Massimo Giacomini. Perché investire in Italia e perché credere nell’Italia

“Oh ecco il mio amico italiano” e parte la stretta di mano, la cordiale richiesta d’informazioni sulle condizioni della famiglia seguita di lì a poco [...]

“Oh ecco il mio amico italiano” e parte la stretta di mano, la cordiale richiesta d’informazioni sulle condizioni della famiglia seguita di lì a poco dall’affermazione, sempre la stessa, che il tuo Paese malgrado i problemi ce la farà perché in fondo ce l’ha sempre fatta, anche quando s’è rotto le ossa. E poi, come diceva Oscar Wilde? “Per anni gli italiani hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù”.

Quando sono all’estero per affari – e le mie attività da anni ormai hanno propaggini oltre i confini nazionali -  i toni degli imprenditori che incontro sono sempre questi, più o meno. Un tempo questo parlare sempre e sempre dell’Italia m’infastidiva persino, anche quando si trattava di complimenti. Consideravo quell’attenzione verso il mio Paese eccessiva, come se nulla, qui da noi fosse “normale” e dunque tutto andasse in qualche modo sottolineato; nel bene e nel male.  Poi ho capito una cosa, una cosa della quale sono assolutamente certo: c’è sempre un velo d’invidia in quelle parole. Sì, ci invidiano, magari senza neppure saperlo. Invidiano quello che per noi è semplicemente dna e che per loro deve essere una conquista quotidiana.

 

Sanno benissimo, quegli imprenditori di cui sopra, che l’Italia ha risorse infinite, e non mi riferisco alle risorse naturali, ma alle risorse umane. L’italiano ha una creatività e uno spirito di adattamento unici. La creatività ci arriva dalla nostra storia. Secoli e secoli in cui abbiamo vissuto di cultura, arte, e innovazione. Nessun popolo al modo può vantare un retaggio simile . Siamo nel XXI secolo e forse abbiamo perso la sensibilità e la consapevolezza del nostro passato, ma il passato non si cancella, malgrado le nostre “distrazioni”. Viviamo in questo Paese senza accorgerci di quanto siamo immersi nella storia, nella cultura, nella bellezza. Non ce ne accorgiamo, ma tutto ciò permea la nostra vita, e ci eleva. Anche dal punto di vista economico. L’Italia, come dicevo, ha come virtù le persone, la loro intelligenza, la creatività, lo spirito di adattamento. Tutto è alla base di un sistema economico nel quale spicca un apparato industriale e commerciale efficientissimo dove il distretto, la micro-industria, il singolo, hanno creato un “organismo” perfetto, capace di affermarsi a livello internazionale.

 

Ora, perché credere in questo Paese e investirvi?

 

L’Italia industrialmente si è sviluppata in distretti, aree geografiche limitate in cui si è accresciuta verticalmente un’economia dedita al mono-prodotto e all’indotto per la fabbricazione del medesimo. Penso, e faccio solo qualche esempio ma potrei farne altri; all’industria tessile del biellese, agli orafi di Valenza Po, alle manifatture ceramiche di Sassuolo.  In queste aree la specializzazione e il know how sono arrivati a punti di eccellenza mondiale. Per consentire loro di reggere alla sfida globale, queste aree non solo vanno valorizzate, ma vanno raggruppate e spinte a fare sistema. Come ? Investendo Oggi i fondi d’investimento e le banche sono impegnati con industrie e società di medio – grandi dimensioni e per una serie di fattori sono poco attratti dalle società piccole. Questo perché pur essendoci una marginalità elevata, i numeri sono ridotti e, in quanto micro aziende, il patrimonio di competenze resta in mano a pochi. Da qui la necessità del “fare sistema”, perché non dimentichiamocene: queste imprese restano il cardine della nostra economia.

 

In sintesi i fattori che fanno sì che investire in Italia sia opportuno e conveniente sono molteplici: il know how  e la professionalità ineguagliati, un sistema micro-industriale eccellente ed efficiente; un indotto anch’esso d’eccellenza; la possibilità di ridurre in  maniera drastica i costi logistici; l’esistenza di un “sistema Italia” strutturato per le esportazioni; la qualità del nostro lavoro, riconosciuta in tutto il mondo; l’opportunità di inserirsi in nicchie di mercato ancora aperte; la possibilità di usufruire delle potenzialità dei giovani, attualmente sotto utilizzate. E qui non mi riferisco solo alla “fuga dei cervelli”. Anzi, a questo proposito mi vengono in mente le parole di un giovane blogger all’indomani della morte di Steve Jobs. Questo ragazzo ha scritto un lungo articolo spiegando nei dettagli perché “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” non sarebbe diventato quello che è diventato. Non avrebbe trovato investitori pronti a scommettere sulla sua “follia”, la burocrazia gli avrebbe creato mille ostacoli e molte interferenze sarebbero intervenute a scoraggiarlo. Mi dispiace dirlo, quel blogger non ha torto.  Anche se da parte di tanti giovani vorrei vedere più coraggio, più “fame” tanto per usare un termine caro a Jobs, più voglia di “andare per il mondo”, accumulare esperienze e tornare a casa con nuove idee, nuove spinte.

Tuttavia il nostro Paese è ancora terra di opportunità e quelle elencate sopra sono una parte di esse. Dobbiamo solo sfruttarle e scrollarci di dosso le paure, i tabù e i sensi d’inferiorità.
(Massimo Giacomini)

 

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag