Li chiamano “mosaici minuti”. Al pari delle arti grafiche, e in particolare della litografia, tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento diventarono un vettore insostituibile per far conoscere i luoghi più celebri ricercati dai turisti stranieri sulle rotte dello Stivale.
“Ricordi in micromosaico. Vedute e paesaggi per i viaggiatori del Grand Tour” è il titolo della mostra che sarà visitabile dal 16 dicembre al 10 giugno 2012 al museo Mario Praz di Roma. L’esposizione sarà poi “replicata”, dal 29 giugno al 16 settembre, al museo d’arte della città di Ravenna.
Questa tecnica ebbe una rapida diffusione sulle rive del Tevere in quanto, nell’ultima parte del secolo XVIII, lo staff dello Studio vaticano che aveva lavorato alla decorazione della basilica di San Pietro si era trovato privo di occupazione. Questo gruppo intravvide nella nuova tecnica, le cui potenzialità in termini commerciali furono colte con prontezza, ulteriori possibilità.
L’industria di souvenir venne così ad arricchirsi di oggetti destinati ad aggiungersi alle riproduzioni di statue antiche in biscuit, ai piccoli bronzi, alle porcellane e alle incisioni. Dato il loro aspetto, le tessere di queste opere si prestavano all’abbellimento di cose di formato ridotto come scatole, tabacchiere e gioielli, ma arrivarono anche a coprire stipi, piani di tavolo e cornici.
Vedute con rovine prima e paesaggi di gusto pittoresco e romantico poi divennero i soggetti più frequenti trattati. Una fiorente attività che contribuì a trasporre le immagini di dominio pubblico in una dimensione di fruizione privata.
I promotori di questo evento a ingresso gratuito, curato da Chiara Stefani, hanno fatto la scelta di non voler presentare in modo indifferenziato le realizzazioni in micromosaico. S’è deciso di proporre una quarantina di lavori di diverse tipologie in grado di documentare l’apprezzamento per certi angoli della penisola, e di mostrare al contempo la varietà di questi oggetti tra quadri da parete, tabacchiere e preziosi. In gran parte inediti, provengono da collezioni private italiane e non, dal museo napoleonico e da quelli vaticani.
Le loro composizioni evidenziano l’influenza duratura, tra Sette e Ottocento, della tradizione del paesaggismo classico seicentesco, nonché aspetti romantici e talvolta presimbolisti. (Marco Fornara)
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