ad altre migliaia di individui, la perdita di lavoro per altre migliaia ancora, le conseguenze per gli isolani e la loro economia e poi la minaccia d’inquinamento, sempre presente, sempre grave, che potrebbe portare seri nocumenti all’ecosistema di tutta la zona marina per svariati anni ed aggiungere danni su danni oltre a quelli già recati. La tragedia del Costa Concordia, non lo specchio del Paese come tanti saccenti hanno voluto subito sottolineare, ma un paradigma che dovremmo tutti tenere in mente quando siamo invitati a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni.

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