Vittorio Introcaso, cuore d’inviato

Vittorio Introcaso nasce a Montegiordano, borgo sullo Jonio al confine tra Calabria e Basilicata nel 1967. Sin dalla prima edizione, è l’inviato de L’Italia sul [...]

Vittorio Introcaso nasce a Montegiordano, borgo sullo Jonio al confine tra Calabria e Basilicata nel 1967. Sin dalla prima edizione, è l’inviato de L’Italia sul 2, fortunato programma di Rai2. Ha iniziato a collaborare con la Rai sin dal 1998 come conduttore della rubrica televisiva di Rai Educational “Islam cultura e Civiltà” per poi collaborare con Oliviero Beha per tre  edizioni  alla trasmissione di inchiesta giornalistica  Radioacolori, sulle frequenze di Radio1. È stato collaboratore ai testi ed inviato anche per  Unomattina, vanta diverse collaborazioni con diverse testate della carta stampata e ha collaborato con altre produzioni televisive e radiofoniche della Rai e di altre emittenti. Non ha mai abbandonato la passione per il cinema ed il teatro, ”grandi amori giovanili”, e infatti continua a scrive, a realizzare  cortometraggi. Si occupa, “ma solo per passione” di enogastronomia e di fotografia.

Come nasce la passione per il giornalismo?

L’incontro con Pier Paolo Pasolini e con il cinema Neorealista che ho avuto la fortuna di conoscere negli ultimi anni delle scuole superiori, mi hanno fatto capire che la mia vita sarebbe stata quella di ”filmare, ancora non sapevo bene cosa, in che modo e quale sarebbe stato il mio ruolo, ma lì ho capito che macchine fotografiche, cineprese e telecamere sarebbero state strumenti del mio futuro. Verso la fine degli anni ottanta, con la scuola partecipai ad un convegno  sulla figura poetica e soprattutto artistica, cinematografica di Pasolini, fu per me una vera e propria illuminazione. Decisi allora che mi sarei inscritto alla facoltà di lettere e filosofia di Siena. Gli ultimi anni delle scuole superiori, per motivi familiari, li ho frequentati appunto a Siena. Proprio l’ultimo hanno abbiamo seguito un corso sul cinema Neorealista, e su alcuni filmi di Federico Fellini, tra cui “la Dolce Vita”. Proprio quella atmosfera data dalla proiezione, i dibattiti successivi, lo studio delle sceneggiature credo che mi hanno influenzato in modo determinante.  Scrivevo bene, ero una soddisfazione per gli insegnanti d’italiano e molti di loro mi hanno aiutato ed incoraggiato a seguire la strada che poi ho percorso. Quindi posso affermare che la scuola non andrebbe mai sottovalutata, è lì che si formano gli uomini del futuro. La scuola è un luogo di sogni!

Il mestiere che sognavi di fare da bambino?

Non ricordo quale mestiere sognavo da bambino, ho avuto un’infanzia felice, con un intero piccolo paese sul mare con cui giocare. No, non pensavo al futuro era troppo divertente il presente, quel presente.

Cosa ti ha insegnato umanamente la professione d’inviato?

Credo che fondamentalmente il mio lavoro sia quasi una missione. Molte persone hanno bisogno di raccontare/si di chiedere aiuto di urlare la loro gioia o il loro dolore. Quindi va fatto con passione sì, ma soprattutto con cuore e coscienza. Sei al servizio degli altri e al lavoro per il Paese intero. Portare a conoscenza di tutti alcuni aspetti della vita degli altri può aiutare a capire e superare le difficoltà. Anche nelle situazioni più difficili bisogna sempre ricordarsi di rispettare la dignità degli intervistati e avere la massima correttezza etica e professionale verso gli spettatori. La tv del dolore fine a se stessa, concepita solo per produrre ascolti mi umilia, come spettatore e come professionista. Il mio ruolo è quello di dare le notizie, di tendere alla verità, di aiutare a capire e aiutare chi ha bisogno. Mai perdere di vista questa strada.

 La diretta più bella che hai fatto?

Tra servizi e dirette in 12 anni ce ne sono stati veramente tanti. La diretta da Piazza San Pietro in Roma nei giorni della morte di Giovanni Paolo II è stata incredibile, ancora oggi non riesco a comunicare la grande emozione che ho provato, sentivo come se fossi in diretta non da un luogo qualsiasi o una situazione come tante altre ma come se fossi stato in diretta dalla Storia. Quei giorni, quei momenti, sono stati un avvenimento storico incredibile, raccogliere le testimonianze di chi era commosso ed emozionato per la scomparsa del santo Padre è stato qualcosa che è andato al di là del mio lavoro… Ripeto, difficile spiegare. Come anche difficile è stato toccare con mano le contraddizioni del nostro mondo attraverso gli occhi dei profughi sbarcati a Lampedusa, ho visto delle scene terribili, ingiuste, disumane! Difficile dimenticare.

Invece come servizio filmato quello che più mi ha colpito è stato quello che ho realizzato a Capaci, mi ha toccato profondamente parlare del giudice Falcone di sua moglie e degli uomini della scorta, immaginare  i loro ultimi istanti di vita. Vita che ci hanno donato per combattere il cancro della nostra bella e sciagurata Italia. Il servizio è visibile anche su You Tube (video in basso ndr) sono molti coloro che lo hanno visionato ed è visto continuamente, soprattutto giovani, che poi mi scrivono le loro impressioni e la loro rabbia…e di questo vado molto  fiero e allo stesso tempo  mi riempie di fiducia nel futuro riguardo alle nostre giovani generazioni.

Ti piacerebbe fare il conduttore?

Massì certo, sarei ipocrita se ti dicessi il contrario, nello studio è tutta un’altra cosa a parte la visibilità credo che sia una vita molto più comoda, ma credimi, non mi dispiace affatto quello che faccio, viaggiare mi piace tantissimo, andare sul posto, vedere di persona raccontare e capire profondamente quello che è successo o quello che potrebbe accadere è qualcosa che non potresti fare stando chiuso in uno studio televisivo. E poi da inviato hai il contatto diretto con le persone, con la gente del luogo, i conduttori chiusi nei loro studi ben illuminati pettinati e coccolati… (ride) non sanno cosa si perdono, per strada c’è la vita vera ed io cerco di raccontarla.

 Da anni inviato per i programmi del pomeriggio di Rai Due, cosa pensi dei ” pomeriggi” in tv?

Penso che per molte persone siano momenti importanti, innanzitutto in una società sempre più frenetica la tv è una grande compagnia e poi è intrattenimento e allo stesso tempo informazione. Il pubblico del pomeriggio non è solo composto da pensionati e casalinghe (ai quali va tutto il mio massimo rispetto) ma anche da giovani (donne soprattutto)che si rilassano dopo pranzo e danno una sbirciatina prima di ritornare al lavoro, sono soprattutto commercianti, commessi, approfittano della pausa per seguirci. Una volta fu molto divertente perché una hostess, appena entrato in aereo mi disse: ”Ti vedo sempre appena mi sveglio!” io rimasi stranito, poi sorridendo mi spiegò  che quando le capita di lavorare sul lungo raggio – ad esempio Roma Singapore – per recuperare dallo sconvolgimento del fuso orario, si sveglia tardi, verso le due del pomeriggio ed appena sveglia accende la tv su Rai 2… Ecco la spiegazione!

Cosa vorresti cambiare della tv di oggi?

Quanto tempo hai? Perché con questa domanda la faccenda si complica!

Va bene, cerco di essere conciso. Ci sono esempi di ottima tv che produciamo: quella che informa con correttezza e quella che diverte senza volgarità e che magari ti fa crescere culturalmente, ci sono programmi fatti veramente bene. Dobbiamo tenere presente sempre che la tv intesa come Rai in questo Paese è pubblica e spero che tale resti, quindi è rivolta alla gente ma al tempo stesso  è al suo servizio quindi è “servizio pubblico”. Purtroppo abbiamo avuto in passato trasmissioni che non si sono attenute a questi sani e basilari principi. Fondamentalmente programmi costruiti per fare propaganda a questo o a quel partito politico. Grazie al cielo la tv pubblica è piena di ottimi professionisti che creano dei buoni prodotti d’intrattenimento, d’informazione e come dicevo culturalmente apprezzabili. Personalmente odio alcuni reality, credo che siano sul serio una cattiva educazione del pubblico soprattutto quello giovanile. Non credo alla tv pedagogica del passato ma credo che una buona tv è quella che faccia luce su buoni esempi da imitare. L’ospite “cafonal”, “trash” e che viene invitato nei talk solo perché fa ascolto, se dipendesse da me cambierebbe mestiere e poi la cronaca fine a se stessa……no basta!

Ti soddisfa il livello editoriale dei programmi per cui lavori?

“Nì”, nel senso che un compromesso con il pubblico va sempre trovato, purtroppo non si può sfuggire alla feroce legge degli ascolti, ci vogliono argomenti che facciano sorridere, che ti rilassino come spettatore, ed altri invece che ti facciano riflettere. Non sempre si riesce a trovare l’alchimia giusta, ma credo che gli autori con cui da anni lavoro siano validi professionisti, dotati di buona coscienza etica e civile, certo tutto si può migliorare ed è quello che mi auguro che accada.

Cosa vorresti cambiare del tuo lavoro?

Noi italiani siamo creativi e passionali, geniali per tanti aspetti, ma lo sappiamo, siamo anche confusionari e disperdiamo energie e risorse a causa di una lenta e macchinosa burocrazia. A volte più elasticità e maggiore organizzazione nel nostro lavoro non guasterebbe. Poi credo profondamente che la meritocrazia potrebbe portare al nostro ambiente lavorativo, e quindi al nostro Paese, nuove energie e forze necessarie per essere più competitivi. Da spettatore invece ti dico che sono stanco di dover aspettare le ore notturne per vedermi qualche programma intellettualmente e culturalmente più interessante.

Oltre al giornalismo coltivi una passione per la fotografia. Ci parli di questi tuoi lavori?

Parlare di una passione che coltivo da quando ero giovanissimo è molto difficile, recentemente su Art App rivista di “appetiti d’Arte” sono state pubblicate delle foto che fanno parte di un mio progetto che si chiama “amoremaremorte”, tre foto per tema, quindi nove foto  realizzate  con una tecnica estenuante ma  innovativa. Le critiche raccolte fin qui sembrano molto buone.

Ho citato Art-app appunto per me la fotografia è un aspetto importante proprio per appagare il mio appetito d’arte. Da sempre sono interessato a tutto ciò che è arte. E per me arte è Dio, è uomo, è infinito, è natura, è ricerca, è vita. E’ la sola cosa che ci rende immortali. Quindi attraverso la fotografia rincorro quel respiro d’immensità che solo l’arte può donarmi. Ovviamente non sta a me giudicare i risultati, non sta a me definire se è arte o meno quello che realizzo, quello che so è che ho l’esigenza di continuare a farlo. In progetto c’è anche un libro dove attraverso degli scatti interpreto alcune  poesie del medico e poeta Vincenzo Varlaro.

Cos’è per te fotografare?

Il clic è come dare un bacio… uno vero però, uno d’amore!

(Virginia Zullo)

 

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag