E così malgrado il freddo polare, una folla incalcolabile l’altro giorno ha preso d’assalto l’Apple Store di Sanlitun, per accaparrarsi l’iPhone 4s, scene d’isteria per un bene di consumo che non ci si aspetterebbe dai disciplinati cinesi ma “ogni mondo è paese” recita lo scontato adagio. E pare proprio vero. Cosa sta accadendo in Cina? Quanto si è occidentalizzato il gigante rosso? Nelle settimane scorse il presidente Hu Jintao ha scritto su una rivista politica del partito comunista che la Cina deve rafforzare la sua produzione culturale per difendersi dall’aggressione dell’Occidente sulla cultura del paese e la sua ideologia (fonte NYT)
“Dovremmo profondamente comprendere la gravità e la complessità della lotta ideologica, sentire il suono degli allarmi e rimanere vigili, e prendere misure forti per stare in guardia e rispondere“, ha aggiunto.
Queste misure dovrebbero essere centrate sullo sviluppo di prodotti culturali che possono attirare l’interesse dei cinesi e soddisfare le “crescenti esigenze spirituali e culturali del popolo“. Già Nel mese di ottobre, al sesto plenum del Comitato centrale del partito, dove il signor Hu ha dato il suo discorso, i funzionari hanno discusso la necessità di rafforzare la “sicurezza culturale” della Cina.
I leader cinesi hanno a lungo lamentato il fatto che le espressioni della cultura popolare occidentale pongono in secondo piano quelli provenienti dalla Cina. Il film campione d’incassi in Cina sono stati “Avatar” e “Transformers 3″, e la musica di Lady Gaga è così popolare qui come quella di qualsiasi cantante pop cinese.
“La forza complessiva della cultura cinese e la sua influenza internazionale non è commisurata con lo status internazionale della Cina”, ha affermato tra l’altro Hu lasciando intendere che la Cina potrebbe alzare presto gli stretti limiti che pone sulle importazioni di alcuni prodotti culturali. Ogni anno, ad esempio, un’agenzia incaricata della regolazione sui film permette solo a 20 titoli stranieri di entrare nel mercato della PRC.
Evidentemente la preoccupazione del governo cinese su un possibile dilagare dell’ “inquinamento” culturale da parte dell’Occidente è forte, in ultima analisi ballo c’è la sopravvivenza stessa di un regime che vive di frusta nei propri confini e di liberi scambi col resto del mondo. E se non può essere un film dovrà essere per forze di cose uno smartphone a far sognare i cinesi.
(nella foto l’applestore di Pechino)
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