Fino al 29 gennaio, nella Sala delle Reali Poste, gli Uffizi (www.uffizi.firenze.it) ospitano Volti Svelati, una straordinaria sequenza di ritratti della Roma imperiale che porta all’attenzione del pubblico la ricchezza delle raccolte del museo fiorentino anche per quanto concerne l’arte classica.
E’ risaputo che i depositi dei principali musei italiani basterebbero da soli a colmare di meraviglie un altro paese, nasce così undici anni fa con lo scopo di restituire visibilità ai “trascurati” tesori dei magazzini degli Uffizi il ciclo “I mai visti” nel quale l’esposizione rientra. Promossa dagli Amici degli Uffizi (l’associazione che dal 1993 sostiene le politiche culturali del museo) la mostra è a cura di Fabrizio Paolucci, direttore del dipartimento di Antichità classiche degli Uffizi, e di Valentina Conticelli, direttrice del dipartimento per l’Arte del Settecento della stessa Galleria.
Ecco allora in bella sfilata quei ritratti di potenti e d’intellettuali, che hanno ritmato il percorso espositivo dei corridoi sin dalla fine del XVI secolo, quando le “arterie”del secondo piano furono destinate a ospitare gli splendidi marmi medicei, una raccolta che per numero e qualità era unica in Europa.
Capolavori citati in ogni manuale di arte romana per ripercorrere l’evoluzione della ritrattistica dalla tarda età repubblicana ai secoli successivi, circa 350 anni di storia dell’arte che raccontano l’evoluzione dei gusti, delle mode e delle ideologie attraverso lo scorrere di volti di imperatori, atleti, privati, intellettuali.
Così è tornata visibile al pubblico la “serie de’ Cesari in marmo”, i 44 ritratti più belli della collezione mai vista degli Uffizi ad affiancarli, dipinti e grafiche che raccontano quanto grande fosse tra gli artisti l’interesse per l’antico. Ma se gli artisti dal Rinascimento in poi ammirarono la “sapienza” dei colleghi dell’antichità, gli uomini di potere nutrivano per queste “teste” una vera e propria ossessione. Possederle conferiva prestigio, ed esporle significava mostrare la posizione raggiunta. La moda, che partì da Roma e dai tanti ritrovamenti archeologici del XV secolo finì presto per contagiare anche i Medici.
1471, di ritorno da Roma, Lorenzo il magnifico porta con sé le due teste in marmo di Augusto e Agrippa. Rappresenteranno le prime opere di un nucleo collezionistico destinato ad accrescersi esponenzialmente nel corso dei due secoli successivi. Quando, nel 1780, all’abate Luigi Lanzi fu affidato il compito di redigere un rapporto sulle linee guida da seguire nel nuovo allestimento degli Uffizi, lo studioso marchigiano non ebbe esitazioni a definire la collezione dei ritratti come uno “uno degli ornamenti più magnifici del Museo”, seconda nel suo genere unicamente alla raccolta capitolina.
Sarà il caso non perdere l’occasione di ritrovare questi capolavori, prima che, riposti nelle loro casse, si preparino a un altro lungo letargo.

Ritratto maschile su busto moderno c.d. Pompeo Ultimo quarto del I sec. a.C. da originale del 100 a. C. Galleria degli Uffizi, Firenze

Anonimo tedesco (attribuito a) Veduta del cortile di Palazzo Sassi a Roma 1540 circa Torino, Biblioteca Reale
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