Comandante De Falco, il ritratto di un uomo per bene

Con la diffusione della telefonata della vergogna, l’Italia ha trovato un nuovo eroe nazionale. Il capitano di fregata Gregorio De Falco, 46 anni, anche lui [...]

Con la diffusione della telefonata della vergogna, l’Italia ha trovato un nuovo eroe nazionale. Il capitano di fregata Gregorio De Falco, 46 anni, anche lui napoletano come quel comandante della Concordia ora agli arresti domiciliari che con forza ma inutilmente, ha cercato di richiamare alle sue responsabilità. De Falco è diventato nel giro di qualche ora il simbolo di un’Italia onesta, coraggiosa, pronta al sacrifico, l’Italia che non scappa.

Quel suo “salga a bordo c…” è stato perfino stampato sulle magliette da una ditta di Varese (prezzo 12,90 euro on line si sa, gli affari sono affari…). Il Corsera questa mattina restituisce ai suoi lettori il ritratto di un uomo che tutti vorrebbero per amico, l’inviato, Fabrizio Caccia è andato nella sua casa di Livorno, dove vive con moglie e figlie una vita fino a ieri ben lontana dai riflettori, la vita di un capitano della Guardia Costiera dalla carriera brillante, capo della sezione operativa di Livorno, un uomo innamorato della moto e col pallino del computer (somiglia a Steve Jobs). La signora Raffaella De Falco centra il problema “…è che persona come mio marito, persone che fanno semplicemente il proprio dovere ogni giorno, diventino subito in questo Paese idoli, personaggi, eroi. Non è normale…”.

Non vuole passare da eroe Gregorio De Falco, il fatto di non essere riuscito a salvare tutti i passeggeri a bordo della Concordia per lui è una sconfitta, gli rende le notti insonni – confessa la moglie – “salvare la gente è la nostra missione” dice lui, che stasera racconterà i fatti anche a Porta a Porta. Laureato in Giurisprudenza, diplomato all’Accademia Navale di Livorno, cresciuto con la “giustizia nel dna“, per De Falco l’abbandono della Nave “è più che disertare“, è “tradire il codice” è “andare oltre la legge“.

Ancor prima che la registrazione della telefonata venisse diffusa, De Falco ha raccontato d’aver capito subito, dal tono di Schettino, che la storia del guasto tecnico a bordo era solo una colossale bugia,  non si fanno indossare i giubbotti di salvataggio ai passeggeri per un semplice black out, anzi si prova a tenerli tranquilli il più possibile. E promette “Non avrò pace finché non sarà resa giustizia a quei morti. Adesso sono sfinito, esausto dopo tanti giorni e notti di lavoro, ma confinerò ad indagare finché non sarà chiaro com’è andata“.

 

Prima telefonata tra il capitano di fregata Gregorio Di Falco – responsabile Guardia Costiera di Livorno e il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino

La seconda telefonata

 

Una donna in difesa del comandante Schettino

 

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag