Renato Guttuso, la mostra e il ricordo

Ieri avrebbe compiuto cento anni, Renato Guttuso, nato il 26 dicembre del 19011 a Bagheria, Palermo, ma dichiarato all’anagrafe da un padre “libero pensatore” solo [...]

Ieri avrebbe compiuto cento anni, Renato Guttuso, nato il 26 dicembre del 19011 a Bagheria, Palermo, ma dichiarato all’anagrafe da un padre “libero pensatore” solo il 2 gennaio, e a Palermo per giunta, per i contrasti paterni con l’amministrazione comunale. Amministrazione che con Guttuso, scomparso a Roma nel 1987, ormai ha fatto pace da tempo, dedicandogli anche un museo d’arte moderna, quello nel quale è sepolto, all’ombra del monumento realizzato da Manzù. Qui, dopo le commemorazioni di rito, s’è aperta nei giorni scorsi la mostra “Guttuso l’uomo e l’arte- pagine narrative dal Museo “  a cura di Dora Favatella Lo Cascio, fino al 30 aprile. Al centro dell’omaggio l’unica grande scultura realizzata dall’artista:  pervenuta a Bagheria nel luglio del 2003 e collocata nel viale d’ingresso di Villa Cattolica, complesso monumentale tardo-barocco che accoglie il museo, e quindi restaurata e spostata per problemi conservativi all’interno degli spazi museali. “Il termine dei lavori ha fornito l’occasione per la realizzazione di questo progetto di mostra che privilegia un particolare aspetto dell’opera guttusiana, quello inusuale della scultura – spiega la curatrice – un compiuto mezzo espressivo di spazio e di forme messo in scena dall’artista a conclusione di una ricerca sul tema del giornale e del suo lettore. Corollario espositivo è da considerarsi l’illustrazione di più di mezzo secolo di vita realizzata attraverso un ingente apparato documentale legato alla storia di famiglia e personale che in molti casi abbozza un album di fotografie, racconto di una generazione“.

Una mostra, alternata anche da documentari, come un lungo reportage che rievoca il viaggio della vita di Guttuso, i 50 anni di attività  e con essi, parte della storia del secolo andato. Perché Guttuso, pur rimanendo sempre fedele a se stesso, è stato testimone, protagonista e appassionato “narratore” dell’epoca d’intensi mutamenti che si ritrovò a vivere. Molte sue opere sono diventati racconti o icone del secolo breve. Dalle drammatiche nature morte degli anni quaranta, dove si presagiva la tragedia della guerra e della catastrofe ai  personaggi del “realismo sociale” e poi di quello “esistenziale” degli anni cinquanta, fino al suo particolare “realismo memoriale”, evocativo e visionario degli ultimi tempi. Guttuso fu pienamente immerso nel suo tempo, ebbe amici importanti e amori da copertina, ma predilesse sempre i temi sociali, il lavoro, la politica ma anche l’eros, le allegorie, i paesaggi. Un’opera  che con realismo affronta la condizione umana con le sue sofferenze e i suoi miti. Lui che visse l’amore, la politica, l’arte, l’amiciaiza coi colori di una passione viscerale.

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