Tendenzialmente non sono propensa a dare ragione a Il Giornale, troppo fazioso per non scatenare inevitabili pregiudizi. Il mea culpa (provvisorio) lo recito a proposito di un articolo a firma Maurizio Caverzan apparso sull’edizione di oggi del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti a proposito di Beppe Grillo e del suo imperversare in tv. Nell’ultima settimana, infatti, il comico votato alla predicazione è stato intervistato da ben quattro programmi d’informazione; tutto questo dopo aver sparato a zero per anni, anzi decenni, su un sistema televisivo che non lo voleva più.
Da Piazzapulita a Servizio Pubblico, da In onda a Le Iene, il Grillopensiero ha spopolato, ripreso poi anche dalla carta stampata. Come un divo di Hollywood, che si concede alle interviste lo stretto indispensabile per promuovere il suo film, Grillo, in promozione col suo libro “Santi laici” (Rizzoli), ha graziosamente messo in fila i giornalisti per le domandine di rito. Una sfilata di sentenze troppo lunga per concedere qualche approfondimento: dalla morte dei partiti a quella della sinistra, dalla crescita che “toglie posti di lavoro” all’aumento del prezzo del petrolio, dalla Concordia vista come “metafora del Paese” (e questa davvero non è nuova) al futuro dell’umanità che sono l’agricoltura e la Rete… tutto questo regalando ricette e soluzioni prêt-à-porter, mentre dalle pagine del suo blog “illumina” il Web con considerazioni che sembrano costruite solo per far numeri, tipo che le bombe contro Equitalia sarebbero “comprensibili” e che dare la cittadinanza italiana ai figli degli stranieri sarebbe “senza senso”. Non se ne può più. (AD)
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