Moda, così vestivano le milanesi di 150 anni fa

Come vestivano le milanesi tra ‘800 e ‘900? Crinoline e vitini da vespa costretti dalle stecche di balena sono d’obbligo se si appartiene alla buona [...]

Come vestivano le milanesi tra ‘800 e ‘900? Crinoline e vitini da vespa costretti dalle stecche di balena sono d’obbligo se si appartiene alla buona società, ma dagli anni ’60 del XIX secolo ecco che le gonne si sgonfiano e scendono più diritte, la donna acquista una maggiore libertà di movimento mentre, timidamente, e sull’esempio delle eroine risorgimentali, vanno insinuandosi istanze di emancipazione. Si legge come un excursus nel costume e soprattutto come un viaggio nella società postunitaria il nuovo allestimento al primo piano di Palazzo Morando – Costume Moda Immagine, a Milano. Aperto da oggi, giovedì 12 gennaio.

In omaggio al centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, gli abiti esposti sinora, che seguivano la periodizzazione delle Sale della Pinacoteca di Palazzo Morando – dalla fine del Seicento agli inizi del Novecento – vengono ora sostituiti con una nuova serie di diciotto abiti femminili, restaurati grazie a Cristallerie Baccarat, che si avvicendano nelle sale della Pinacoteca e dell’appartamento Morando. Gli abiti, selezionati e descritti da Alessia Schiavi ed Elisabetta Chiodini, illustrano i mutamenti di stile delle signore milanesi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, mostrando uno spaccato dell’immagine della società milanese a cavallo di due secoli.

L’esposizione illustra come le signore della buona borghesia milanese postunitaria si dovessero presentare in pubblico eleganti e indossassero, perciò, rigidi busti, che conferivano loro i classici “vitini da vespa”, e le crinoline, costituite da cerchi di ferro (le cercine) che gonfiavano a dismisura le gonne. Gli abiti avevano corpetti molto aderenti, accollati, talvolta resi civettuoli da collaretti e preziosi camicini ricamati. Le dame si presentavano con abbigliamenti sfarzosi e le gonne sembravano corolle di fiori capovolti. I colori dei vestiti erano armonici, soprattutto nella scelta degli abbinamenti e non meno accurata e armoniosa doveva essere la combinazione di tutti gli accessori: cappelli, scarpe, guanti e anche ombrellini dovevano essere tutti rigorosamente in tinta e indossati a seconda delle opportunità e delle occasioni.

Nell’ultimo trentennio dell’Ottocento la moda femminile non subì, in genere, radicali mutamenti, con un’unica ma significativa innovazione: la forma delle gonne. Queste, infatti, che fino alla fine degli anni sessanta sembravano aver raggiunto le forme e le dimensioni di enormi palloni, ora venivano a cadere pressoché diritte sul davanti per gonfiarsi, spesso oltre misura, nella parte alta del didietro: dalla donna a forma di “campana” si passò alla donna a forma di “tulipano”.

Sul finire del XIX secolo, gonne e corsetti apparivano completamente trasformati. Le prime, abbandonato ogni rigonfiamento, cadevano dritte e morbide ai piedi, i secondi rinserravano in modo assai ridotto ed attillato i busti. Cappelli sempre più ampi – simili a parasoli – sostituirono i copricapo che dagli anni settanta si erano progressivamente rimpiccioliti. All’inizio del XX secolo le donne milanesi e italiane, similmente a quanto accadeva nel resto dell’Europa, parvero rinunciare alla stravaganza nel vestire e ricercare, viceversa, razionalità e semplicità. Manifestazione questa sempre più evidente della spinta verso l’emancipazione di una donna che si vedeva non più come oggetto ma come soggetto, in famiglia, in società e anche in politica.

 

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