Massimo Giacomini: “L’economia e il coraggio di cambiare”

Nella carne viva del Paese un coltello che nessuno ha ancora sfilato. Mario Monti ci riuscirà? La ferita si allarga, la contestata manovra economica da […]

Nella carne viva del Paese un coltello che nessuno ha ancora sfilato. Mario Monti ci riuscirà? La ferita si allarga, la contestata manovra economica da 34 miliardi, come un bombardamento di antibiotici servirà – forse – ad evitare che l’infezione dilaghi, ma inevitabilmente indebolirà il corpo già fragile di questa Italia, ne deprimerà le spinte, ne avvilirà l’economia con la promessa di future terapie ricostituenti. Terapie che se e quando arriveranno sarà sempre tardi: quel che è perduto è perduto, amen. L’importante è quello che verrà.

Provare a capire cosa accade nel concreto, e soprattutto riuscire a immaginare cosa potrà essere domani – laddove proprio la possibilità di vagheggiare il futuro sembra essere preclusa – è quello che DaringToDo può fare per contribuire al dibattito complessivo. Così abbiamo cercato una persona che quotidianamente con l’economia, quella reale, ci fa i conti: l’imprenditore Massimo Giacomini. Impegnato in molteplici attività in mezzo mondo, questo manager non convenzionale, che tra l’altro ha fortemente investito sul Web (e il Web ormai rappresenta il 2 per cento del Pil nazionale, ovvero 30 miliardi l’anno), ci propone la sua visione. Sì, abbiamo “pescato” in casa, nel senso che Massimo Giacomini è anche l’editore di Daring. Consideratelo un dettaglio, non cercavamo omaggi, solo parole di concretezza.

La preoccupazione è generale, giustamente. Sono preoccupati i lavoratori, e allo stesso modo chi il lavoro non ce l’ha, sono preoccupati i pensionati e non da meno lo sono i giovani. Anche gli imprenditori sono preoccupati, ma voi avete gli strumenti per rendere materiale la vostra visione delle cose. Partiamo dunque dalla conclusione e ci dica come finirà…

Bene. Sì, l’Italia è un Paese troppo grande per non farcela, ha risorse e uomini. Dunque sono ottimista sull’esito, ma non credo che questa sia la fine del guado, ci aspettano almeno un paio d’anni durissimi, difficili con gli speculatori che continueranno a fare quel che vogliono protetti dalla mancanza di regole …

 Insomma, siamo nel pantano globale

Scontiamo problemi non nostri; beccati dalla finanza e dalla congiuntura come anello debole della catena. E adesso bisogna affidarsi ai patti sull’euro, occorre aspettare l’anno prossimo per capire come le banche italiane, che davvero sono in difficoltà, riusciranno a ricapitalizzarsi e al tempo stesso stare a guardare cosa accade negli Stati Uniti, perché anche lì non se la cavano troppo bene e i loro guai finiscono sempre per essere anche i nostri. Non voglio farla lunga ma a queste condizioni ogni salvataggio già tentato è una toppa…

 Le piace la manovra Monti?

Questa è la quarta manovra dell’anno, e siamo a quota cento miliardi, ormai. Vorrei sapere con esattezza dove finiscono quei soldi. Non basta sapere che vanno a tappare i buchi del debito pubblico. Non basta, non serve a rilanciare l’economia. Io credo che la manovra di Monti avrebbe dovuto essere più dura, non trenta ma sessanta miliardi, a patto di riuscire a rimettere denaro sul mercato. Se il denaro che c’è si toglie, la recessione è automatica. Tassatemi dico io, una patrimoniale del 2 o del 3 per cento per ridare ossigeno al sistema, favorire il credito alle piccole e medie imprese e soprattutto non togliere denari a chi non ne ha. Non si agisce sulle pensioni, perché la ricchezza del Paese non sono centomila ricchi che comprano centomila Rolex, ma sessanta milioni d’italiani che possono acquistare il pane ogni giorno. E invece cosa ti vedo? Una tassa sui posti barca, che sarà anche giusta, ma ha il sapore della scelta demagogica, del dire “così anche i ricchi pagano”. Questo però non risolve nulla…

 Si è provato a far pagare chi sino ad ora ha dato poco, penso all’1,5 per cento sui capitali scudati  

 Lo Stato deve essere forte, ma affidabile, sempre. E premetto, io certe schifezze, tipo “scudare” non ne ho mai fatte. Quando si pensò allo scudo s’impose il ridicolo pagamento del 5 per cento sui capitali espatriati, altri stati avevano applicato il 20, altri il 12. Era allora che si doveva pensare ad un’aliquota diversa. Oggi tempo che quell’1,5 per cento sia un incentivo a portarli via i soldi, perché la fiducia nello Stato viene a cadere.

 Così la manovra non le piace

Credo che non sia sufficiente e che non sia equa. Sono da 28 anni nell’industria, e purtroppo temo che nei prossimi mesi le piccole imprese debbano soffrire moltissimo, con risultati immaginabili. Magari tutto questo può portare ad un cambio di cultura, di mentalità, e potrebbe essere il solo risvolto positivo. Nel senso che gli imprenditori italiani hanno sempre fatto da soli, e questo è in parte anche un bene. Sono andati all’estero da soli, hanno saputo anche imporsi nel mondo. Ma non sono mai riusciti ad aggregarsi, a fare sistema. E questo, ad esempio, è anche il motivo per cui tanti fondi dell’Unione europea sono stati spesi solo in minima parte …

 Visto che in Italia si spende poco per mancanza di denaro, alle attuali condizioni come possono le imprese italiane essere competitive nel mondo?

Con la super specializzazione, penso a due settori su tutti, quello agroalimentare a e quello dello stile. Lì facciamo bene, lì siamo insuperabili. Dobbiamo continuare ad essere i più bravi in quello che sappiamo fare da sempre, in estrema sintesi è questa la via…

 Ma occorre tempo …

E’ il motivo per cui spero che Monti riesca a mettere assieme un piano che sia almeno a medio termine, un progetto strutturale. E invece temo che tra qualche mese, quando i mercati si saranno appena calmati i politici tornino a prendere il controllo. E allora sarà difficile cambiare un sistema radicato da 60 anni. Sarà difficile portare via quelle sovrastrutture che asfissiano le imprese, e che costano sia alle aziende sia alla collettività. Penso a certi organismi di controllo, per carità le imprese vanno controllate, ma semplifichiamo. Talvolta a fare le stesse cose ci sono le Asl, le agenzie regionali dell’ambiente, gli ispettorati, e chi più ne ha più ne metta. Ma decidere è difficile per i politici perché ogni scelta porta via milioni di voti. E l’anno prossimo, ciliegina sulla torta, ci toccherà pagare più o meno 22 miliardi d’interessi sul debito.

 La salvezza arriverà dall’Europa?

Su un piano differente il problema è lo stesso. L’incapacità di decidere. La lentezza dei meccanismi europei, l’impotenza della Banca centrale, un Parlamento che pare un fantasma rendono difficile l’assunzione di decisioni forti. Decisione che poi sarebbe una e solo una, la creazione di uno Stato europeo federale, sul modello degli States, altrimenti ci teniamo carrozzoni che non servono e crediamo che la nostra salvezza passi dagli Eurobond. Niente di più falso, i buoni europei sarebbero uno sfacelo. Chi acquisterebbe più i buoni del debito nazionale una volta immessi sul mercati i più sicuri bond europei?

 Tanto per citare Bartali “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”

Semplicemente abbiamo problemi endemici da affrontare, se ce ne rendiamo conto tanto meglio per tutti.

 Ecco, il rendersene conto, questo è un altro bel capitolo qui entra in gioco il ruolo dell’informazione…

Effettivamente vedo un bel po’ di terrorismo e tanta superficialità nell’informazione italiana, soprattutto quella televisiva, dove si lascia che a confrontarsi sui problemi siano solo i politici. Il risultato è la rissa e chi ci rimette è il cittadino, che riesce a capire ben poco. Visto che vanno tanto di moda perché non chiamare dei tecnici a spiegare le cose? Il risultato non sarà uno show, ma abbiamo il diritto alla chiarezza.

 (Antonella Durazzo)  

 

 

 

  

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