Ci volevano i fratelli Taviani per riportare dopo tre anni di silenzio, il cinema italiano al Festival di Berlino (in programma dal 9 al 19 febbraio prossimi). Inseriti nella competizione ufficiale, Paolo e Vittorio Taviani approdano alla Berlinale con Cesare deve morire (in sala dal 2 marzo prodotto da Kaos Cinematografica con Rai Cinema e distribuito da Sacher), film dalla location e dai protagonisti d’eccezione.
Girato nella sezione di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia, tra detenuti a volte marchiati dal “fine pena mai”, il film come un documentario d’autore entra nelle pieghe della vita quotidiana della sezione, la cinepresa spia nelle celle, segue i detenuti nell’ora d’aria, e soprattutto durante quei laboratori teatrali realizzati dal regista Fabio Cavalli che restituiscono a queste vite segnate qualche momento di altrove, ovvero la possibilità, attraverso la recitazione di entrare in dimensioni di libertà.
I Taviani seguono le prove dello spettacolo fino alla messa in scena finale del Giulio Cesare di Shakespeare. Ha dichiarato Vittorio Taviani al Corsera che l’idea è giunta loro dopo la visione commovente de La tempesta, messa in scena dagli stessi detenuti e “ci è venuta l’idea: mostrare la realtà della vita in carcere e la risposta di bellezza del teatro”.
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