Miuccia Prada, Elsa Schiaparelli. Una mostra per due icone italiane, a New York

Il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York dedicherà la mostra di primavera a due stiliste italiane che hanno fatto, in epoche […]

Il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York dedicherà la mostra di primavera a due stiliste italiane che hanno fatto, in epoche diverse, dell’intreccio tra arte e moda la loro cifra creativa. “Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada: In fashion”, dal 10 maggio al 19 agosto esplorerà le affinità tra queste due artiste dello stile in un dialogo immaginario ispirato dalle “Interviste impossibili” realizzate da Miguel Covarrubias per Vanity Fair nel 1930. Un escamotage col quale i curatori Harold Koda e Andrew Bolton suggeriscono nuove letture del loro lavoro più innovativo. www.metmuseum.org

 

Due personalità che con la moda hanno “giocato” sul serio, rilanciando al mondo l’immagine di una donna finalmente, definitivamente, liberata. Liberata, anche, dai dettami della moda. Liberata dal buon gusto o dal cattivo gusto imperante.

Una, Elsa, nata a Torino nel 1890 ha formato gusto e poetica nella Parigi degli anni ’20 e ’30, nella città dei surrealisti, dove incontrerà Dalì e Cocteau, realizzando con loro, e su loro ispirazione, capolavori di creatività. La sua parabola durerà fino agli anni ’50 lasciando una lezione ineguagliata e una lunga serie di invenzioni.

I lunghi abiti in organza con le aragoste stampate, i maglioni con lo scheletro, il cappellino a calamaio, il tailleur nero con le tasche a forma di cassetti, direttamente ispirato a Dalì. E poi i bottoni gioiello, e icone come l’abito lacrima, il cappello scarpa, la collana di insetti e il profumo Shocking, pensato per traumatizzare i benpensanti. E tanto rigorosa e formale appariva la nemica sua contemporanea, quella Coco Chanel alla quale la storia del costume ha regalato ben più di quanto abbia dato a Elsa, tanto Schiap, questo il suo nome di “battaglia”, ha portato nella moda la giocosità e il senso del “tutto è permesso”.

Gli accostamenti di colore più insoliti abbinati a forme ad hoc, e poi la sperimentazione sui tessuti e i materiali “tecnologici”. Elsa ha giocato con l’acrilico, il rayon, il cellophane e persino con una fibra con fili di metallo chiamata “fildifer”. E’ stata la prima ad utilizzare i tessuti sintetici, la prima a mettere le zip a vista, la prima ad adoperare la giacca come mise da sera la prima a creare abiti  che avvolgessero il corpo femminile, la prima a dare alle sue collezioni un filo conduttore.

 

Tra Elsa e Miuccia passano una Guerra mondiale e la bufera sessantottina, quando Miuccia si affaccia nel mondo della moda ha in tasca una laurea in Scienze politiche e una vecchia tessera del PCI (il fatto che sia stata comunista viene peraltro sottolineato in ogni biografia, chissà perché…) è il 1978, con la morte del padre la quasi trentenne milanese rileva l’azienda di pelletteria della famiglia. Col marito e socio in affari, Patrizio Bertelli il marchio col tempo sale in cima al mondo: arrivano le acquisizioni di griffe prestigiose, l’incredibile avventura di Lunarossa, la fondazione Prada dedicata all’arte contemporanea; intanto Miuccia disegna e ottiene riconoscimenti in tutto il mondo. Nel 1985, una linea diventata presto un must, borse in nylon nere, senza etichetta, resistenti e dai dettagli accuratissimi. Le imitazioni non si contano, ma contribuiscono a rendere i pezzi autentici ancora più desiderabili.

Nell’autunno / inverno 1989 arriva la prima collezione di Prêt-à-Porter, le linee austere sembrarono in contrasto con la sfacciata sensualità delle altre etichette del tempo e una giornalista di moda, con ammirazione descrive gli abiti di Prada come “divise per i leggermente diseredati“. Ma Miuccia la moda non l’ha mai seguita, sono stati sempre gli altri a seguire lei, a riconoscere in quel minimalismo talvolta un po’ freddo ma per questo altamente seduttivo una cifra inimitabile.

Lei che non ha mai disdegnato di guardare al passato, o di cercare ispirazione nell’arte. Di giocare, anche lei, coi sintetici (dal poliestere “croccante” al tessuto dei paracadute) e di cercare nell’essenzialità delle forme una semplicità che ha fatto scuola perché non ha mai avvilito con “sovrastrutture” il corpo femminile.

 

Elsa la surrealista, Miuccia la post-modernista “sembra giusto che le loro creazioni siano da esplorate qui al Met“, afferma Thomas P. Campbell, direttore e CEO del Metropolitan Museum of Art  e prosegue: “Le collaborazioni di Schiaparelli con Dalì e Cocteau così come per Prada l’attuale Fondazione Prada spingono arte e moda sempre più vicino, in un rapporto diretto, sinergico che propone una ridefinizione culturale“.

Il titolo della mostra “Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada: sulla moda” è mutuato dai libri di Umberto Eco sulla bellezza e sulla bruttezza, che esplorano la filosofia dell’estetica che ha formato la nostra sensibilità dal mondo classico ai tempi moderni. Una serie di video nelle gallerie del museo proporranno conversazioni simulate tra Elsa e Prada seguendo i paradigmi dei libri di Eco, organizzati in temi come arte, politica, donne, creatività.

Il percorso della mostra, si sviluppa invece in circa 80 disegni di Elsa Schiaparelli (1890 – 1973) dalla fine del 1920 ai primi anni 1950 e di Miuccia Prada dalla fine degli anni 1980 ad oggi. Oggetti firmati da entrambe saranno confrontati e contrapposti per esplorare lo straordinario impatto della loro estetica e sensibilità sulle nozioni contemporanee di “fashionability”. Un catalogo firmato da Harold Koda e Andrew Bolton accompagnerà la mostra. Sarà pubblicato da The Metropolitan Museum of Art e distribuito da Yale University Press.

George Hoyningen-Huené, Ritratto di Elsa Schiaparelli, 1932 Hoyningen-Huené/Vogue/Condé Nast Archive Copyright © Condé Nast

Guido Harari, Ritratto di Miuccia Prada, 1999 Guido Harari/Contrasto/Redux

Elsa Schiaparelli, Mrs. Reginald Fellowes in Elsa Schiaparelli ensemble, 1933 Harper’s Bazaar/Hearst Communications, Inc.

Sienna Miller in abito Prada, autunno/inverno 2007-08 Mario Testino/art partner

Elsa Schiaparelli, abito estate 1937, André Durst, Vogue Paris

Miuccia Prada, Ensemble primavera/estate 2008 - Mario Sorrenti/art partner

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