Il clan dei camorristi. Fiction con Stefano Accorsi su Canale5

La storia di una fra le più spietate organizzazioni criminali con cui ha dovuto fare i conti l’Italia. Ma anche il racconto della risposta determinata [...]

La storia di una fra le più spietate organizzazioni criminali con cui ha dovuto fare i conti l’Italia. Ma anche il racconto della risposta determinata che una parte del Paese, a cominciare dalla società civile, ha  saputo dare alla malavita. “Il clan dei camorristi”, fiction in otto serate che andrà in onda prossimamente in prime time su Canale 5, ha fra i suoi protagonisti Stefano Accorsi che tornerà a interpretare – come in “Romanzo criminale” dov’era un commissario – un uomo di legge. Stavolta indosserà i panni di un magistrato che, dopo aver svolto la prima parte della sua carriera al Nord, chiede di essere trasferito nel natio Sud. Per prepararsi a questo difficile ruolo, ha letto i libri scritti da un giudice da tempo costretto a vivere sotto scorta.

Francesca Beggio (già ammirata nella soap “Agrodolce”) sarà sua moglie; Giuseppe Zeno (già nella parte del cattivo in “Gente di mare” e “Squadra antimafia”) sarà invece un boss, Claudia Potenza (reduce da “Basilicata coast to coast”) la sua compagna, e Massimo Popolizio un prete anticamorra ispirato alla figura di don Giuseppe Diana.

Registi di questa nuova serie televisiva sono Alexis Sweet (da “Il capo dei capi” a “Il tredicesimo apostolo”) e Alessandro Angelini. Gli autori sono Daniele Cesarano, Barbara Petronio e Leonardo Valenti, gli stessi di “Romanzo criminale”, affiancati da Claudio Fava che per esempio aveva già curato la sceneggiatura di “I cento passi”, omaggio a Peppino Impastato ucciso dalla mafia. In questa produzione si parlerà della violenza senza precedenti, abbinata a una sostanziale impunità, perpetrata dalla camorra che dall’inizio degli anni Ottanta in poi a poco a poco si è buttata nel “mercato”, in piena espansione, della cocaina grazie a una rete di connessioni con America e  Brasile, e nel trasporto di rifiuti tossici dal Settentrione al sottosuolo delle terre campane. Ma non solo: come dimenticare le infiltrazioni nei lavori di ricostruzione dell’Irpinia dopo il terremoto e la corrosione, dall’interno, delle istituzioni trovando nicchie d’insospettabile complicità anche in livelli molto alti dello Stato? Un sistema efferato, ma contrastato da tanti italiani che hanno voluto conservare dignità e rigore morale nei luoghi della politica, della giustizia e della vita quotidiana.

“Le ultime due puntate saranno di un’attualità pazzesca”, così il produttore Pietro Valsecchi ospite l’estate scorsa dell’”Ischia global fest”.

Le riprese sono state effettuate in varie località: Roma, nel Casertano, Latina (per esempio al tribunale), Monterotondo e altre.

Tra pathos e sparatorie, i telespettatori non faranno fatica a trovare echi delle vicende di Scampia e della strage di Castelvolturno. (Marco Fornara)

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag